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Democrazia Madura

28 Gennaio 2019 203 views No CommentStampa questo articolo Stampa questo articolo
Ci sono due luoghi comuni da sfatare ormai. Il primo è che il semplice termine socialista, usato nella storia nei modi più disparati, acquisisca da sé solo un significato positivo. Lasciamo perdere i trascorsi del Novecento, drammatici e antitetici, e prendiamo ad esempio questo Nicolas Maduro Moros, successore del non meno ambiguo Chavez, presidente del Venezuela, eletto per la seconda volta in un turno elettorale senza partiti di opposizione e senza giurare di fronte a un Parlamento che non lo riconosce e per questo praticamente soppresso. Si definisce socialista marxista, è sostenuto dalla castrista Cuba, oltre che da Messico, Bolivia e naturalmente Russia e Cina. Ovvio ripetere bene che il socialismo o è liberale, o democratico se si preferisce, o non è. Ma il secondo luogo comune, che storicamente univa la sinistra italiana, è che gli Usa sostenessero nel mondo governi antidemocratici e che scatenassero guerre imperialistiche. Oggi, e parliamo degli Stati uniti di Trump, gli Usa hanno assicurato il loro appoggio al democratico Juan Guaidó, presidente dell’Assemblea nazionale di Caracas che si è proclamato nuovo presidente del Venezuela contro l’usurpatore, interpretando la volontà di un’assise oggi disconosciuta da Maduro. Certo anche, magari soprattutto, per interesse economico. Ma in politica contano i fatti.

Durante il governo di Maduro l’opposizione democratica è stata repressa violentemente. Le organizzazioni internazionali per la tutela dei diritti umani segnalato diversi casi di uccisioni, tortura e altri maltrattamenti, inclusi episodi di violenza sessuale, ai danni di manifestanti. Il sistema giudiziario è stato impiegato per ridurre al silenzio i dissidenti, anche tramite il ricorso alla giurisdizione militare per perseguire i civili. Le condizioni di vita in Venezuela sono notevolmente peggiorate e molte, a partire dal 2014, ma con maggiore forza nel 2016, sono state le manifestazioni e le sommosse popolari contro il governo.. Le recenti elezioni sono state un colpo al cuore alla democrazia e alla volontà popolare. In queste ore gli scontri non si contano e i morti segnalati sono già 16 e centinaia i feriti.
Ma l’Italia che fa? E soprattutto dov’é il ministro degli Esteri Moavero? Apprendo di un documento da brividi approvato al congresso della Cgil dove si “condannano con estrema fermezza le ingerenze e le pressioni esterne, a partire dall’embargo imposto dagli Usa su farmaci e sistema finanziario e si censurano le prese di posizione a favore dell’auto-proclamazione a capo dello Stato del presidente del Parlamento, Juan Guaidò”. Poi si precisa che si parla di necessità di ritorno ala democrazia. Quale? Quella Madura? Ancora una volta prevalgono, nel giudizio politico, il pregiudizio antiamericano e la simpatia per i ditttatori sudamericani, a cominciare da Castro, per finire con Chavez. Pierferdinando Casini al Senato ha auspicato che l’Italia si schieri a fianco dei paesi liberi. Cioè a fianco del democratico Guaidò. Posizione condivisa dal Pd. Ma i Cinque stelle, notoriamente vicini alla rivoluzione chavista, hanno rifiutato, dichiarando semplicemente “solidarietà e vicinanza alle popolazioni del Venezuela”, le quali però non son state colpite da un evento sismico. L’Italia é allo sbando. Ancora una volta. L’Avanti, dopo la triste e stupida vicenda del franco africano, chiede le dimissioni del ministro degli Esteri. Se non può prendere una posizione perché condizionato dai due vice, è inutile. Se la pensa come loro é complice.

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