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Un’alternativa colta al regno dei buzzurri

Il sottosegretario al ministero dell’Interno Sibilia ha dichiarato che lo sbarco sulla Luna non é mai avvenuto e questo fa il paio col collega a cinque stelle che sosteneva l’esistenza delle sirene. Il sottosegretario al ministero della Giustizia minaccia di adire a via legali contro le opposizioni che lo attaccano in Parlamento, mentre tutti i deputati grillini inscenano una vergognosa manifestazione sul taglio dei vitalizi al grido di Ladri, ladri. Poco prima il loro vate Beppe Grillo aveva proposto di estrarre a sorte tra tutti i cittadini i componenti del Senato. Ogni dichiarazione, iniziativa, proposta di questo movimento é di ostilità agli istituti e alla logica della democrazia rappresentativa. Adesso, dopo avere aperto, con Salvini, un conflitto con mezza Europa, collegandosi coi paesi più reazionari e ostili anche alle giuste esigenze dell’Italia, vedasi il gruppo di Visegrad, annunciano vittoria perché Francia e Malta si faranno carico di cento migranti e col ministro dell’Interno si crogiolano per il fatto che in due mesi sarebbero arrivati solo poco più di tremila migranti contro i trentamila dello scorso anno. Read the full story »

15 luglio 2018 No Comments 60 views

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Attacco alla democrazia rappresentativa

Non parto dalla questione dei vitalizi che anche se indicativa non mi pare la più importante. Parto dalle frasi pronunciate contro la politica, i partiti, il Parlamento, le elezioni, che assomigliano molto a quelle del cavalier Benito Mussolini a proposito dell’Aula sorda e grigia e del manipolo, e che vengono condite con accenti non dissimili dai più autorevoli esponenti della nuova maggioranza di governo. Già ai tempi dei suoi “vaffa”, il comico-politico Beppe Grillo aveva raccomandato i suoi di prendersi cura dei parlamentari sconfitti e di trattarli con “molta dolcezza come si deve fare con le persone malate”. Fino all’invito recente a estrarre a sorte i nomi dei futuri senatori, inventando la democrazia da Roulette. Che dire delle aggressioni agli altri partiti, corrotti e ladri, alla richiesta di dimissioni di chiunque avesse subito solo un avviso di garanzia, tranne che agli esponenti pentastellati che potevano godere di qualche privilegio. Read the full story »

15 luglio 2018 No Comments 57 views

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Quarant’anni fa Pertini presidente

Sono trascorsi esattamente 40 anni e ricordo quell’evento ancora con grande emozione. Era in corso la Festa dell’Avanti a Reggio Emilia e come giovanissimo segretario avevo voluto un allestimento fondato sul garofano rosso che Craxi aveva lanciato al Congresso di Torino di qualche mese prima. Il comizio di Craxi era fissato per le 18 della domenica conclusiva. Erano in corso le votazioni per eleggere il nuovo presidente della Repubblica dopo le dimissioni di Leone. A Roma, dopo tentativi del Psi su Giolitti, che il Pci rifiutò perché proveniva dalle sue fila e ne era uscito a seguito dei fatti d’Ungheria, si trovò l’intesa con Dc e Pci sul nome di Sandro Pertini, il valoroso partigiano antifascista e dirigente socialista già dagli inizi degli anni venti. Iscritto al Psu di Turati (aveva combattuto durante la prima guerra mondiale meritando una medaglia d’argento) fu protagonista della fuga del leader socialista dall’Italia nel 1926. Read the full story »

8 luglio 2018 No Comments 75 views

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Pd? Partito diviso

L’unico comun denominatore del Pd é la divisione. Sono sempre divisi su tutto. Dalle dimissioni di Veltroni in poi tutti i segretari sono stati oggetto di un tiro al piccione continuo, spietato, deleterio. Franceschini ed Epifani sono stati segretari di transizione, come il povero Martina, Bersani e Renzi segretari plenipotenziari, il primo a un passo dal divenire presidente del Consiglio, il secondo presidente del Consiglio per tre anni. I due non si sopportavano, se ne sono dette di tutti i colori. Il primo se n’é andato sbattendo la porta, ma in realtà aspettando il cadavere del secondo che, dopo la sconfitta referendaria, anziché prendersi almeno un anno sabbatico, ha preferito assumersi la responsabilità di un’altra sconfitta, anzi dèbacle. Read the full story »

8 luglio 2018 No Comments 75 views

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Cinque punti per ripartire (il testo dell’intervento al convegno “Via dal presente”)

Il primo imperativo, la prima esigenza, é che l’opposizione al governo gialloverde si svegli. Che esca dall’afasia frutto di un deperimento probabilmente inguaribile del Pd, che spero metta in condizione tutti gli altri di creare un fatto nuovo, una coalizione o preferirei un nuovo soggetto politico, come auspica Carlo Calenda, che vada oltre il Pd. Alla crisi piu profonda della storia della sinistra italiana, che mai dal dopoguerra aveva raccolto solo poco piû del 20 per cento, il Pd ha finora risposto in burocratese, fissando calendari, ordini del giorno, attese di nuovi segretari o commissari o fratelli di commissari, e naturalmente dividendosi, l’arte alla quale si sente piû votato. Penso che il servizio che questo partito potrebbe fare a se stesso e alle prospettive della sinistra e del centro sinistra italiani sia davvero quello di andare alla ricerca di un nuovo soggetto dove si sistemi l’identità, dove abbiano accesso le storie, dove si fotografi la realtà di un mondo che non si é compreso, dove si accendano nuove luci di ribalta e di successo. Read the full story »

7 luglio 2018 No Comments 89 views

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Reggio non può alzare le mani

Non mi capacito di quel che rischia di avvenire. Tutto ha i contorni di una commedia dell’assurdo. I due proprietari del club che partono per le vacanze e prima si dichiarano pronti a vendere in tutto o in parte la Reggiana (atto primo), poi dichiarano che non iscriveranno la squadra alla serie C, ma pagheranno gli stipendi di maggio (atto secondo), poi che iscriveranno la squadra direttamente in serie D giocando al Mirabello (atto terzo con comica finale), infine che non scuciranno un solo euro per nulla (spero non sia il finale). I gruppi interessati alla Reggiana si presentano con idee tutt’altro che chiare. L’imprenditore Romano dichiara che è pronto a collaborare (sic) coi Piazza se costoro pagano i debiti e non si capisce se si riferisca a quel che basta per essere iscritti e cioè la fideiussione di 350mila euro e gli stipendi arretrati con oneri federali (circa 1 milione di euro o poco più), oppure all’ammontare complessivo del debito (circa 5 milioni) della Reggiana. Ad onore del vero quando gli attuali proprietari entrarono nella Reggiana si fecero carico del debito (2,9 milioni di euro pregresso) della società precedente. Dunque è facile dedurre che si tratterebbe solo del primo capitolo, altrimenti la proposta sarebbe invero ridicola. E’ evidente che Reggio, parlo della sua migliore e più rappresentativa imprenditoria, si mostri finora indifferente alle sorti della Reggiana, che rischia di perdere la categoria e di fallire col più basso debito mai registrato in una società fallita. Il Modena fallì l’anno scorso con 21 milioni di indebitamento, il Cesena è fallito con oltre 70 milioni, la Reggiana di Dal Cin non fallì con 35. Anche se i deludenti e scriteriati coniugi Piazza non mettessero un euro in questa ultima settimana di passione, Reggio Emilia non può dichiarare morta la Reggiana. Si muova. Per mantenere la categoria bastano 1 milione e mezzo. Il resto del debito più essere successivamente concordato e rateizzato. I punti di penalizzazione sono solo sei (equivalente di due vittorie). Lancio un appello al sindaco perché chieda a Maramotti, Montipò, Coopservice, gli altri colossi reggiani in salute, di dare una mano e contribuire a dare un futuro alla nostra squadra di calcio. A Parma si mosse Barilla e tutta la Confindustria, a Modena sta muovendosi Sghedoni e la Kerakoll. Un appello lo lancio anche a Mapei, che potrebbe mettere a disposizione il suo credito e lo stadio, oltre a una quota in società, superando incomprensioni e ostilità, costruendo un nuovo rapporto di collaborazione e di sinergie. Siamo noi meno in grado delle altre città di salvare la nostra squadra? Stento a crederlo.

4 luglio 2018 No Comments 93 views

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Salvinisti di tutta Europa unitevi…

Salvini ha ricevuto il suo bagno di folla nella Pontida bossiana, senza Bossi e con lo slogan “Prima gli italiani”, proprio nella terra che aveva sancito la nascita della Padania. Salvini ha fondato la Lega due, non più Nord, ma nazionale, anzi nazionalista, e da ieri anche “populista”, e non solo per giustificare un’alleanza di governo negata in campagna elettorale, ma per alzare un’Opa sui Cinque stelle. Il disegno é ancora più ambizioso: creare la Lega delle Leghe, in tutta Europa, contro Bruxelles, anzi far cadere il muro di Bruxelles. Fuori dai partiti tradizionali, dal bipolarismo, ormai in crisi quasi ovunque, popolari-socialisti. Read the full story »

2 luglio 2018 No Comments 93 views