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Ucciso Nemtsov l’anti Putin

28 Febbraio 2015 1.022 views No CommentStampa questo articolo Stampa questo articolo

Un crudele omicidio politico ha insanguinato Mosca nella nottata tra venerdì e sabato. A farne le spese un leader dell’opposizione a Putin, Boris Nemtsov, già numero due di Elstin e leader di un’area liberale che si opponeva alla politica del governo anche sulla questione ucraina. Nemtsov, 55 anni compiuti a ottobre, è stato raggiunto dai colpi di un sicario a pochi passi dalla piazza Rossa di Mosca. Proprio domani si doveva svolgere una grande manifestazione contro il governo russo che si terrà ugualmente, hanno annunciato gli organizzatori, trasformandola in omaggio funebre a Nemtsov.

Il percorso politico di Boris Nemtsov è alquanto suggestivo. È vero che da qualche anno non ricopriva più incarichi politici e istituzionali, ma in passato era considerato una sorta di “enfant prodige” della politica russa. Laureto in fisica e già protagonista con Elstin di battaglie contro le centrali nucleari dopo Chernobil, si era presentato alla elezioni del soviet supremo in epoca gorbacioviana e ad era stato eletto con un programma riformista e liberale nel 1990. Nel 1991 aveva difeso con Eltsin la svolta dal tentativo di colpo di stato militare. Poi era assurto al ruolo di vice premier russo con Eltsin alla presidenza. Costretto alle dimissioni, dopo un anno per la pesante situazione economica, aveva fondato un partito liberale, capace poi di ottenere alle elezioni del 1999 un buon risultato elettorale, sia pur minoritario.

Negli ultimi anni Nemtsov aveva continuato a fare politica accentuando la sua opposizione a Putin, contestando la riforma costituzionale che aveva consentito al presidente di superare la soglia del terzo mandato, poi aveva polemizzato duramente sulla conduzione della vicenda cecena e negli ultimi tempi anche di quella ucraina. Sua madre, aveva riferito egli stesso, aveva paura che Putin potesse ammazzarlo. Naturalmente, dopo la notizia dell’assassinio, fonti governative hanno subito parlato di “crudele assassinio” e condannato il gesto. Hanno anche aggiunto che Nemtsov non contava un granchè e che quindi non si vede il motivo di sospettare il Cremlino. Come se il contare qualcosa potesse invece giustificare un suo coinvolgimento.

Questo omicidio si aggiunge ad altri di sapore politico. Quello della giornalista Anna Politkoskaya, quello dell’oligarca Boris Berezovskij, per ricordare quelli eccellenti. Naturalmente le responsabilità di Putin devono essere provate. A nulla servono i teoremi e le logiche del “cui prodest” che troppo spesso hanno portato a conclusioni sbagliate anche da noi. Resta il fatto che l’Occidente ha già chiesto lumi e invocato giustizia. Obama ha parlato della necessità di “indagini rapide, imparziali, trasparenti”, la Merkel di “vile assassinio” e della necessità di “fa piena luce”, Hollande ha esaltato Nemtsov come “un grande difensore della democrazia”. Più o meno le stesse parole state pronunciate da Cameron e da Renzi. Anche il leader ucraino Poroshenko ha voluto dire la sua parlando di Nemtsov come di “un ponte tra Ucraina e Russia”. Un ponte che qualcuno ha voluto evidentemente far cadere.

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