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Il rebus

2 aprile 2013 553 views No CommentStampa questo articolo Stampa questo articolo

Bersani non ci molla e ufficialmente è ancora in campo con la sua impossibile maggioranza di corridoio, Monti non cede all’idea di un governissimo appoggiata anche da Berlusconi e non da Bersani, il cui partito potrebbe anche accedere all’idea di un esecutivo tecnico, osteggiata dal Pdl, mentre Grillo è indisponibile a tutto e propone solo un governo monocolore tutto suo. Un rebus. Napolitano poteva abbandonare, anticipare le elezioni del nuovo presidente della Repubblica di un mese e lasciare al suo successore il compito di sciogliere le Camere, superando lo scoglio del semestre bianco. Probabilmente i rischi paventati di ebollizioni del mercato finanziario, avanzati da Draghi in una apposita telefonata, hanno convinto Napolitano a restare in sella fino all’ultimo minuto e a costituirsi come unico argine democratico autorevole. Ed è un bene che così sia. Francamente non saprei a cosa approderà questo suo tentativo di spostare tutto sui contenuti costituendo i gruppi di lavoro dei cosiddetti saggi. Credo che non sarebbe difficile individuare alcuni fondamentali punti in comune tra Pd e Pdl per formare un governo d’emergenza. Pensiamo all’Imu sulla prima casa, alla detassazione delle nuove assunzioni, alla necessità di spendere i residui passivi dei comuni, che ammontano a decine e decine di miliardi di euro, a puntare i piedi con l’Europa e far ripartire la crescita. Sono le grandi emergenze dell’Italia e non mi pare che su questo i programmi dei due partiti siano inconciliabili. Il dissenso è politico, non di contenuti, purtroppo. Il Pd non può accettare di governare con Berlusconi perché rischia di spaccarsi, il Pdl non può accettare un governo tecnico dopo essere uscito sbattendo la porta dall’intesa con Monti. I saggi non riusciranno a risolvere un problema che non è di loro competenza. Potranno però dimostrare all’Italia che un’intesa sui problemi italiani è possibile e che solo le pregiudiziali politiche del Pd e del Pdl non lo consentono. Questo è l’obiettivo di Napolitano che è ormai, al di la delle parole, e francamente non comprendo quelle così acide di Brunetta, un altro che nella prima repubblica non si occupava di politica, in netta contrapposizione con le posizioni di tutti e due i partiti. Con quella del Pd, contraria al governissimo, con quella del Pdl, contraria al governo istituzionale. La sfida di Napolitano al Pd e al Pdl è lanciata. E personalmente vorrei cambiare la famosa canzone nel nome del suo protagonista: meno male che Giorgio c’è.

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