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Spezzeremo le reni a… Benetton

17 agosto 2018 119 views No CommentStampa questo articolo Stampa questo articolo

All’indomani della tragedia di Genova i nostri Cinque stelle avevano qualcosa da farsi perdonare: l’avversione alla realizzazione della cosiddetta Gronda, il nuovo tragitto autostradale che avrebbe dovuto evitare il transito sopra la città, e soprattutto quella definizione di “favoletta” riferita all’allarme lanciato da un ex amministratore sul rischio di un crollo del ponte Morandi. Tanto che la pagina incriminata é improvvisamente stata cancellata. E non certo inavvertitamente. I nostri eroi del cambiamento dovevano alzare il tiro e accusare ovviamente, come sempre fanno, i governi precedenti e addirittura il Pd di Renzi di aver preso soldi da Benetton. La reazione di Renzi é stata ferma: il vice premier Di Maio é stato accusato di sciacallaggio. Personalmente preferirei che l’ex presidente lo querelasse per diffamazione.

Ma la nuova favoletta é questa decisione ferma e decisa, stentorea tanto da farla apparire come un dictat indiscutibile, di recedere dalla convenzione con Benetton. Che le privatizzazioni siano state fatte, a seguito della falsa rivoluzione giudiziaria, senza opportune garanzie per lo stato, e anche sottocosto, é documentato nel bel libro pubblicato da Marsilio e scritto dal nostro Biagio Marzo. D’altronde qualcuno dovrà pur spiegare cosa ci guadagni lo stato dalla privatizzazione di Autostrade che ha prodotto alla società che le gestisce utili vicini al miliardo all’anno, solo una parte, tutto sommato minima, destinati alla manutenzione. Alla luce del disastro di Genova la reazione dei vice di Conte, vice dei suoi vice, è stata comprensibile. Facciamo subito decadere la convenzione. Una reazione emotiva, da bar sotto casa, senza studiare il protocollo della convenzione, senza preoccuparsi delle conseguenze.

Una reazione da gente incazzata e che ha bisogno di urlare e dare in pasto il colpevole prima del processo, come ha precisato l’avvocato Conte. Anche le accuse scompisciate a Renzi da parte di un uomo di governo fanno rimpiangere lo stile dei vecchi notabili democristiani che non alzavano mai la voce, accettavano le critiche più dure con una mezza smorfia di sorriso andreottiano stampata sul volto. Chi governa deve cambiare linguaggio e la sua tolleranza deve essere doppia rispetto a quella di chi s’oppone. Tutti criteri saltati, tutti ruoli contaminati da un mix di incompetenza, ignoranza e settarismo che evidentemente non possono mutare nel passaggio dal fronte di chi protesta a quello di chi governa. Così la boutade del “romperemo le reni a… Benetton”, rischia di trasformarsi proprio nelle conseguenze più celebre motto mussoliniano riferito alla Grecia. In una probabile disfatta. Hanno deciso di cavalcare la tigre, poi hanno letto la convenzione e magari Conte s’é fatto venire in mente il periodo in cui da avvocato difendeva la società Autostrade e cosi i nostri furiosi governanti hanno innestato la marcia indietro. Le penali ammontano a cifre astronomiche. Salvini, un po’ meno ingenuo del povero Di Maio, ha corretto la rotta. Dopo aver chiuso i porti cambiando la rotta dei migranti anche quella contro Benetton può attendere.

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