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Eran trecento, eran giovani e forti…

4 Dicembre 2020 321 views No CommentStampa questo articolo Stampa questo articolo
Mentre ha assunto i contorni del ridicolo l’emendamento Orfini e Fratolianni sulla patrimoniale, il governo con l’ennesimo dpca sta predisponendo orari, divieti, limiti per i giorni di Natale e Capodanno. La proposta Salvini-Fratoianni é stata bocciata dalla Commissione Bilancio perchè priva di coperture. Avete mai visto una patrimoniale che ha bisogno di coperture? Una patrimoniale si fa per attingere soldi e per diminuire il debito pubblico. Invece quella di Orfini e Fratoianni faceva spendere più soldi di quanti ne introitasse. Infatti comportava l’abolizione dell’Imu sulla seconda casa e altre minori abolizioni di entrata. Il totale di queste minori entrate era superiore all’incasso della patrimoniale, riservata a ricchezze nette superiori ai 500 mila euro alle quali praticare lo 0,2 e se superiori al milione lo 0,4 per arrivare al 2%  se superiori ai 50 milioni. Siamo alle comiche…

Oggi il Parlamento discute della conversione in legge del decreto Sicurezza che modifica i decreti Salvini. Nulla da obiettare sulla legittimità dell’operazione. Solo stupisce questo scollamento netto tra le attività del governo e quelle del Parlamento. Le prime tutte opportunamente concentrate sul Covid e le sue necessarie barriere difensive e che procede, tranne che per quel che riguarda il decreto Ristori, senza passare dal Parlamento attraverso un uso, di dubbio rispetto costituzionale, dei dpcm, dei quali l’ultimo verrà illustrato stasera. Le seconde, quelle del Parlamento, concentrate su ben altro e oggi  chiamato ad occuparsi del decreto Sicurezza. Sarà questo scollamento una necessità imposta dalla emergenza e dai suoi tempi? O é solo una scelta che di fatto sfiducia le camere e la loro funzione deliberante? Perché non si usano strumenti come i decreti legge, che sono, al pari dei dpcm, immediatamente esecutivi, ma devono poi passare entro sessanta giorni dal Parlamento per essere convertiti definitivamente in legge?

Appuntamento, appuntamento yes, appuntamento al Mes. Ma davvero Berlusconi voterà contro la riforma che in Europa é stata approvata anche dai popolari? Mi convince poco il fatto che il cavaliere si sia supinamente piegato all’ultimatum di Salvini, secondo il quale chi vota a favore della riforma è fuori dall’alleanza di centro-destra. Berlusconi non è tipo che piega la testa. La motivazione, che non ne ha sul piano logico, riguarda proprio quel che spaventa Salvini. E cioè una divisione accentuata della maggioranza che, con le dissociazioni dei Cinque stelle, potrebbe addirittura far cadere il governo che al Senato non avrebbe più i numeri. Cosi da aprire la strada a un esecutivo Draghi di più ampia unità nazionale e col sicuro concorso di Forza Italia. Oggi i grillini annunciano fuoco e fiamme. Vedremo se saranno fuochi fatui.
Infine due parole sul modo col quale l’esecutivo intende procedere sul Recovery fund. Qui ancora una volta la palla viene inviata dalla politica alla tecnocrazia. Ma non ad uno, due o tre, esperti. Bensì a trecento, coordinati da tre ministri, al di sopra del quali, in una sorta di santissima trinità più uno, siede il presidente del Consiglio. I principi sui quali si dovrebbe puntare per essere credibili e convincenti in Europa dovrebbero essere quelli dell’affidabilità, della responsabilità, della velocità. L’affidabilità dovrebbe essere garantita dall’esperienza, la responsabilità dalla politica, la velocità dall’esiguità del numero dei coinvolti. Siamo all’opposto. Trecento esperti (di che) rischiano di esautorare la responsabilità di governo e parlamento e come recita il verso di Mercantini nella Spigolatrice di Sapri non vorrei dire: “Eran trecento, eran giovani e forti e sono morti”. Stavolta rischia di morire l’Italia.

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