Fra Trump, Xi e Putin: dalla parte di Zelensky e di Muhammadi
Difficile sempre credere a quel che sostiene Trump. L’incontro con Xi sarebbe stato un suo grande successo. Trump è ripartito da Pechino apparentemente entusiasta. Ha definito la Cina come un “luogo fantastico” e di essere rimasto “molto colpito”. Ha parlato di Xi Jinping come di una personalità “che stima molto”, descrivendone i caratteri del “vecchio amico” con cui sono stati risolte molte questioni aperte e firmati “accordi fantastici”. Ma tra gli annunci trionfalistici del tycoon solo un problema economico americano pare essere stato risolto, sia pur parzialmente, quello dell’acquisto dei Boeing che pare siano anche di meno di quelli prospettati dal presidente americano. Il 20 ë previsto l’arrivo a Pechino di Putin e qui é evidente il ruolo ormai acquisito da Xi come principale punto di riferimento dei due, veri o presunti, contendenti. Ucraina e Golfo Persico e sotto traccia, Taiwan e Cuba. Pare che tutto si possa decidere fra i tre senza mai tener presente la volontà dei popoli o il decantato ma ormai arrugginito diritto internazionale. Se Putin può continuare ad aggredire l’Ucraina, anche ieri 24 morti per i bombardamenti russi, è anche per gli accordi commerciali energetici stilati da Putin con Xi che consentono alla Russia di finanziare la guerra e per l’appoggio alla Corea del Nord di divenire parte in causa attiva del conflitto. Basterebbe che Xi minacciasse di non continuare a fornire risorse per il gas russo e la guerra non potrebbe continuare. Dubito che lo faccia. Ma é proprio questo che desidera Trump?C’é da dubutarne. Pare sia invece emersa una volontà comune di non intervento, una sorta di patto Ribbentrop-Molotov del 1939, per sistemare due sciochezzuole. L’indipendenza di Taiwan non può essere accettata da Pechino e Trump non sembra proprio interessato a sostenerla. Cuba ha resistito per oltre 60 anni e gli americani, in epoca di guerra fredda e di bipolarismo ideologico e dopo il tentativo della Baja dei porci del 1961, hanno sopportato un paese comunista ai confini che avrebbe potuto, nel 1962, essere destinatario di missili nucleari sovietici da lanciare contro il territorio americano. Kennedy seppe risolvere la questione con pazienza, intuito e razionalità. Tutte doti che mancano a Trump. La guerra per Cuba in epoca post ideologica non avrebbe neanche senso. Ma sarebbe oltretutto considerata un intervento imperialistico contro un reperto del comunismo. Xi é comunista, ma non scenderà in campo per difendere Cuba. Così come Trump é un anticomunista ma non scenderà in campo per difendere l’anticomunista Taiwan. E il popolo ucraino e quello iraniano quanto dovranno penare ancora se tutti i grandi del pianeta voltano gli occhi altrove? Agli iraniani era stata promessa la rivoluzione democratica e la fine della sanguinaria teocrazia mentre la premio Nobel Muhammadi rischia di morire in carcere, ma il problema di fondo oggi é di aprire lo stretto di Hormuz. Agli ucraini era stata promessa una trattativa che salvaguardasse il suo sacrosanto diritto alla sovranità e alla sicurezza. Di questo non si é parlato e dubito che si parlerà. In tutto questo Stellantis, la ex Fiat, ha deciso di investire in Cina in collaborazione con un colosso cinese che produce auto elettriche impegnandosi per 130 milioni. Il governo italiano ha qualcosa da dire?







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