Valterino e quel fesso di Ranucci
Travaglio scrive ieri che “Lavitola voleva martirizzare Ranucci a sua insaputa”. Torna paradossalmente quel vecchio adagio, ricordate, usato dall’allora ministro degli Interni Scajola a proposito dell’acquisto del suo appartamento. A sua insaputa. Travaglio ovviamente polemizzò e ironizzò su quella parola che invece usa candidamente a proposito di Ranucci. Il doppiopesismo si rivela anche nelle parole. Le parole possono essere usate come pietre o come carezze, dipende. E diciamo subito che dipende dall’identità politica dell’interessato. Cominciamo allora dal fatto. Valter Lavitola l’ho conosciuto bene ai tempi de l’Avanti e del nuovo Psi, ma già prima l’avevo incontrato. Fu quando venne nel mio ufficio di parlamentare, nel 1990, da ragazzino (io ero allora responsabile del dipartimento Ambiente e territorio della Direzione nazionale del Psi) e mi urlò, perché non parlava ma intimava con voce stridente e acidula, il proposito di creare una associazione che unisse i cacciatori e gli ambientalisti, proposta che mi sembrava anche interessante (attenzione, Valter non é uno stupido, é solo portato naturalmente a delinquere). Mi piaceva la proposta ma non il proponente e non si fece nulla. Quando fondò l’Avanti con la elle davanti (non so come fece a convincere Craxi che il miglior direttore era lui, ma ripeto che aveva doti di scaltrezza notevoli) si legò subito a Forza Italia e a Berlusconi, tentò di essere nominato sottosegretario al mio posto, poi riuscì a farsi finanziare il giornale in proporzioni gigantesche e a vivere con quello. Da allora, sono trascorsi vent’anni e nel frattempo é riuscito a farsi candidare da Forza Italia alle elezioni europee del 2009 e a conquistare 54mila preferenze senza essere eletto, non l’ho più visto se non in tv quando esplose (o fece esplodere) la polemica sulla casa a Montecarlo di Fini e quando, da latitante, parlò da Panama, ricercato dalle autorità italiane col reato di corruzione. Intanto le richieste d’arresto pullularono. La prima é quella di estorsione nei confronti di Silvio Berlusconi (diciamo la verità, sarà riuscito nell’impresa più difficile?), invischiato nella storia delle escort (avrebbe chiesto 5 milioni per mantenere il silenzio sulla vicenda a cui si dedicava la procura di Bari), e ci mancava, in traffici internazionali. Poi viene accusato di aver corrotto tutto il governo di Panama, dal presidente a diversi ministri, col proposito di vincere un appalto per la costruzione di carceri. E qui Valterino si supera. Ha un contratto di consulenza con Finmeccanica (datogli da chi?) e lo usa per le sua attività di trafficante a Panama fino ad ospitare il suo presidente Martinelli a villa Certosa in assenza di Berlusconi (ma le chiavi chi gliele avrà date?). Invero superbo. La terza vicenda giudiziaria riguarda l’appropriazione indebita di 20 milioni di euro relativi al finanziamento del suo giornale, l’Avanti. Che sarà costretto, assieme al suo direttore dell’epoca, quel Sergio De Gregorio che si fece eleggere dall’Italia dei valori e poi comprare da Silvio Berlusconi sempre con la regia di Lavitola, a restituire. Valter si costituisce e viene rinchiuso a Poggioreale. Finisce qui? Manco per idea. Valterino ha sette vite (da delinquente). Nel 2016 esce dal carcere, poi apre un sontuoso ristorante a Monteverde (Roma) e si dedica ad investire i suoi guadagni (quali?) nei carbon credit, il futuro degli investitori svegli, assicura. Al suo ristorante circola il mondo, pur sapendo chi é Valter Lavitola. Lui tresca con tutti e in particolare con Fabio Ranucci. Il noto giornalista é colpito da questo volto da fanciullo innocente di sessant’anni e di sessanta mascalzonate, stringe con lui una sincera amicizia anche se conosce perfettamente il suo passato. Lo trascura. O lo dimentica. O lo cancella volutamente. I due si vedono costantemente anche in Rai e qui nasce il progetto di Valter. Ranucci con la popolarità della quale gode a sinistra può perfino arrivare alla presidenza del Consiglio, pensa quel Mefistofele in sedicesimo che é Lavitola. Ranucci prima sorride, poi é tentato e commissiona un sondaggio. Esplode il suo narcisismo coltivato a dovere da quel Rasputin di Lavitola. Sarà vero? Ci vuole qualcosa di clamoroso per far esplodere la popolarità di Ranucci. Un’esplosione. Un attentato. Lavitola incarica un suo amico (fotografato anche con Ranucci) di organizzare il tutto. Si tratta di far esplodere un auto mica di uccidere qualcuno. Tavares, oggi latitante in Africa, incarica quattro ceffi dell’atto, che doveva avvenire all’insaputa o meno, ma teniamo la parola magica di Travaglio, di Ranucci. Tutto procede bene. Anzi, benissimo. Si levano ovunque grida manzoniane contro la libertà di stampa in pericolo, migliaia di persone sfilano sotto la casa di Ranucci. Per la Schlein con la destra al governo é in pericolo una trasmissione libera come Report. Report é incorniciato come programma dell’anno, ma che dico, del secolo, dell’intera storia dell’umanità. E Valterino se la ride. Mangia, beve e rassicura Ranucci che non tutto il male vien per nuocere. Fino a un certo punto però. Perché la magistratura sequestra telefonini e legge messaggi e ritiene lui il mandante dell’attentato e il camerunense Gomes Clesio Tavares, anche a lui sono richiesti gli arresti, l’organizzatore. E Ranucci? Certo il tutto, se verrà ovviamente provato, perché anche nei confronti di Lavitola bisogna essere garantisti, sarà pure avvenuto a insaputa di Ranucci. Ma certo Ranucci, fidarsi ed essere fottuto anche lui da Lavitola… Bé le doti di Valterino che é riuscito addirittura a estorcere soldi a Berlusconi, sono eccelse. Anche Ranucci potrebbe essere caduto nella trappola. Non sarebbe il primo. Dati però i precedenti di Lavitola Ranucci ne salta fuori molto male. Ben che vada come un fesso…







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