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Fabo dopo Welby

27 febbraio 2017 221 views No CommentStampa questo articolo Stampa questo articolo

Così Fabiano Antoniani, 40 anni appena compiuti, ha riacquistato la sua libertà, per riprendere le sue parole, uscendo dalla sua lunga notte senza fine. Era tenuto in gabbia, tetraplegico e cieco, a causa di un terribile incidente. Per esaudire la sua richiesta di uscire dalla prigione, si é rivolto alla clinica svizzera Dignitas aiutato dall’ex europarlamentare Marco Cappato. Dopo il caso Welby la Chiesa negò funerali religiosi a chi aveva scelto di morire, mostrando un volto più incline alla conservazione di un dogma che all’espressione di un sentimento di cristiana pietà. Dopo il caso di Eluana Englaro, diverso, come rileva papà Beppino, perchè si trattava solo dell’affermazione di un diritto costituzionale alla scelta di sospendere le cure, scesero in campo le peggiori e strumentali manifestazioni del clericalismo politico. Si arrivò addirittura a un palmo dall’approvazione di un decreto legge al Senato contro la morte. Un decreto ispirato da influenti settori della Chiesa.

Oggi, forse, anche l’atteggiamento della Chiesa, sotto il papato di Francesco, é diverso. Leggiamo un’intervista del presidente della Pontificia Accademia per la vita, monsignor Vincenzo Paglia, che é stato vicino a Marco Pannella nelle ultime fasi della sua vita, foriero di importanti novità e soprattutto di un atteggiamento di maggiore disponibilità al dialogo. Sostiene monsignor Paglia: “Ma che significa condannare? Questo ragazzo non va condannato. Guai a chi lo facesse.” E soprattutto, sul tema del testamento biologico, egli dichiara: “Io sono convinto che ognuno possa dare le sue disposizioni”. E poi aggiunge: “C’è bisogno di creare un circolo d’amore che veda protagonisti il malato, i suoi familiari, gli amici e il medico, perché si arrivi a una scelta consapevole e condivisa”.

Un modo invero nuovo di ragionare, al di fuori di assolute e dogmatiche certezze. Prendiamone atto e chiediamoci perché allora il Parlamento italiano non abbia iniziato la discussione sulla proposta di legge del fine vita, rinviata già per tre volte, da gennaio ai primo di febbraio, al 27 febbraio e adesso a marzo. Evidente che il rischio di non approvarla entro la fine della legislatura sia alto. A fare le barricate, innalzando gli scudi sul solito ritornello della alimentazione e idratazione artificiali non come cure che si possono sospendere, sono Lega e Ap, sì Alleanza popolare in cui confluisce anche l’ex Nuovo centro destra di Alfano. Difficile, se le cose stanno così, pronosticare un’alleanza politica tra laici e questo partito. Non si tratta di contrapporre due visioni, entrambe legittime, della vita, ma di non accettare che l’una prevalga sull’altra, che la soffochi e ne impedisca la manifestazione. Che é poi la tradizionale distinzione non tra credenti e non credenti, ma tra laici e integralisti.

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