A proposito di antisionismo e di altri anti…
Voglio discutere le parole. Si diceva che le parole sono pietre, ma se sono usate a sproposito sono anche peggio. Prendiamo il sostantivo “sionismo”. I propal e in genere parte della sinistra, quella massimalista e populista, sostiene di non essere antisemita ma antisionista. Si rende conto che dir questo é oggi perfino peggio? Il sionismo, che non é una religione, ma una teoria dell’Ottocento, postulava una patria per gli ebrei della diaspora. Ed accettando questa teoria l’Assemblea delle Nazioni unite ha deliberato nel 1947, dopo l’Olocausto o a causa di esso, la nascita di Israele in Palestina, aggiungendo che avrebbe dovuto nascere nel contempo uno stato palestinese in territori detenuti dall’Egitto, dalla Giordania, dal Libano. Una volta proclamato lo stato d’Israele, invece, tutti i paesi arabi gli hanno dichiarato guerra, che poi si é ripresentata nel 1967 con Nasser che proclamava la distruzione di Israele, nel 1973 con la guerra del Kippur e via via fino a oggi. Egitto e Giordania hanno poi fatto pace con Israele riconoscendone il diritto all’esistenza e Israele ha ceduto loro gran parte dei territori occupati con la guerra del 1967. Anche l’Arabia saudita stava per firmare un patto, definito di Abramo, poco prima che Hamas scatenasse la strage orribile del 7 ottobre. Nel contempo, soprattutto i leader laburisti di Israele, che non dimentichiamo essere l’unica effettiva democrazia del medio oriente (si terranno tra poco elezioni politiche, nella Knesset sono rappresentati anche palestinesi che vivono in Israele, ci sono state manifestazioni contro Netanyahu a getto continuo nelle piazze di Tel Aviv), hanno sempre tentato un accordo nell’ottica dei due popoli e due stati. Anche Sharon in conseguenza degli accordi di Oslo del 1993 fece sgombrare dai coloni israeliani la Striscia di Gaza, divenuta poi territorio gestito dai terroristi di Hamas che hanno da anni lanciato missili in territorio israeliano e coi soldi della comunità internazionale costruito un lungo tunnel sotterraneo col proposito di nascondere armi offensive e di sferrare attacchi a Israele. Il punto più avanzato delle proposte di pace israeliane é stato toccato a Camp David nel 2000 quando il laburista Barack ha proposto ai palestinesi, per la nascita del loro stato, oltre a Gaza, il 95% della Cisgiordania e Gerusalemme Est come capitale. Proposta inopinatamente rifiutata da Arafat che pretendeva il rientro dei profughi in Israele, respinta per ragioni di equilibrio dal governo della sinistra israeliana. Questi sono fatti, non opinioni. Dunque, essere anti sionisti non significa essere contro il colonialismo o l’imperialismo che pure Israele esercita tuttora in Cisgiordania, e che Netanyahu e i falchi Ben Gvir e Smotrich teorizzano negando la politica dei due popoli e due stati in ossequio a quella della Grande Israele, ma essere contro l’esistenza stessa dello stato di Israele. Anche lo slogan “Palestina dal fiume al mare” significa che Israele non deve esistere situata com’é tra il fiume Giordano e il mare. Le parole, e ancor più gli slogan, quando si pronunciano debbono essere chiari. E chi li pronuncia ne deve comprenderne appieno il significato. Anche la direttrice di Reggio children che ha parlato di antisionismo dovrebbe sapere bene il significato e la conseguenza delle parole. Se le insegna ai bambini le insegni per quel che significano. Non credo che potrebbe farlo.







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