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Tra Macron e Starmer via Blair

10 Luglio 2024 74 views No CommentStampa questo articolo Stampa questo articolo

Tra un turno e l’altro delle elezioni francesi volute da Macron per chiedere ai francesi se vogliono proprio essere governati da Marine e da Bardella, il trionfo del Labour a Londra coi conservatori al minimo storico dei seggi e coi laburisti che sfiorano il loro massimo, quello conquistato da Blair nel 1997. In Francia al primo turno ha votato il 66% degli aventi diritto, nel Regno unito il 60. Si lamentano loro. Cosa dovremmo dire noi che non raggiungiamo il 50? I laburisti hanno presentato un Labour lontano anni miglia da quello radicale, ideologico e per taluni aspetti anche antisemita del condottiero Jeremy Corbyn, che aveva ottenuto una entusiasmante sconfitta, contestando in sostanza tutte le tesi blairiane. Starmer si é presentato come uomo concreto, che tende a mettere in fila i problemi e a risolverli, senza vaticinare un futuro impossibile. Si é limitato nella sua breve dichiarazione dopo l’incarico ricevuto da Re Carlo a richiamare l’attenzione sulla necessità di maggiori risorse per la sanità e per la transizione verde. Ha avuto parole di apprezzamento per il suo predecessore, l’asiatico Sunak. Il Regno unito é in crisi. Sarà la Brexit, sarà la dimunizione del tasso di produttività, saranno gli scambi e la guerra, ma l’economia non tira, i soldi in cassa non ci sono, né per la scuola né per la sanità, se qualche anno fa si distribuivano pasti caldi per duecentomila persone adesso i poveri e i nullatenenti sono arrivati alla cifra di tre milioni. Starmer non poteva perdere e si é aggiudicato ben 410 seggi su 650. Il sistema elettorale lo ha favorito, come quello a due turni può favorire Macron. La differenza sta tutta nella capacità della sinistra di guardare al centro, ai ceti moderati, diremmo noi alle partite Iva, alla piccola e media impresa, ai tecnici. E’ questo grumo sociale che ha favorito l’emergere in Italia, e non solo, del fascismo, terrorizzata dal bolscevismo e da una rivoluzione violenta. E’ ancora questo ceto, diciamo intermedio, che può favorire la tenuta di Macron come ha determinato la vittoria di Starmer. In Francia se terrà un blocco eterogeneo ma pur sempre guidato da Macron e da un centro solido, mentre in Gran Bretagna é stato conquistato da un leader che promette di superare la crisi e di far stare un po meglio la popolazione e nom certo il sol dell’Avvenire. Anche se il sistema elettorale ci ha messo del suo. I numeri confermano il partito di Starmer a un soffio dal suo record storico, quello dei 418 seggi della super maggioranza conquistata da Tony Blair nel 1997; ma in termini di suffragi si è fermato poco oltre il 33%, non molto meglio del 32 raccolto nel 2019 nell’ambito della disfatta subita sotto la leadership di sinistra radicale di Corbyn. Quel che conta, col turno secco uninominale, é la capacità di sopravanzare l’avversario e di saper parlare al suo elettorato cercando di convincerne una parte. E in 410 seggi i laburisti hanno sconfitto i conservatori. Ciò vuol dire, senza ombra di dubbio, che Starmer e il nuovo Labour hanno saputo non già erigere steccati ma dialogare e rassicurare. Lo stesso identico problema, sia pure con una legge elettorale diversa che ancora non si conosce, accadrà in Italia. Se la Schlein pensa di coinvolgere Conte e Fratoianni non avrà il campo largo e non avrà la vittoria. Ha detto bene Calenda: non si può governare coi putiniani. Non si può governare, aggiungo io, con chi si oppone alla riforma della giustizia e vuole uscire dalla Nato. Costruiamo un polo riformista unitario e autonomo e poi vedremo. L’Italia é il Paese in cui un governo non ha mai vinto le successive elezioni dal 1994.  Solo l’incapacità della sinistra di costruire una formazione riformista omogena sui contenuti potrebbe provocare un’eccezione.

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