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Nostalgia

31 gennaio 2018 90 views No CommentStampa questo articolo Stampa questo articolo

Nessuno può imputare al Psi di avere svenduto la sua identità e il suo potere di condizionamento per quanto non certo elevato. Il partito si presenta a questo delicato appuntamento elettorale con una lista autonoma sul proporzionale, in comunanza con Verdi ed esponenti tradizionalmente legati a Romano Prodi, dopo che la scelta di Emma Bonino di marciare in solitudine aveva impedito di unificare le liste Più Europa e Insieme. Si tratta oltretutto di una lista che comprende il simbolo socialista, l’unico presente sulla scheda. Un appuntamento inequivocabile e da non mancare per tutti coloro che lo avevano a lungo auspicato.

La lista Insieme si presenta, come quella di Emma Bonino e della Lorenzin, alleata al Pd nella coalizione di centro-sinistra. Ci sono obiezioni? Quali? Avrebbe potuto presentarsi in altre alleanze? Difficile a questo punto, dopo il trattamento subito dai socialisti, avvertire qualche attrazione verso Liberi e uguali. Avrebbe potuto presentarsi da sola come il Psi fece nel 2008 tornando a mani vuote e severamente bastonato dall’elettorato? Quel risultato, non dimentichiamolo, è stato il peggiore in assoluto mai ottenuto da una lista socialista in questi venticinque anni.

Anche la trattativa sull’uninominale ha dato buoni risultati. Avere strappato sei collegi, dei quali solo uno appare francamente fuori portata, deve essere valutato con soddisfazione. Per di più in una situazione di enorme difficoltà in cui si è venuto a trovare il Pd, coi consensi e i parlamentari in forte calo, tra tensioni, esclusioni, spostamenti, sfide all’ultimo sangue. Aggiungiamo che nel collegio del Sudamerica si presenta con ottime possibilità di conferma il senatore socialista Longo e che in Europa gareggia il giovane e coraggioso Leo Scimmi. Il quadro definitivo lo verificheremo il 4 marzo. Ma la speranza che la pattuglia socialista non sia inferiore all’attuale pare avere qualche fondamento.

Sullo sfondo il colore opaco, anzi tetro, di tavoli con leader di partito che promuovono, eliminano, proteggono, sostituiscono, umiliano. E dall’altra parte candidati che pretendono, auspicano, pregano, si sottomettono, protestano, inveiscono. In questo poco edificante sipario da sceneggiata viene tanta nostalgia per il tempo che fu, quando i partiti si limitavano a proporre una lunga lista di candidati e i parlamentari venivano scelti dagli elettori con le preferenze. Sistema, quest’ultimo, colmo di difetti e di potenziali discutibili comportamenti. Ma é forse meglio il corridoio o l’ufficio del segretario? Meglio il capo o il popolo? Meglio una democrazia dove decide uno solo o una democrazia dove decidono tutti?

Le liste bloccate sul proporzionale vengono poi utilizzate come paracadute per i perdenti nell’uninominale. Come dire che chi viene bocciato dal popolo può essere nominato grazie al capo. Vera stortura della logica dell’uninominale dove passa chi vince e chi perde resta a casa. Noi abbiamo inaugurato il sistema del salvataggio affidando ai vertici il potere di essere eletti pur perdendo. Dunque il potere del corridoio risulta più forte di quello dell’elettorato. E per di più col voto unico, dove l’attrazione del nome sulla scheda é fortemente condizionato dal voto alla lista. Se non voglio votare il candidato del mio collegio uninominale non posso votare la mia lista sul proporzionale. Amletico mistero. Di tutte queste contraddizioni i socialisti e la lista Insieme sono immuni. Una ragione in più per accendere una speranza su di loro, dunque. Da oggi i giochi sono aperti. Giochiamo la nostra partita.

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