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Il tavecchiese

2 novembre 2015 453 views No CommentStampa questo articolo Stampa questo articolo

Il presidente della Federazione gioco calcio Carlo Tavecchio parla così da sempre. Non si esprime in italiano, ma in tavecchiese, un linguaggio che è solo suo. Non ha mai detto niente di offensivo, nemmeno quando ha parlato di Optì Poba che mangia banane. Poteva dire che dobbiamo valorizzare i nostri giovani e non rivolgerci all’estero e tutti avrebbero capito. Ma questo modo di esprimersi non è tavecchiese. Tavecchiese è solo parlare come al bar di Ponte Lambro dove si gioca a carte e si commentano con esempi e battute i fatti del mondo. Poteva dire anche a giugno (ma perché tirar fuori adesso questa intervista?) che lui non è razzista tanto che gli hanno riconosciuto l’impegno per fare entrare nella Coppe europee le squadre israeliane, ma bisogna sempre vigilare quando ci sono di mezzo i soldi. Invece ha tirato fuori la storia dell’ebreaccio. E anche sui gay che bisogno aveva di dire che devono stargli lontano perché lui è normalissimo? Una sbruffonata per dire che tromba che è una bellezza a 75 anni suonati? Deve adesso rimetterci il posto? Scusate, ma prima di eleggerlo non lo conoscevano? Non sapevano come parlava? Non avevano tastato il suo livello culturale? E più in generale non si sono ancora accorti che il governo dello sport italiano è il meno permeabile al rinnovamento? Se si esclude il solo Malagò, date un’occhiata ai presidenti delle Federazioni e vi accorgerete che da decenni sono sempre gli stessi e alcuni, vedasi il caso di Petrucci, passano da una federazione al CONI con biglietto di andata e ritorno. Se diamo poi un’occhiata all’estero e in particolare alla Fifa vengono autentici conati di vomito. Cosa volete che sia Optì Poba e l’ebreaccio in confronto…

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