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Bersanicum

17 Aprile 2015 950 views No CommentStampa questo articolo Stampa questo articolo

Chi dice che Bersani non può vincere perché riporterebbe il Pd al 25 per cento non ha tutti i torti. Se naturalmente è militante ed elettore del Pd. Ma anche un militante ed elettore del Pd, in grado di ragionare su questa legge elettorale, oltre a preoccuparsi del Monopoli e del Libro della giungla, non può non vederne i difetti. Prima l’interesse della democrazia, poi quello di partito, no? Si dice che è meglio questa legge che nulla. Un momento. Adesso non c’è il nulla. C’è una legge elettorale frutto dell’intervento della Consulta e non è vero che non siano mai state approvate riforme alle leggi elettorali in Italia. La verità è che semmai ne sono state approvate troppe.

Ne abbiamo sfornate sei nel giro di poco più di vent’anni. Una per l’elezione dei sindaci e dei consigli comunali, nonché dei presidenti di provincia e dei consigli provinciali, a cui ha fatto seguito per analogia quella dei presidenti e dei consigli regionali. Un’altra per il Parlamento, il Mattarellum, nel 1993, con doppio voto, uno per le liste con sbarramento al quattro per cento, l’altro per le coalizioni nei collegi uninominali. Poi nel 2006 il cosiddetto Porcellum, con apparentamenti e sbarramenti al 2 per cento per le liste coalizzte e al quattro per quelle singole. Il Senato è rimasto sempre su base regionale perché così prevede la Costituzione che finora non era mai stata mutata sulle disposizioni dell’articolo pertinente. Poi è arrivata la nuova legge per le elezioni europee con improvviso sbarramento al 4 per cento.

Contemporaneamente ogni regione si è data una sua legge elettorale, ognuna diversa dall’altra, con sbarramenti, listini poi abrogati, premi di maggioranza. La verità è che in Italia ci sono troppe leggi elettorali. Cioè è vero il contrario di quel che si dice. Prendiamo le preferenze. Ci sono nei comuni, nelle regioni, alle europee. Perché fanno male solo alle politiche dove produrrebbero corruzione? Mistero. Oggi si propone una legge, l’ennesima, che non solo non è in linea con le altre italiane, ma non è in linea con nessuna legge di nessun paese. Non a caso si chiama Italicum. Cosa risolverebbe? Si dice che la sera delle elezioni ci sarebbe un vincitore.

Si dice proprio un vincitore, non una lista vincente, scambiando l’elezione del Parlamento con l’elezione del presidente. Se noi vogliamo introdurre una regola in base alla quale si elegge il vincitore, cioè il presidente, dobbiamo inserire in Costituzione il presidenzialismo. Se invece restiamo al parlamentarismo, non è detto che ci debba essere un vincitore. L’elettorato non ha tra i suoi obblighi quello di fare vincere, non è un allenatore di calcio, e le elezioni non sono il campionato. L’elettorato deve scegliere una lista elettorale e dei candidati. Invece qui si introduce il principio in base al quale l’elettorato deve scegliere un vincitore che non c’è (tanto da introdurre il doppio turno che si addice solo per i sindaci o per i presidenti, ma mai per le liste) e non può scegliere i suoi candidati, se non una parte, che invece ci sono. Bersani non ha tutti i torti. Magari farà tornare il suo partito al 25 per cento. Penso però che se andiamo avanti così il 25 per cento potrebbe anche essere la percentuale che voterà alle prossime regionali.

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