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La lotta ai pop corn

Notizia di ieri. Franceschini ha riunito la sua corrente e ha investito Zingaretti, capo del Lazio e unico vincitore, assieme al sindaco di Brescia, delle elezioni. Ma la vera notizia dovrebbe essere: questi non capiscono o fanno finta di non capire? Intanto per eleggere un segretario bisognerebbe convocare un congresso, ma lasciamo perdere queste quisquiglie logiche prima che statutarie. Il vero problema è che non c’è la minima consapevolezza di quel che è avvenuto e sta avvenendo. Quando un partito, come il Pd, è ridotto ai suoi minimi termini, più che dimezzato nel giro di soli quattro anni, quando lo stesso Franceschini viene battuto nel cuore dell’Emilia rossa, nella sua Ferrara, quando si annunciano cambi epocali nelle città e nella stessa Regione, dopo i precedenti di Imola, Riccione, di tutti i capoluoghi toscani al voto, quando si plaude a un governo di estrema destra che predica l’odio verso i migranti e promette la bancarotta coi suoi annunciati provvedimenti, bé bisognerebbe almeno interrogarsi sugli errori compiuti e sulla necessità di proporre nuove, anzi nuovissime soluzioni. Read the full story »

3 settembre 2018 No Comments 92 views

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La fine dei poli e la Grande illusione

Ragionare come se poco o nulla fosse successo e stia succedendo equivale a non voler capire o ad avere interesse a non capire. L’attuale coalizione di governo non ha ragionevoli alternative in questa legislatura ed é probabile che duri. Sconsiglierei gli ottimisti di entrambi i fronti a scommettere sulla possibilità di un deragliamento della coalizione di governo da un lato o da quello opposto dello scacchiere politico. Questo vale per il breve, ma anche per il medio periodo. Quando due partner di governo stanno assieme per anni non si possono presentare in posizioni opposte agli elettori. Possono al massimo non presentarsi affatto, come in qualche misura é accaduto all’ex Nuovo centro-destra di Angelino Alfano. Non possono combattersi dopo essere stati alleati. Questa non sarebbe solo una contraddizione politica, ma anche logica. Read the full story »

31 agosto 2018 No Comments 97 views

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Calenda, il Pd e le Europee

Sono completamente d’accordo con Calenda che giudica questo governo il peggiore della storia repubblicana e che, contrariamente alla Guelmini che pure riprenderebbe volentieri il nome “socialista” (ma su questo anche Calenda non ha obiezioni e ha definito il riformismo socialista “una grande stagione”), non ritiene sia stato un errore evitare l’intesa col M5S. I grillini non sono la soluzione del problema, sono il problema. L’unione di populismo e sovranismo rappresenta una mistura indigeribile soprattutto per un liberale. Ecco perché Calenda (questo l’ho scritto più volte e i fatti mi danno ragione) definisce il governo in blocco come avversario politico, mentre la sinistra del Pd pensa che nel blocco ci siano futuri alleati. Il dibattito avvenuto ieri sera nella rubrica “In onda”, su La7, doveva mettere a confronto le due anime del Pd. Entrambe, però, hanno sparato alzo zero sull’attuale dirigenza. Entrambe si sono augurate un azzeramento del gruppo dirigente, polemizzando aspramente coi due gruppi, quello renziano e quello antirenziano, che non si decidono neppure a convocare un congresso. Se Calenda pensa a una nuova coalizione o soggetto politico largo e che aggreghi tutte le sensibilità riformiste e liberali, la Guelmini pretende un cambio del nome, visto che ormai la stagione del Pd viene giudicata esaurita. Read the full story »

30 agosto 2018 No Comments 93 views

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Resistenza liberale

Siamo al completo stravolgimento della collocazione italiana in Europa e nel mondo. Salvini é con Orban, un leader di uno stato autoritario che chiama coerentemente Democrazia illiberale, il governo appoggia il gruppo di Visegrad (Cechia, Polonia, Slovacchia e Ungheria), ma soprattutto un altro regime illiberale, quello di Putin. Siamo diventati un paese dell’Est. D’altronde se Orban era un dirigente della gioventù comunista ungherese, Salvini non era un comunista padano? A quando la reazione dei veri liberali? A quando la Resistenza liberale? Si stanno cancellando i valori dell’89 nell’indifferenza generale. Loris Fortuna, se tu ci fossi ancora, dopo il discorso di Orban di ieri, inorridiresti. E con te tutti i liberali e i socialisti. Invece si dorme. Read the full story »

29 agosto 2018 No Comments 94 views

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Curiosi precedenti, drammatici ritardi

Non entro nel merito dell’azione giudiziaria contro Salvini. Ho sempre pensato che le questioni politiche le deve risolvere la politica. Ma in questo caso c’erano illegittimità, sul divieto di sbarco e sul rispetto dell’articolo 10 della Costituzione. Oltretutto lo sbarco e il riconoscimento dei componenti l’imbarcazione della Diciotti avrebbe consentito di individuare anche prima la presenza dei quattro scafisti, oltre a quella delle decine di eritrei che hanno il sacrosanto diritto di ottenere l’asilo politico, delle diverse donne che hanno subito violenza e dei passeggeri malati di scabbia. Dobbiamo ringraziare Irlanda, Albania e soprattutto la Chiesa se quei poveretti potranno trovare assistenza. Dell’azione della magistratura, che oltretutto finisce per rafforzare Salvini, avrei fatto volentieri a meno anche se francamente era assai difficile evitarla. Read the full story »

27 agosto 2018 No Comments 92 views

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Perché Salvini è due volte fuorilegge

Anziché dedicarsi, come sarebbe giusto, a cambiare quel che fa acqua nella gestione dell’immigrazione in Italia, tra cooperative faccendiere, sfruttamento dei migranti nei campi del Sud, loro concentrazione nelle periferie urbane con scarse probabilità di integrazione, mantenimento di migliaia di loro in alberghi senza farli lavorare, il nostro ministro degli Interni si é strumentalmente concentrato su 170 poveretti che si trovano su un’imbarcazione italiana della Guardia costiera e che stanziano al porto di Catania senza poter scendere a causa del braccio di ferro da lui innestato. Read the full story »

24 agosto 2018 No Comments 101 views

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La sinistra del pubblico, la sinistra del privato

C’era una volta la sinistra statalista, quella di derivazione marxista, che intendeva nazionalizzare per il bene del Paese. Non parlo solo del Pci, ma anche del Psi che pose due grimaldelli alla base della svolta a sinistra che prese piede col governo Fanfani (non quello delle convergenze parallele che si reggeva sul voto di astensione di Psi e di Pdium e che succedette alla tragica parentesi del governo Tambroni, ma quello successivo che si resse sulla sola astensione del Psi): la nazionalizzazione dell’energia elettrica e l’inizio di una politica di programmazione, Quest’ultima, col primo governo a partecipazione socialista, presieduto da Moro, a partire dal dicembre del 1963, divenne un ministero aggregato al bilancio, con l’obiettivo di intervenire direttamente nello sviluppo industriale del Paese. Read the full story »

24 agosto 2018 No Comments 82 views