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Ma una lista si fa

7 Dicembre 2017 670 views No CommentStampa questo articolo Stampa questo articolo

Troppo logorato dai veti interni, troppo indeciso lui, troppo poco aduso alle tattiche della politica e della comunicazione, il gelo di dicembre Pisapia se lo é portato via. Di lui resterà il ricordo di una brava persona, di un buon sindaco metropolitano, di un dirigente politico insensibile al fascino delle sirene del potere. Ma anche quello di un leader solo in potenza, senza non dico il carisma, ma neppure l’autorità di disegnare e poi praticare una linea politica. Un leader non può dare l’impressione di andare a zig zag a seconda dei giorni, in realtà seguendo gli umori dei suoi adepti. Un capo non é subalterno alla sua base. E’ in grado sempre di formarne le opinioni. Se no diventa lui la base e i suoi il vertice. E torna alla memoria la vecchia frase di Guy Mollet riferita ai comunisti: “Je suis votre chef, donc je vous suif” (“Io sono il vostro capo, dunque vi seguo”).

Sfaldato Campo progressista, con la scelta della maggior parte di truppa verso l’approdo Grasso (vedremo le mosse di chi questo scalo ha rifiutato), finita l’infelice esperienza politica di Giuliano Pisapia, proprio mentre sull’altro lato del centro-sinistra l’abbandono di Alfano pare quasi un rintocco della stessa armonia, resta una geografia tutta da reinventare nell’area del centro-sinistra. Devo dire che mi ha sorpreso leggere la notizia diffusa quest’oggi dalla stampa, secondo la quale sarebbe stato lo stesso Renzi a convincere Alfano a non candidarsi, per non perdere Pisapia. Se così fosse il segretario del Pd sarebbe riuscito nell’impresa, con una sola mossa, di perderli entrambi. E’ evidente che, con tutte le difficoltà del caso, una lista centrista nascerà, sotto l’esperta regia di Pierferdinando Casini. Raggrupperà i suoi, quelli di Verdini e la parte (maggioritaria o meno) di Ap.

Sull’altro fronte deve per forza nascere una lista unica. Ho avuto modo di parlare con Cappato, di confrontarmi con Staderini, stamane di ricevere una telefonata da Della Vedova. Non é ancora chiaro se la Bonino, che pare non voglia candidarsi, sia disposta a lasciare il suo nome sul simbolo. Resta il fatto che il patto Psi-Verdi non possa prescindere da un allargamento dei confini della lista europeista di Magi e Della Vedova, cosi come costoro difficilmente riusciranno a prescindere per ragioni politiche e materiali dal patto Psi-Verdi. Penso che lo stesso Pd non possa prescindere dalla presentazione in quello spazio di un’unica lista. Non perché tre sia il numero perfetto, ma perché la politica, nell’alleanza di centro-sinistra, ha bisogno di una triplice rappresentanza, che copra il più interamente possibile il suo messaggio elettorale. Per noi si tratta, oltretutto, di un investimento per il futuro in una sorta di nuovo patto o federazione socialista, ecologista, europeista e liberale che abbiamo lanciato in due congressi di fila. Coerenti, molto più di chi ci ha lasciato, con le nostre radici, la nostra storia, la nostra identità.

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