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Ricordo Bettino

Lo ricordo quando era ancora vice segretario del Psi a nome della componente autonomista, che al congresso di Genova del 1972 aveva conquistato meno del quindici per cento, anche se Pietro Nenni di lì a poco accetterà di tornare alla presidenza, a tre anni dal suo ritiro dalla politica attiva, dovuto alla scissione del luglio 1969. Non avevo accettato di militare, allora, in qualche corrente che quella scissione aveva favorito e mi ritrovai così tra i pochi giovani autonomisti, con Ugo Finetti, Claudio Martelli, Gianluigi Da Rold, Nino Nastasi, che nella federazione giovanile costituivano un gruppo assai ristretto. Craxi sembrava un gigante rassicurante. Portava idee chiare, era coerente e quando parlava ti dava il senso dell’istinto di ribellione a qualsiasi sottomissione politica. Read the full story »

19 gennaio 2017 No Comments 19 views

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Un congresso per il futuro

So bene che quel che ci unisce è un ricordo, una storia, un dramma. Una ingiustizia alla quale non vogliamo rassegnarci, un oblio che vogliamo combattere. Anche in pochi, anche soli. Tuttavia se quel che ci unisce è solo il passato non possiamo far vivere un partito. Bastano le fondazioni, l’Avanti, Mondoperaio. Per esistere come partito abbiamo bisogno, non solo e non tanto di un passato comune, ma di un futuro comune. Questo penso debba essere il tema dell’imminente congresso. Penso a un futuro del socialismo liberale ed ecologista. Di un intreccio, dunque, di componenti ideali unite in un programma comune. In una lista elettorale comune. Forse anche in un nuovo soggetto politico comune. Read the full story »

19 gennaio 2017 No Comments 18 views

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Romano e l’Unità

Si annuncia la chiusura de l’Unità in edizione cartacea. Il socio di maggioranza sarebbe stanco di scucire soldoni, soprattutto adesso che Renzi, che lo aveva saputo coinvolgere, non è più presidente del Consiglio. Dovrebbe restare, secondo quanto emerge dalle indiscrezioni giornalistiche, solo in versione online. Benvenuta, dunque, sul web, cara Unità. In fondo siamo due giornali, che pur tra dissensi anche profondi, appartengono entrambi alla storia della sinistra italiana. Ritrovarsi alla pari, entrambi in dimensione informatica, non può che affratellarci ulteriormente.

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16 gennaio 2017 No Comments 35 views

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Saragat e la scissione di Palazzo Barberini (seconda puntata)

La legge di amnistia, la successiva votazione da parte dei comunisti dell’articolo 7 della Costituzione che vi includerà i Patti lateranensi, scelte che si sommano alle divaricazioni prodottesi nel passato tutt’altro che remoto (la svolta di Salerno del 1944 di Togliatti su tutte) celano però il vero problema che stava dinnanzi ai socialisti. E cioè il giudizio sul comunismo sovietico e solo dopo sul Pci. Esattamente in questa successione. Farlo all’incontrario portava fuori strada. Era questo che nel passato aveva diviso socialisti e comunisti italiani. Nel 1921 furono i ventuno punti di Mosca, e la conseguente necessità per i leader comunisti di espellere i riformisti dal partito, la ragione della scissione. Nel 1922 furono ancora i dictat di Mosca, e stavolta Serrati volle piegarsi contrariamente all’anno prima, a determinare l’espulsione dal Psi di Turati, Prampolini, Treves e degli altri riformisti. E poi lo stesso argomento, e cioè l’adesione all’Internazionale comunista, comportò la svolta di Serrati del 1924, che coi suoi terzinternazionalisti lasciò il Psi ed entrò nel Pcdi, con Nenni a sguainare la scimitarra per la sopravvivenza del partito e poi a perseguire la prospettiva di una nuova unificazione tra Psi e Psu (che si chiamò poi Psli e infine Psuli), che a Parigi nel 1930 vide massimalisti e riformisti di nuovo insieme. Ancora lo stesso vecchio argomento divideva i socialisti: ancora la questione del rapporto coi comunisti. Che peraltro, nell’immediato dopoguerra, pareva diventato di ben diversa consistenza, coi comunisti italiani che da piccolo partito di rivoluzionari s’erano trasformati in una grande forza politica di massa, e per di più orientati a consolidare, non a demolire, quella democrazia che avevano contribuito a conquistare durante la lotta di liberazione. Questo però deve essere conciliato col suo opposto, perchè in loro restava fondamentale, questo era il filo di continuità col 1921, lo stretto legame con Mosca. Read the full story »

16 gennaio 2017 No Comments 34 views

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Il Grande occhio di Occhionero

Due fratelli quarantenni, uno già gran maestro di una Loggia massonica, spiavano, grazie a un virus iniettato nella posta elettronica, ben 18mila personalità del mondo politico, economico, finanziario, culturale, semplici cittadini. Per di più il loro cognome è Occhionero, e sembra quasi un codice. A cosa fosse finalizzata questa maxi operazione di spionaggio, se sia stato esso funzionale a qualche servizio straniero, a qualche interesse italiano, a semplice curiosità voyeristica, magari con scopo ricattatorio, ancora non sappiamo. Read the full story »

11 gennaio 2017 No Comments 49 views

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Date una casa a Grillo

Lascia Farage per approdare all’Alde, fa un referendum tra gli iscritti e partecipano, dicono, in quarantamila. Oltre il 70 per cento gli dice si e alla fine l’Alde gli dice no. Contrordine, Grillo torna da Farage che aveva spontaneamente abbandonato. E noi siamo contenti. Una casa la deve pur avere lui coi suoi proseliti, che adesso si scoprono critici nei confronti del pendolarismo del loro leader, al quale devono la loro promozione da signori nessuno a parlamentari europei e nazionali. Si arrabattano e parlano di figuraccia. Mica é la prima. Solo la Raggi ne ha accumulate tante da competere con Razzi. Ma almeno il senatore ex dipietrista e ora berlusconiano, svizzero e abruzzese, non é sindaco di Roma. E della sua esitenza ci accorgiamo solo dall’esilarante imitazioe di Crozza. Continuo a ritenere Grillo e Casaleggio senior molto meglio dei loro seguaci, soprattutto quando questi ultimi fanno gli indignati. Cambino partito. Ma per farlo hanno firmato una penale di 250mila euro. Altro che la difesa di una pensione parlamentare. Questi hanno blindato con un muro di soldi tutte le uscite. Anche quelle di sicureza. Meglio criticare dall’interno. Non c’é dubbio.

11 gennaio 2017 No Comments 42 views

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Palazzo Barberini 70 anni dopo (prima puntata)

E’ facile dire oggi che Saragat aveva ragione. Bisogna riuscire a dimostrare, ripercorrendo la storia degli anni immediatamente precedenti Palazzo Barberini, che Saragat aveva ragione allora. Richiamerò i fatti essenziali. In questo primo pezzo mi soffermerò sulle vicende precedenti il Congresso di Roma del gennaio 1947. Read the full story »

11 gennaio 2017 No Comments 48 views