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Io non ci sto. Voi?

28 luglio 2018 138 views No CommentStampa questo articolo Stampa questo articolo

Cominciamo riassumendo i concetti espressi da Beppe Grillo, guru del movimento Cinque stelle (l’altro, il braccio armato, é Davide Casaleggio, erede naturale di Gianstefano nella concezione monarchica del movimento). In un’intervista rilasciata a un giornale straniero e ripresa dal Corriere quest’oggi il fondatore del primo partito politico italiano sostiene la necessità di superare la democrazia così come noi l’abbiamo conosciuta e costruita in questo settantennio. Più o meno la stessa considerazione espressa qualche giorno prima da Davide Casaleggio. Grillo però va oltre. A suo parere occorre ricorrere all’elezione per estrazione a sorte dei parlamentari visto che vota ormai una percentuale ridotta di elettori (per la verità nel marzo di quest’anno i votanti in Italia sono stati il 70 per cento degli aventi diritto). Poi immagina un governo espressione della democrazia informatica con il popolo chiamato a decidere sulle singole leggi.

Una follia che ha precedenti inquietanti. Li abbiamo già citati a proposito delle considerazioni di Casaleggio. Riprendo quello dei plebisciti durante il regime fascista. Si doveva approvare con un si o un no (il modo anticipa i curiosi “mi piace” o “non mi piace” dei social) l’operato del governo. Oggi il popolo sarebbe chiamato a decidere su ogni legge e per di più con due aule composte da parlamentari estratti a sorte. Non si comprende poi nell’acuta elaborazione grillina se ci sarebbe posto anche per un governo, ma lasciamo perdere. Ha ragione Sabino Cassese oggi a opporre alle sguaiate tesi grilline (lasciamo perdere per carità di patria il referendum sull’euro) le ragioni della difesa della democrazia rappresentativa e con essa quella del principio della competenza. Se vale per gli idraulici e per i chirurghi, sottolinea il noto costituzionalista, perché non deve valere per i politici? Oggi questo mi pare il punto fondamentale. La democrazia informatica ha eliminato il merito. Siamo tutti uguali, competenti e incompetenti, studiosi e ignoranti, intelligenti e stupidi. Non è questo il messaggio più chiaro che esce dai commenti sui temi postati su Facebook? E Grillo da questo trae la convinzione che un parlamento estratto a sorte possa funzionare meglio di un parlamento eletto. Tanto siamo tutti uguali, no?

Ci sarebbe da ridere se non ci fosse invece da preoccuparsi. Il movimento Cinque stelle, che ha conquistato più o meno i voti della vecchia Dc propone, lo fanno i suoi due capi indiscussi, il superamento della democrazia e l’opposizione che fa? Si trastulla sui congressi del Pd, su segretari a tempo, fotografa future divisioni di candidati alla segreteria costruendo un suo percorso che pare quasi parallelo a quello della realtà. Pensate se De Gasperi o Fanfani avessero sostenuto che la democrazia era finita, quale guerra si sarebbe scatenata. Tutti dormono il sonno dell’impotenza e della rassegnazione. Eppure i segnali di distruzione della memoria democratica sono stati dati (gli ex parlamentari sono stati testualmente definiti “ladri”) e si insiste a ripetere che chi ha vinto le elezioni può fare quel che gli pare. Esattamente come teorizzarono (e non solo) Hitler, che le elezioni tedesche le vinse nel 1933, e Mussolini, che le aveva stravinte nel 1924. Suggeriva il vecchio Camillo Prampolini invece: “Primo compito di una maggioranza è quello di rispettare i diritti della minoranza”.

Il mio amico Ugo Intini propone da tempo un Comitato di liberazione nazionale, mentre Carlo Calenda ha lanciato il Fronte repubblicano. Mi permetto di aggiungere l’assoluta urgenza di una Costituente riformista, ne ha parlato Riccardo Nencini, che metta al primo posto una nuova cultura della democrazia che non può ignorare l’esistenza delle nuove tecnologie ma neppure l’attualità della democrazia rappresentativa, nonché alcuni valori essenziali da prospettare per affermare un’idea nuova di solidarietà e di sicurezza, una chiarificazione di fondo sui temi della migrazione, un patto con l’Europa fondato sul rilancio degli investimenti (altro che bloccare la Torino-Lione come intendono fare questi squilibrati) e dell’occupazione. Si svegli l’opposizione. Tentennare equivale a dar ragione a chi mina le basi della nostra convivenza democratica. Il nostro Psi si attrezzi subito con la festa di Caserta e con i due convegni su migrazione e lavoro a fornire idee e proposte a tutti quell che hanno orecchie per sentire. Se é necessario pensiamo anche a qualche azione dimostrativa. Ma restare con le mani in mano oggi significa essere complici di questa follia al potere, di questo obiettivo insano, di questa inevitabile e progressiva distruzione di quel che i nostri padri e noi abbiamo costruito. Io non ci sto. Voi?

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