Ecco a voi la nuova sicurezza: 48 reati e 400 anni di galera in più
Il nuovo decreto sicurezza si aggiunge ai diversi provvedimenti che dal suo nascere ha partorito il centrodestra. E che sostanzialmente affrontano la questione dell’aumento della criminalità in termini quasi esclusivamente di emissione di nuovi reati. Si calcola che dal 2022 siano stati coniati 48 nuovi reati per un totale di oltre 400 anni di carcere. Anche il ddl in ballottaggio oggi tra Camera e Senato inquadra ambiti sui quali si è intervenuto con i precedenti pacchetti sicurezza, quattro di questo ultimo governo, da quello contro i rave al decreto Cutro, al penultimo con la criminalizzazione della resistenza passiva in carcere. Tutti provvedimenti bandiera in nome di sicurezze promesse e appunto sbandierate ai cittadini. Contro i Rave, primo provvedimento del governo Meloni, si é addirittura partorito il reato di “invasione di terreni e edifici per raduni pericolosi”, facendo finire nel conto dei raduni pericolosi (chi deve giudicarli tali?) semplici assembramenti di giovani. Il decreto Cutro del ministro Piantedosi del 2023, nato a fronte del nuovo e drammatico incidente di migranti in mare, finiva per deliberare misure restrittive nei confronti delle Ong per le operazioni di soccorso di migranti, aggravando le responsabilità nelle attività di salvataggio, facendo divieto di operare salvataggi “multipli” ed attribuendo al Ministero dell’Interno il potere di limitare o vietare il transito e la sosta di navi nel mare territoriale per motivi di ordine e sicurezza pubblica. Ed è sempre del 2024 il Decreto Sicurezza, con i suoi 14 nuovi reati e un calderone di disposizioni con precisi target: rom e detenute madri, droghe (la cannabis light), migranti, manifestanti. Tre sono i dispositivi della nuova legge ora in approvazione su cui la cultura liberale e direi anche democratica viene palesemente ferita. Uno é relativo all’articolo 7, cioè al Fermo di prevenzione. Ogni libero cittadino può essere fermato dagli organi di polizia e impossibilitato a partecipare a manifestazioni pubbliche se vi sia “fondato motivo di ritenere che ponga in essere condotte di concreto pericolo” per il libero svolgimento delle manifestazioni stesse. Neanche la famigerata Legge Reale col fermo di polizia in epoca di terrorismo arrivava a tanto. Qui basta un sospetto (un fondato motivo di ritenere che ponga in essere…) e ti arresto per 12 ore. No. Se una persona non sta in carcere (e ci stanno anche condannati che non dovrebbero starci) un cittadino é libero di muoversi e le autorità di pubblica sicurezza devono potere prevenire atti che eventualmente si pongano contro l’incolumità altrui. Impossibile che il fermo preventivo possa evitare crimini e delitti. Sono all’ordne del giorno orribili atti di sangue commessi da insospettabili, e per quanto riguarda la violenza politica si muovano gli organi competenti a individuare e sciogliere i gruppi anarco-insurezzionalisti, che proclamano e adottano la violenza come metodo di azione politica. Il fermo preventivo di 12 ore é una sadica barzelletta. Il secondo é l’articolo 10 e cioè quello che recita “Divieto di partecipare a riunioni o assembramenti”. Qui non c’é più un fermo di 12 ore, ma un divieto di 10 anni per chi ha partecipato, ed immagino é stato condannato, per reati politici, tra i quali incendio, devastazione, saccheggio, lesioni aggravate. Ma se é stato condannato e ha espiato la pena cosa é mai questo divieto ulteriore di 10 anni? Una condanna aggiuntiva? Terzo. Articolo 12. Attività di indagine in presenza di cause di giustificazione. E qui si istituisce un nuovo elenco parallelo delle notifiche di reato in special modo per gli agenti o per coloro che hanno fatto uso delle armi con qualche giustificazione, i quali a fronte di una ipotesi di reato verranno solo annotati e non iscritti nell’elenco degli indagati con 30 giorni a disposizione per l’archiviazione e 120 per l’iscrizione. Due percorsi, dunque dei quali uno privilegiato. E ne prendiamo atto. Se il referendum avesse dato esito diverso queste norme in gran parte illiberali sarebbero ugualmente state varate? E perché una maggioranza da una campagna per l’affermazione di una giustizia giusta passa oggi a una legge populista e regressiva? Forse per accattivarsi una fetta di voti in uscita? Per frenare l’effetto Vannacci e per placare il furioso Salvini?







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