Pulizie in casa
Dunque la Meloni ha impugnato la scopa. E tirato via la polvere dal mobilio di casa. Via Del Mastro, accusato di aver fatto società con la figlia di un prestanome dei boss per aprire un ristorante, via la Bartolozzi, accusata di aver svolto un ruolo, non si sa quale, nel caso Almasri e di aver pronunciato la frase sui plotoni di esecuzione, e via anche la Santanché, ministro del Turismo, impegnata a difendersi da varie imputazioni. Noi siamo sempre istintivamente innocentisti e attendiamo, per quanto riguarda i verdetti di colpevolezza, gli esiti dell’ultimo grado. Mantenendo perfino qualche legittimo dubbio su quest’ultimo come la vicenda di Garlasco insegna. Tuttavia é evidente che la Meloni, sentendosi stretta dalle opposizioni dopo la sconfitta referendaria, abbia voluto offrire qualche testa, peraltro assai pencolante, al popolo. Non saremo certo noi a difendere l’indifendibile (da quando é al governo, peraltro in un ministero delicato qual’é la Giustizia, Del Mastro ne ha combinato troppe, dal segreto infranto offrendo a Donzelli notizie riservate, allo sparo in una festa da lui organizzata, alla oscura vicenda della società con la figlia di un prestanome dei boss). Resta un interrogativo politico. Perché ora e non prima? Se la Meloni avesse compiuto queste scelte prima del d day referendario avrebbe potuto forse ricavarne qualche maggior suffragio alla causa del Si, oggi mi pare corretta l’interpretazione che della svolta meloniana ha dato Walter Veltroni, ieri sera in Tv, e cioè che senza la vittoria del no le triplici dimissioni non ci sarebbero state. Ne é cosciente la presidente del Consiglio? Mi pare che essa voglia iniziare il percorso che ci porterà alle elezioni (quando é mistero ancora aperto, ma non credo sarà a scadenza ordinaria) con un minor peso possibile. E questo é comprensibile. Ma avrebbe potuto a mio avviso, visto che non ha voluto farlo prima, lasciar passare almeno un mese e non collegare queste dimissioni alla sconfitta referendaria. E poi? Pare che l’emergenza economica causata dalla guerra, imponga decisioni abbastanza rapide sul fronte fiscale e sociale e su queste é giusto che il governo innanzitutto si misuri. Le altre tre leggi, quella del premierato (che sarà certamente abbandonata dati i precedenti), quella sull’autonomia differenziata (che abbandonata sarà probabilmente, nonostante le resistenze della Lega) e quella elettorale (che potrebbe essere approvata solo con un consenso ampio) possono attendere. A meno che la Meloni intenda dare un colpo di frusta. E approvare subito una legge elettorale a colpi di maggioranza, come spesso, se non sempre, é accaduto e sfidare tutti andando al voto prima dell’estate. Quando ancora il campo largo sarà immerso nel percorsi agitati delle primarie per trovare il suo leader.







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