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Renxit?

Dopo la notte del brusco capovolgimento dei sondaggi, con la Remain che pareva prevalere sulla Brexit e che invece è stata clamorosamente battuta, le borse sono crollate e la sterlina sta perdendo valore sui mercati finanziari. Gli inglesi hanno voluto rompere qualsiasi rapporto con l’Ue, perfino quelli anomali che li vedevano ospiti di riguardo, fuori dall’unione monetaria e dall’euro. Vedremo se i sudditi della Regina avranno fatto un passo del quale presto pentirsi oppure no. Quel che la Brexit provocherà, e non sarà conseguenza di poco conto e neppure preventivamente negativa, sarà la riflessione di tutti i paesi europei sulla natura dell’Europa di oggi e sulla eventualità, dipenderà dalle conseguenze della stessa Brexit, di poterne uscire. Read the full story »

24 giugno 2016 No Comments 72 views

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Anche Prodi contro Renzi

Si può accusare il destino “cinino e baro”, si può colpevolizzare il popolo per non averlo capito, o sentenziare, come fece la Buonanima, che “governare gli italiani non è difficile, è inutile”. In effetti il governo Renzi cose ne ha fatte. Meritava di essere condannato dall’elettorato? Pensiamo agli ottanta euro (ormai diventa però una cantilena), al Jobs act, al taglio dell’Irap, alla detassazione delle prime assunzioni, alla Buona scuola, all’eliminazione dell’Imu sulla prima casa (un provvedimento a mio giudizio ingiusto perchè generalizzato). Pensiamo alla riforma del codice degli appalti voluta dal nostro Nencini e poi alla riforma elettorale, che personalmente ho sempre contestato, e alla riforma costituzionale con la fine del bicamerialsimo paritario e della folle riforma del Titolo V approvata dall’Ulivo. Anche se, per la verità, la riforma costituzionale dovrebbe essere compito del Parlamento e non del governo (ma per due volte era già andata cosi, ai tempi dell’Ulivo e della Casa delle libertà, e non può destare scandalo solo oggi). Read the full story »

22 giugno 2016 No Comments 53 views

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Terremoto. Quali reazioni, quali proposte?

Ad osservare in profondità il dato elettorale viene in mente un sommovimento tellurico potente della scala Mercalli. Tra i capoluoghi di provincia in cui si è votato il Pd o il centro-sinistra (dipende dai casi), che deteneva la maggioranza in 20 comuni su 25, la mentiene solo in otto casi (ne perde dunque ben 12). Il centro-destra deteneva solo quattro comuni, raddopia e va a 8. I Cinque stelle passano da zero a tre (ma Roma e Torino valgono dieci e più), le liste civiche (tra cui quella arancione di De Magistris) passano da una a sei. Se consideriamo l’insieme dei comuni superiori ai 15mila abitanti in cui si è votato, che sono 143, il Pd, o centro-sinistra, che ne amministrava 90 dimezza e va a 45, il centro-destra tiene i suoi 34, i Cinque stelle passano da zero a 19 comuni. Le altre sono liste civiche difficili da collocare, ma più generalmente vicine al centro-destra. Read the full story »

21 giugno 2016 No Comments 44 views

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Vincono i Cinque stelle. Renzi capirà?

Le cose sono chiarissime. Ovunque il Pd si trovi allo scontro coi Cinque stelle, come a Roma e a Torino, il partito di Renzi va al tappeto. Si tratta di un dato generale, iniziato con Parma e trasferibile alle elezioni politiche, secondo tutti i sondaggi. Questo perché l’elettorato di centro-destra vota i candidati del partito di Grillo piuttosto che i suoi avversari tradizionali di centro-sinistra. Il dato di Torino è addirittura clamoroso. Partito con oltre dieci punti di vantaggio il buon Fassino è stato surclassato di dieci punti dalla pentastellata Appendino, mentre a Roma il bravo e coraggioso Giachetti ha ottenuto la metà dei voti della Raggi. A Milano e a Bologna, invece, nello scontro tra centro-sinistra e centro-destra, sono ancora i candidati del primo a prevalere, di misura a Milano e, come era facilmente prevedibile, con uno scarto maggiore a Bologna, anche se a Trieste succede esattamente il contrario. Read the full story »

21 giugno 2016 No Comments 42 views

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Gli ex dalemiani doc

Ci sono tantissimi ex craxiani, ex forlaniani, ex bersaniani, ex lettiani. Quando un uomo politico perde il potere molti amici cambiano cavallo. I primi son generalmente i giornalisti, in particolare quelli della Rai. Ne ho conosciuti tanti, tra il 1992 e 1994 che dal Psi si sono trasferiti in Forza Italia, ma anche nel Pds e perfino nella Lega e in An. Quello che mi risulta difficile capire è la ragione dell’allontanamento degli amici di D’Alema mentre il lider Maximo era ancora potente. Cominciamo dai fedelissimi Velardi e Rondolino, che si sono distaccati già al tempo di palazzo Chigi. Poi di Minniti, il luogotenente dalemiano, passato clamorosamente con Veltroni, poi di Nicolino La Torre che chiamava D’Alema “il presidente” e che veniva chiamato in tivù come suo ventriloquo, oggi convertito al renzismo, infine di Orfini, che del dalemismo ha ereditato lo stile, il “diciamo”, l’espressione vagamente sufficiente. E’ il presidente del Pd e adesso si sente il dovere di dare ordini al suo ex comandante. Cos’è che unisce tutti costoro, cosa li ha spinti non solo ad allontanarsi da D’Alema, ma addirittura a scrivere come fa Velardi: “Ma anche basta D’Alema”. Quasi a non sopportarlo più neanche a distanza. L’arroganza, l’antipatia? Non può bastare. L’anima dell’ex è sempre largamente irriconoscente. Ma questa accidia nasconde anche qualcosa di non detto, di non confessato. Suggerisco una seduta psichiatrica del tavolo ex dalemiano per svelarci quel che ancora non riusciamo a capire.

16 giugno 2016 No Comments 56 views

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Ma Sala non vuole i voti socialisti?

Attenzione, candidato Sala. Il Psi, da partito di centro sinistra, aveva indicato di votarti. Non sono rimasti in molti del vecchio elettorato socialista nell’attuale Psi, ma sono ancora in molti i socialisti milanesi degli anni ottanta che votavano Psi e si riconoscevano in quella tradizione del municipalismo meneghino. Prima sbandieri il nome di Gherardo Colombo come novello vate della tua vocazione al cambiamento rinfocolando quei tempi di Mani Pulite che lo stesso Borrelli ha oggi sconfessato. Poi ritieni un’onta la collaborazione del tuo avversario con l’ex ministro del Lavoro Gianni De Michelis. Complimenti. Ha ragione Rondolino, collaboratore de l’Unità. Molto meglio essere stati con De Michelis che girare col distintivo del Che per catturare, visti i tuoi connotati di destra, i voti progressisti. Ho già avuto modo di scrivere che per apparire di sinistra hai già confessato di aver sempre votato Pci, Pds, Ds e Pd. Potevi aggiungere di aver partecipato alla presa del Palazzo d’Inverno. Già che c’eri…

15 giugno 2016 No Comments 79 views

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D’Alema the voice

Come Franck Sinatra nella canzone, anche D’Alema, in politica, trasforma in voce il sentimento di tanti. Lui dice chiaro e tondo quel che altri fanno e tacciono. Naturalmente smentisce perché il detto in questa circostanza si spinge oltre il lecito. E siccome il leader Maximo conosce le regole della vita di partito, è consapevole di averle largamente travalicate. Non si può militare in un partito che propone a Roma un suo candidato al ballottaggio e dichiararsi a favore del suo avversario. E così è molto complicato dimostrare senso di appartenenza a una forza politica che col suo segretario-premier mette in discussione la permanenza stessa del suo governo al referendum costituzionale e far parte del comitato che quella riforma intende bocciare. Read the full story »

15 giugno 2016 No Comments 87 views