Delusione
E’ il sostantivo che mi viene dal cuore. Perché é tutto molto strano e cerchiamo anche di interpretare queste impreviste novità. Tutti i sondaggi davano il sì vincente se si superava la soglia del 45-50% dei votanti. La percentuale degli italiani ai voto é stata del 58%. Un’enormità rispetto alle consultazioni europee, regionali e amministrative precedenti, ma anche a recenti referendum costituzionali. L’aumento del voto non é andato, se non in misura modesta, a vantaggio dei sostenitori della riforma, ma a vantaggio di chi la contrastava. Sono evidentemente scattate due molle, entrambe molto discutibili. La prima é la chiamata in campo a favore dell’indipendenza della magistratura dalla politica che la legge non metteva assolutamente in discussione. Ma la propaganda del no evidentemente ha raccolto frutti. Richiamando la preferenza degli italiani riguardo a una magistratura che non se la passa per niente bene rispetto a una politica che sta peggio ancora nella valutazione dei più. Conseguentemente é stata giocata al meglio la carta della Costituzione che non si tocca, soprattutto se lo fanno altri. Della Costituzione più bella del mondo, antifascista e frutto del sacrificio dei resistenti. La seconda molla é un campanello d’allarme dato al governo. Qui in particolare i più giovani sono scesi direttamente ai seggi. Il governo sta affrontando una fase molto delicata, le conseguenze economiche di una politica troppo accondiscendente nei confronti di Trump e dei suoi dazi, quelle della guerra all’Iran, con evidenti strascichi sul costo del gas e del petrolio, le balbettanti risposte dell’esecutivo sul costo delle accise. Insomma il referendum sulla legge si é evidentemente trasformato in un braccio di ferro sull’esecutivo. La Meloni dovrà prenderne atto. Ha a più riprese affermato che a fronte di un risultato negativo al referendum non si sarebbe dimessa. Dovrà ora valutare se la migliore strada per lei sia quella di un possibile logoramento annuale o quella di un’anticipazione del voto a fronte di un campo largo vincente al referendum, ma che non ha ancora scelto un leader né un programma. Anzi, che appare diviso sui temi di politica estera, oggi prevalenti. Poi certo, ci sono stati errori. Dai toni forti e fuori logica, perché gli indecisi non li convinci insultando gli avversarsi, e forse uno di origine, perché forse si potevano correre meno rischi accogliendo qualche proposta dell’opposizione. Per quanto ci riguarda nessun dubbio, nessuna retromarcia. Abbiamo sposato una posizione giusta e coerente con la legge presentata dai socialisti e dai radicali nel 2007. Personalmente, avendo anche firmato quella proposta di legge, mi sono speso oltre misura per affermare le nostre ragioni. Non siamo un esercito. Ma una truppa di combattenti al servizio delle nostre convinzioni. Ci siamo spesi per difendere la nostra storia, per abbattere il muro della cieca conservazione, del settarismo ideologico e del paradosso di chi chiedeva di abrogare una legge fascista, il decreto Grandi del 1941, e si sentiva tacciato di fascismo o filo fascismo. L’Italia ha deciso e rispetto l’Italia. Sia pur con motivazioni e obiettivi diversi ha detto ancora una volta no al cambiamento. Mi viene in mente il detto del mio amico Domenico: “L’Italia é un paese di rivoluzionari che però rifiuta anche una sola riforma”.







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