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Polo riformista con i riformisti

21 Giugno 2026 118 views No CommentStampa questo articolo Stampa questo articolo

Abbiamo partecipato come Movimento socialista liberale alla riuscita iniziativa di Milano promossa dal duo Falasca-Scalpelli sul tema dell’europeismo ma in realtà del terzo polo, o del polo riformista come adesso, forse l’uscita della Picierno dal Pd ha cambiato almeno formalmente anche la sua definizione, molti lo definiscono. Lo abbiamo fatto inviando due nostri rappresentanti, Alessandro Palumbo e Francesco Accursio, al cinema teatro Parenti. La sala era strapiena con gente anche in piedi e discreto é stato il riscontro sui media e dunque si può dire che l’evento, per il messaggio che intendeva lanciare, é stato coronato da successo. Si tratta di un primo passo, quanto mai necessario, al fine di segnare un’esistenza che giorno dopo giorno diventa sempre più indispensabile alla luce delle recenti novità. Il centro-destra subirà una sterzata inevitabile verso l’estremismo e il populismo del neonato partito vannacciano per il quale ben si adatta il motto di Catullo dedicato a Lesbia: “Nec tecum nec sine te vivere possum”. In effetti se la Meloni vivrà senza Vannacci é molto probabile che i numeri diano ragione al campo largo, ma se lo ingloba deve spostare a destra l’asse della coalizione rendendo vano il prezioso lavoro di imbellettamento occidentalista ed europeista suo e della sua coalizione. Dal canto suo il campo largo, che già in realtà é ristretto alla triade Schlein, Fratoianni, Conte, sarà obbligato a guardare anche oltre Conte ed imbarcare quel che é rimasto fuori all’estrema sinistra. Ulteriori novità sono costituite dall’adesione al partito di Vannacci di Gianni Alemanno e, udite udite, dalla clamorosa svolta, dannunziana all’incontrario, del comunista Rizzo che propone un patto al generale. Sul piano internazionale i putiniani di destra e di sinistra hanno finora agito in modo coperto. Con l’asse Vannacci-Rizzo si scoprono e si mostrano alla luce del sole. Generale, dietro la collina pensavi di trovarci un comunista? In fondo i due opposti si sono spesso rivelati simili e Rizzo sono mesi che cavalca il tema dell’emigrazione e attacca i diritti civili conquistati. Il polo riformista ha una sola politica estera, é l’unico che ha una sola politica estera, il campo largo ne ha cinque, tante sono le mozioni presentate in Parlamento, mentre il centro-destra, anche senza Vannacci, fatica a trovare un punto di mediazione sull’Ucraina tra Tajani e Salvini. Certo un polo riformista, articolato in decine e decine di movimenti, associazioni, circoli, personalità, che intende presentare una sola lista alle prossime elezioni, a  prescindere dalla legge elettorale, deve avere non solo un unico programma e non sarà difficile assemblarlo, ma un’anima e un leader. Tralascio quest’ultima condizione. Per costruire un polo e poi una lista riformista ci vuole un’anima riformista, ci vogliono i riformisti. E il riformismo é una componente che appartiene solo alla storia e alla identità socialista. Oggi se ne sono appropriati in diversi, o meglio, quasi tutti. I due termini più usati sono infatti quelli di riformista e liberale. Eppure nei due poli chi si definisce riformista o liberale rappresenta una esigua minoranza, e alcuni, anche per questo, hanno cercato o cercheranno di percorrere nuove strade e forse arriveranno al nostro stesso approdo. Il polo riformista non può fare a meno dei socialisti riformisti. Dunque del Movimento socialista liberale, dei Socialdemocratici, del movimento Popolare, socialista, liberale, dello stesso Comitato dedicato al grande socialista democratico Giuliano Vassalli. Altrimenti sarebbe un’altra cosa. La sua identità sarebbe semplicemente liberaldemocratica e mancherebbero tutti i crismi del riformismo sociale, oggi quanto mai necessari per costruire un’alternativa a un bipolarismo malato e ora divenuto pericoloso per l’Italia.

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