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Renxit?

24 giugno 2016 262 views No CommentStampa questo articolo Stampa questo articolo

Dopo la notte del brusco capovolgimento dei sondaggi, con la Remain che pareva prevalere sulla Brexit e che invece è stata clamorosamente battuta, le borse sono crollate e la sterlina sta perdendo valore sui mercati finanziari. Gli inglesi hanno voluto rompere qualsiasi rapporto con l’Ue, perfino quelli anomali che li vedevano ospiti di riguardo, fuori dall’unione monetaria e dall’euro. Vedremo se i sudditi della Regina avranno fatto un passo del quale presto pentirsi oppure no. Quel che la Brexit provocherà, e non sarà conseguenza di poco conto e neppure preventivamente negativa, sarà la riflessione di tutti i paesi europei sulla natura dell’Europa di oggi e sulla eventualità, dipenderà dalle conseguenze della stessa Brexit, di poterne uscire.

Diciamo la verità. L’Europa di oggi è puro vincolismo senza vantaggi. E’ solo unione monetaria e controlli sulla scorta di una supremazia tedesca, con Schauble cane da guardia dei conti. E’ l’Europa che con disoccupazione crescente, almeno nei paesi mediterranei, ha creato potenti e spesso prevalenti movimenti anti europeisti, che si alimentano anche dai rischi di un’eccessiva e spesso incontrollata emigrazione attorno alla quale la stessa Unione fatica a trovare una strategia comune. Quella del contrasto tra interessi nazionali e unità europea è l’origine di tutte le difficoltà e i problemi che stiamo vivendo. Con paesi più potenti, Germania in primis, che pretendono e i paesi più deboli e indebitati che subiscono.

Troppo facile fu la previsione che senza unità politica anche l’unione monetaria sarebbe stata se non un fallimento, un rischio perfino superiore alla paventata unione a due velocità. Spiegare a greci, italiani, spagnoli e francesi quali siano stati i vantaggi dell’unione europea è oggi alquanto problematico. Eppure la Gran Bretagna non stava subendo particolari conseguenze negative. Non era nell”euro, poteva vantare un Pil attorno al 3 per cento, la disoccupazione era scesa a livelli sopportabili, e neppure l’immigrazione aveva assunto proporzioni paragonabili a quella di altri paesi europei. Londra e la nazione britannica non erano state colpite, dopo il grave attentato alla metropolitana del 2005, da alcuna azione islamista. Eppure l’esito del referendum, che ha provocato le dimissioni di Camerun, è stata imprevedibilmente l’exit.

Anche Renzi si troverà a fare i conti con il rischio addirittura di un doppio exit. Quello dell’Italia, messa assai peggio della Gran Bretagna e assai più vincolata, dall’Unione, o quanto meno da questa Unione, e quello suo, del suo governo, che comincia a vacillare dopo la sconfitta alle comunali. Oggi si riunisce la direzione e la Brexit avrà il sopravvento rispetto alla Renxit. Resta il fatto che ieri al Senato Area popolare e verdiniani hanno messo sotto il governo unendo i loro voti a quelli dell’opposizione. Dietro l’azione dovrebbe esserci il tentativo, più volte sollecitato dal nostro partito, di cambiare l’Italicum. Nencini ha chiesto ad Alfano e Zanetti un pronunciamento comune contro l’Italicum così com’è e per una sua riforma, ma ancora non l’ha ottenuto. Obiettivo minimo introducendo il premio alla coalizione, obiettivo ideale eliminando il doppio turno. Mentre il ministro Madia chiede le dimissioni di Orfini il quale ribatte che proprio la legge della Madia avrebbe fatto perdere i voti al Pd, mentre Franceschini e Orlando prendono le distanze da Renzi, e con loro il sindaco di Bologna Merola, mentre Vasco Errani pronuncia parole di guerra e le minoranze di Bersani-Speranza e di Cuperlo non stanno certo con le mani in mano, e non c’è un referendum alle porte, la domanda é quanto Renzi potrà resistere. I sondaggi danno ancora il suo Pd oltre il 30 per cento. Quelli inglesi davano il Remain al 52….

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