« Nazionale

Il Midas cinquant’anni fa (13,14,15 luglio 1976)

La sconfitta elettorale del Psi in occasione delle elezioni del 20 giugno 1976 viene vissuta con sorpresa e delusione dal popolo socialista. La sorpresa deriva dalla consapevolezza che la piccola onda positiva inaugurata dal voto delle regionali dell’anno prima, e dovuta in gran parte alla lotta sui diritti civili che aveva messo in prima fila socialisti e radicali nel vittorioso referendum del 12 maggio del 1974, sarebbe stata confermata dal voto politico. Oltretutto i socialisti avevano preso clamorosamente le distanze dalla Dc, non avevano partecipato al governo Moro, ne avevano sancito poi addirittura l’inconciliabilità coi programmi del Psi non solo sulla laicità, ma anche sul versante economico. D’altronde il Psi, che pur aveva ottenuto notevoli risultati nei diversi governi di centro- sinistra che si erano succeduti dal 1962, non era mai stato premiato dall’elettorato come partito di governo. Era stato sconfitto nel 1963, aveva subito un ancor più grave sconfitta nel 1968 col partito unificato, poi aveva registrato un nuovo brusco stop con le elezioni del 1972. Gli anni del centro-sinistra, con le sue riforme che resteranno le più ardite nella storia d’Italia, avevano tuttavia progressivamente indebolito, anche attraverso una scissione, e poi un’unificazione deragliata meno di tre anni dopo, il peso elettorale dei socialisti. Dunque il distacco così clamoroso dalla Dc e dal governo avrebbe potuto compensare le perdite passate, segnalare l’esistenza di un partito che non aveva alcuna smania di rimanere al potere e questo proprio mentre il Pci, invece, manifestava la sua disponibilità ad accordi addirittura strategici con la Dc. Anche la stessa proposta di un governo di emergenza si collocava nella logica di quell’esigenza. Cioè il Pci, si commentava a caldo, che continuava ad ingrassare all’opposizione pur affermando la disponibilità di un suo passaggio in maggioranza attraverso la strategia del compromesso storico, s’avviasse anche lui a sopportare le responsabilità della guida del Paese che non potevano gravare solo sulle spalle dei socialisti. Oltretutto, questo appariva anche come una reale esigenza del Paese. Read the full story »

13 Luglio 2026 No Comments 60 views

« Nazionale

La pistola di Erdogan

 

13 Luglio 2026 No Comments 37 views

« Nazionale

Promossa da 4 movimenti d’ispirazione socialista nasce la Federazione dei riformatori

Sono quattro le sigle di orientamento socialista che hanno dato vita alla Federazione dei riformatori, alla quale hanno già chiesto e ottenuto di aderire il Partito dei Popolari, Socialisti, Liberali e il Circolo vicentino Bruno Buozzi. A questi si aggiungono le attenzioni formulate dal Partito repubblicano e da settori laici, cattolici e liberali. Non nasce un nuovo partito e men che meno dunque nasce un nuovo partito socialista. Questa storia di consentire la rinascita del Psi attraverso l’unità di tutti i socialisti é senza senso. Il Psi può rinascere, e mai sarà quello del passato, solo se verrà restaurato il vecchio sistema identitario, che peraltro non é affatto stato distrutto nelle altre nazioni europee. E l’unità dei socialisti é un sogno che rimanda ai rimpianti della nostra giovinezza. Chi sarebbero i socialisti che si dovrebbero unire? Quelli che erano nel vecchio Psi? Purtoppo la legge impietosa degli anni porta a ritenere che in buona parte siano passati a miglior vita, e poi anche i resistenti sono trent’anni che si collocano in modi diversi se non opposti. Dovrebbero azzerare tutte le convinzioni manifestate in oltre trent’anni di storia e fare un salto all’indietro di tre decenni quando si ritrovavano uniti? Read the full story »

10 Luglio 2026 No Comments 94 views

« Nazionale, Reggio Emilia

Sette luglio di 66 anni fa

Avevo nove anni e seguivo, più della politica, il Tour de France che vincerà Nencini. Ma un ragazzo più grande che abitava nel mio condominio partecipava alle manifestazioni di piazza contro il governo Tambroni, appoggiato anche dal Msi. Erano trascorsi solo 15 anni dalla fine della guerra e del fascismo. Gli animi erano ancora caldi. Anzi bollenti. Il 4 luglio mio padre tornò a casa raccontando che aveva dovuto ripararsi in una casa in costruzione e che i dimostranti si erano riforniti di sassi e mattoni per colpire la polizia. Diversi erano stati i poliziotti feriti o contusi. Il 7 gliel’avrebbero fatta pagare. La Cgil, e non la Cisl e la Uil, proclamò lo sciopero generale per i gravi fatti di sangue avvenuti a Licata e a Roma e gli operai convennero in massa in centro. Scattò il divieto di assembramento pubblico e la destinazione dei convenuti, la sala Verdi, era troppo angusta per contenerli tutti. Read the full story »

10 Luglio 2026 No Comments 43 views

« Nazionale

Via col vento

Rispetto al Pd veltroniano, quello delle tendenze ex comuniste, cattoliche e liberaldemocratiche da mischiare in stile americano e guardando più che alla tradizione europea a quella statunitense, rispetto a un Pd che avrebbe dovuto rappresentare sia il centro sia la sinistra, quello di Obama e del suo Yes wi cane, rispetto al Pd del bipartitismo con Forza Italia berlusconiana che conquistò nel 2008 il 33%, oggi cosa resta? Si il passaggio a Renzi é stato come quello delle mandrie del Canyon. Prima un furioso sobbalzo (oltre il 40% grazie agli ottanta euro) e poi un rapido precipizio (il 18% alle politiche del 2018), Letta, richiamato in patria come il figliol prodigo che avrebbe dovuto lavare l’offesa di chi l’aveva preceduto, non ha saputo far molto di meglio col 19% nel 2022. Diciamo che del Pd del Lingotto ora, elettoralmente, resta poco più della metà. Chiamata al capezzale di un Pd in stato comatoso e con la destra-destra per la prima volta vincente in Italia la Schlein ha pensato bene di spostare il partito verso sinistra, prona a Landini e alla Cgil, amica di Conte e dei Cinque stelle e solidale con Fratoianni e Bonelli. Ne é sortito un Pd e una alleanza in cui per la prima volta i riformisti sono in minoranza o in fuga. Read the full story »

10 Luglio 2026 No Comments 65 views

« Nazionale

Unica solution remigration

Il generale non ha dubbi. Lo seguiranno in tanti da destra a sinistra. La parola d’ordine è remigrazione. Tutti gli immigrati senza permesso li trasportiamo con navi nei paesi d’origine. Con le buone o con le cattive. E se i paesi d’origine non li vogliono peggio per loro. Se li tengono vivi o morti. Alemanno appena uscito dal carcere vuole remigrare anche lui da Regina Coeli a casa sua. Davanti al carcere un nugolo di aficionados urlano il suo nome e poco dopo l’abbraccio col generale che, nonostante la condanna, lo nomina subito tenente. In fondo Alemanno di destra lo è sempre stato. Ma Rizzo, il comunista Rizzo, che c’entra? Bello sentirlo blaterare “Companeros unica solution remigration “. E la motivazione è di sinistra. Capitalisti di tutto il mondo basta sfruttare i poveri immigrati per tenere bassi i salari agli indigeni. Dunque remigration. E basta anche occuparsi di trasgender e omofobia e sfilare coi gay a Torino. Sapete cosa gliene frega agli operai della Fiat della transomofobia. O come cavolo si chiama. Read the full story »

1 Luglio 2026 No Comments 77 views

« Nazionale

Lo scendiletto

Mi ricorda, sta storia dello scendiletto, una vecchia canzone di Tony Renis nella quale il protagonista, per amore esagerato di una donna, era disposto anche a mettersi a quattro zampe quando lei si alzava al mattino. Qui invece é un’accusa. Malevole alquanto. L’ha formulata riprendendola dal leit motiv di Conte, una giornalista famosa. E la Meloni dopo la polemica di Trump e con Trump ha voluto accennarla polemicamente: “Ero io lo scendiletto?”. Sinceramente oggi l’epiteto fa un po’ ridere e non solo perché, date le proporzioni dei due, si tratterebbe di vero e proprio sbracato sfondamento, ma anche perché l’accusa di Trump all’Italia dimostra, quanto meno, che il governo italiano sa difendere la propria dignità. Quanto a Trump ormai non c’é più niente che non si sia detto. Anche in America si cercano le prove di una malattia mentale che lo porterebbe ad offendere tutti in preda a un misto di insicurezza, arroganza e misoginia congenita, come sostiene la nipote di Trump, Mary Trump, di professione psicologa. Per lui l’insulto é pane quotidiano. Read the full story »

1 Luglio 2026 No Comments 72 views