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Renzi show

11 settembre 2016 278 views No CommentStampa questo articolo Stampa questo articolo

In splendida forma, esibizione trionfale, muti i suoi interlocutori, accondiscendente il Vespa-moderatore. Renzi ha stravinto il match televisivo, il primo sul referendum elettorale parlando praticamente solo lui. In realtà Feltri sembrava lì per caso e senza conoscere minimamente il testo della riforma, mentre Padellaro ha recitato, anticipato da Travaglio e Zagrebelsky, il testo contorto dell’articolo 70, come se l’unica obiezione fosse la forma, offrendo così a Renzi l’assist per dichiararsi d’accordo. Tanto il problema è il contenuto. Mi limito a due considerazioni, queste di contenuto.

La prima riguarda la piena disponibilità di Renzi a rivedere la legge elettorale, difendendo nel contempo l’Italicum. Come si possa rivedere la legge elettorale se si parte da un giudizio positivo su quella approvata risulta misterioso. E’ la logica dell’Italicum difesa da Renzi che è invece sbagliata. Cioè quella che affida all’Italicum uno, ma anche al possibile Italicum due, la scelta di un vincitore. Possibile che né Feltri né Padellaro, né lo stesso Vespa, gli abbiano ricordato che questo avviene solo in un sistema presidenziale e che il paragone coi sindaci, che Renzi ha più volte richiamato, è fuorviante perché la legge sui sindaci prevede la loro elezione diretta mentre l’Italicum non prevede l’elezione diretta del presidente del Consiglio? La legge elettorale in un sistema parlamentare, come quello italiano, serve solo a eleggere un Parlamento. Non a sancire un vincitore.

Di più. Se per vincitore si intende una lista, allora tale lista dovrebbe non tanto prevedere come conseguenza necessaria la designazione, anche questa non prevista dall’Italicum, di un futuro presidente, prerogativa che resta del presidente della Repubblica, ma un tetto per ottenere il premio di maggioranza al primo turno. Esiste il 40 per cento, ma nel contempo è prevista un’assurda subordinata. E cioè che se una lista non ha raggiunto il 40 per cento va al secondo turno assieme alla seconda per disputare una specie di finalissima. E qui emerge un’altra profonda contraddizione, perché, contrariamente alla legge per l’elezione dei sindaci, tra il primo e il secondo turno non è previsto alcun apparentamento. Dunque una lista che al primo turno raggiunge il 30 per cento dei voti, al secondo turno arriva al 50,1 grazie a un venti per cento di elettori che hanno votato al primo turno altre liste, le quali non ottengono alcun premio e se non hanno raggiunto il tre per cento al primo turno non conseguono alcuna rappresentanza. Il doppio turno va eliminato perché non si vota per un presidente ma per un Parlamento e perché distorce una corretta rappresentanza del voto politico.

Quel che conta oggi è però la nuova disponibilità del presidente del Consiglio a cambiare la pessima legge elettorale approvata. Questa disponibilità gli può servire a convincere la sua opposizione interna a non seguire il fronte del no capitanato ormai da Massimo D’Alema. Ritengo sia una mossa saggia. E arrivo alla seconda considerazione. Se dovesse vincere il no, inutile nasconderlo, verrà seppellita ogni velleità riformatrice. A meno che il fronte del no non presenti compatto prima del referendum una sua proposta di riforma costituzionale. Se dovesse farlo, magari proponendo la Costituente e il presidenzialismo, allora credo che tutto il Psi (eufemismo) potrebbe schierarsi per il no.

Ma vi pare un’ipotesi realistica? Diamo uno sguardo alle diverse posizioni. Da sinistra, tra Anpi e Sinistra italiana, si lanciano le vecchie parole d’ordine sul “giù le mani dalla Costituzione”, D’Alema invece propone una mini riforma che toglierebbe al Senato solo il voto di fiducia, i dissidenti del Pd accettano questa riforma con una legge elettorale diversa, Parisi, solo, propone la Costituente mentre i suoi vorrebbero una Costituente di Forza Italia per farlo fuori, Salvini e Meloni vogliono la testa di Renzi e basta, subito elezioni e a casa. Non oso pensare a cosa punti Casa Pound. Dunque la posta in palio al referendum non riguarda la scelta tra questa legge e una legge migliore, ma tra questa legge e lo stato precedente. Con la chiusura a data da destinarsi di ogni cantiere riformatore. C’è qualcuno, assennato, che può sostenere il contrario?

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