Vannacci vince Sanremo
Altro che rep e ritmi blues, altro che sambismi e toni arabeggianti, altro che vaghi accenni agli chansonniers francesi e a duetti adattati, altro che bacio tra Levante e Gaia. Qui ha vinto una melodia anni cinquanta, adatta a un Luciano Tajoli meroleggiato con un accenno di napoletanità. E soprattutto ha vinto il mondo di ieri o di ieri l’altro che probabilmente è denso di rimpianti melanconici. Ha vinto Sal (sta per Salvatore e ci mancava) Da Vinci (esagerato), uno che canta, come Claudio Villa con l’acuto finale, l’amore eterno e indica la fede matrimoniale, uno che si vanta di aver trovato la sua metà a 15 anni e di volerla tenere con sè per la vita. Uno che odia i divorzi e gli aborti e quando dice Ti amo lo registra e lo fa ascoltare per tutta la vita. Salvatore ha vinto perchè ha vinto il passato. Un ritorno nella versione piu popolare. Quella di Consolini e di Tutte le mamme del 1954, o se volete quella di Villa e Pane di Buongiorno tristezza del 1955. D’altronde, come prescrive tassativamente la famosa canzone napoletana “Quanno se dice sì tienilo a mente. E Sal, convinto da questa filosofia assoluta, ce lo ricorda. Altro che mondo all’incontrario, generale Vannacci, il mondo di tal Da Vinci sanremese é perfettamente allineato ai suoi precetti. Ritorno al passato? Sì e tinilo a mente..







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