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Obiezione 1. Giù le mani dalla Costituzione

Ma che ci sia uno, uno solo, che contesta la legge sull’ordinamento giudiziario per quello che c’é scritto. Rispondo a tutte le obiezioni, e lo faccio con citazioni, argomenti e dati inconfutabili. E cominciando dalla prima. Adesso salta fuori che la legge cambia articoli della Costituzione. Scoperta invero impressionante. D’altronde trattasi di legge costituzionale e nella procedura fissata dall’articolo 138 se non ha ricevuto i due terzi dei voti delle due Camere in doppia lettura può essere sottoposta a referendum. Le ultime tre grandi leggi costituzionali sono state: la riscrittura dell’intero titolo V, voluta dall’Ulivo per tagliare la strada alla Lega (la sostituzione é stata di 15 articoli della Costituzione), la seconda la legge del centro-destra, ovvero la cosiddetta devolution, perfino più moderata di quella ulivista, bocciata a referendum, che cambiava 50 articoli della Costituzione, e infine la legge Renzi, per un Senato federale e competenze diverse delle due Camere, abolizione del Cnel e altro, voluta dal governo di centro-sinistra, e bocciata a referendum, che ne cambiava 47. Questa legge di riforma dell’ordinamento giudiziario ne cambia sette. E in tanti a gridare “Giù le mani dalla Costituzione”. La verità é che non solo le mani, molte mani, e nel silenzio di coloro che adesso gridano, sono state messe sulla Costituzione, ma anche i piedi, com’é stato il caso della legge sul taglio dei parlamentari, che testimonia la barbara retorica populista di settori del cosiddetto campo largo.

13 Febbraio 2026 No Comments 47 views

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Seconda obiezione. I piemme sotto il potere politico

La seconda obiezione, che non trova riscontro nella legge, é di attentare all’indipendenza della magistratura e di porre il piemme, come in Francia, sotto il potere dell’esecutivo. Spieghiamo perché la legge dice altro. Anzi, prima, perché la storia dice altro. A unificare le carriere di giudici e piemme é stato proprio un decreto regio del 30 gennaio del 1941, ministro della Giustizia Dino Grandi, che in armonia con lo spirito del Codice Rocco del 1930, intendeva proprio controllare la magistratura nel suo complesso. E nel dibattito alla Costituente sia Togliatti che Calamandrei erano assai preoccupati di concedere ai magistrati, ereditati dal regime, un’eccessiva indipendenza. Togliatti dichiarò: “Il pieno autogoverno della magistratura non é accettabile democraticamente”, mentre Piero Calamandrei nel corso dei lavori preparatori della Costituente argomentava: “Con un corpo di magistrati completamente indipendente che deciderebbe delle nomine e auto eserciterebbe la disciplina, si potrebbero verificare i conflitti con il potere legislativo o con l’esecutivo in quanto la magistratura potrebbe per esempio rifiutarsi ad applicare una legge o attribuirsi il potere di stabilire criteri generali di interpretazione delle leggi”.  Per questo preferirono un assetto unitario. Siamo dunque al paradosso. Oggi la separazione delle carriere minerebbe l’indipendenza dei magistrati, mentre allora li avrebbe resi eccessivamente indipendenti. L’Anm, trasformata in Comitato per il no alla riforma con Gratteri punta di diamante sventolano pericoli inesistenti preordinando col loro comportamento un evidente rischio di travalicamento costituzionale. I magistrati sono tenuti ad applicare la legge non a formarla. Già abbiamo vissuto periodi in cui la magistratura, agendo come casta, si sostituiva al Parlamento con vere e proprie sollevazioni contro leggi dello Stato e in contrasto col dettato costituzionale. Vedremo oltre quale limite di incostituzionalità vorranno spingersi costoro in più di un mese di campagna referendaria. Se la separazione delle carriere esiste nel resto dei paesi europei e il sorteggio assegna alla casualità e non alla spartizione tra le correnti politiche il compito di rappresentanza (non più parziale, ma globale dei giudici e dei piemme) e se l’Alta corte di disciplina sottrae ai Csm il dovere di auto giudicarsi, la magistratura diverrà più e non meno indipendente, più e non meno responsabile, più e non meno credibile agli occhi dei cittadini.

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13 Febbraio 2026 No Comments 47 views

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L’Alta corte disciplinare

Prima di entrare nel merito di questo nuovo istituto, così completando l’illustrazione della legge sulla riforma dell’ordinamento giudiziario, vorrei premettere una serie di risposte di merito alle polemiche, quando non alle offese, che si rivolgono al fronte del sì e in particolare a coloro che voteranno e faranno votare sì pur non appoggiando il governo di centro-destra. Quella del fascismo é la più stupida e anzi contraddittoria possibile. Fu proprio il fascismo, infatti, con il regio decreto del 30 gennaio 1941, ministro della Giustizia Dino Grandi, a unificare le carriere dei giudici e dei piemme. E in Costituzione fu mantenuto lo stesso ordinamento per evitare proprio un’eccessiva indipendenza della magistratura a causa della naturale continuità di essa con quella del vecchio regime. Già ho citato gli interventi di Calamandrei e di Togliatti sull’argomento. E facciamo punto. Read the full story »

10 Febbraio 2026 No Comments 59 views

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Barbera o Barbero

Augusto Barbera, già presidente della Corte costituzionale, l’ho conosciuto bene quando, entrambi eravamo deputati, io per il Psi e lui eletto dal Pci e poi Pds, dal 1987 al 1994. Era un tecnico, un costituzionalista, uno che allora si dedicava molto alla riforma elettorale e aveva aderito ai comitati Segni. Era docile, disponibile, quasi si domandava se la Camera dei deputati fosse meglio dell’Universita.Alessandro Barbero é uno storico televisivo, un comunicatore seriale, un attore nel palcoscenico del passato, uno che fa diventare la storia una fiaba. E te la racconta a gesti e a smorfie. Il primo ë schierato sul si alla legge di riforma costituzionale che riguarda la giustizia, il secondo é per il no. Barbera ha letto e approfondito la legge e ragiona sulla separazione delle carriere, sul sorteggio, sull’Alta corre di giustizia, l’altro no. Parla per concetti generali, ma Cesare, caro Barbero, é morto alle idi marzo del 44 ac. Non puoi parlare della conquista delle Gallie. Mentre Barbera conosce a memoria di quanti membri saranno composti i due Csm e quanti magistrati faranno parte dell’Alta Corte di giustizia, Barbero, col suo sorriso stampato in faccia, si appella al ritornello dell’indipendenza violata della magistratura. Ma dimmi dove é scritto, o dove é scritta una frase, o una sola parola, che faccia supporre questa violazione. Carlo Magno fu incoronato imperatore la notte di Natale dell’ 800. Non mi puoi parlare dei Franchi e dei Longobardi. Barbero é uno storico che usa la fantasia, Barbera gli studi e l’esperienza. Quanto allo champagne, bé che questo Giorgio Gaber l’abbia abbinato a Barbera e non a Barbero, a cui non é stato assommato neppure un lambrusco, la dice lunga sulla differenza.

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10 Febbraio 2026 No Comments 54 views

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Il sorteggio

Manifesto Pd vergognoso, come ha rilevato la riformista Picierno. Equipara il Sî a Casa Pound e al voto dei fascisti. Anche il nonno della Schlein, il sen. Agostino Viviani, era fascista, lui che forse per primo sollecitò il Parlamento ad adottare una legge per la separazione delle carriere e fascista era anche Vassalli che sosteneva che la sua riforma non poteva reggere senza separazione delle carriere? Io penso che questo modo di fare campagna per il referendum, urlata, volgare, offensiva, non porti a nulla. Testimonia l’incapacità o l’impossibilità di entrare nel merito. Riprendiamo da dove eravamo rimasti, dunque. La seconda novità introdotta dalla legge costituzionale sottoposta a referendum confermativo, dopo la separazione delle carriere e del Csm tra magistratura requirente e giudicante, della quale abbiamo parlato nel precedente editoriale, riguarda le modalità dell’elezione dei due organi di governo della magistratura che saranno composti da venti magistrati e dieci laici ognuno. Read the full story »

10 Febbraio 2026 No Comments 52 views

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Separiamole le carriere

Dopo la riuscita iniziativa di Reggio Emilia il movimento deve organizzarsi, a partire dalla campagna di adesioni che ancora, in diverse regioni, langue. E gettarsi a capofitto nella campagna referendaria difendendo le ragioni del sì alla legge per la separazione delle carriere dei magistrati che solo in Italia sono unite. Personalmente vedo tanti motivi favorevoli al sì e non é ho trovato uno, di merito, per giustificare il no. Prendiamo le tre principali novità contenute nella legge soffermandoci oggi solo sulla prima. Come si fa a essere contrari alla separazione delle carriere dei giudici e dei piemme che ovviamente comporta la separazione del Csm, perché se giudici e piemme sono entità diverse non é che possono nominare, scegliere, promuovere gli uni per gli altri. Il no mantiene invece intatta l’unità di magistrati giudicanti e inquirenti. Che poi la riforma del processo in senso accusatorio rende ancora meno comprensibile. Read the full story »

10 Febbraio 2026 No Comments 52 views

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Formato a Reggio il Comitato Vassalli per il Sì al referendum sulla giustizia

I socialisti, i radicali, i liberali che hanno promosso tutti i referendum per una magistratura indipendente, responsabile, apolitica, in cui giudici e pm non siano la stessa cosa, aderiscono al Comitato Vassalli formato a livello nazionale per il Sì alla riforma costituzionale della giustizia. Questa legge ricalca quella proposta alla Camera nel 2007 dalla Rosa nel pugno, é ispirata a una logica conseguenza della riforma Vassalli e del suo sistema accusatorio che mette sullo stesso piano accusa e difesa e terzo il giudice, non significa affatto una concessione politica a un governo e ad una maggioranza a cui i sottoscritti non aderiscono. La separazione delle carriere dei magistrati esiste nelle grandi democrazie europee e la confusione dei ruoli solo in Italia, il Csm suddiviso tra i partiti dei magistrati che poi lottizzano tutte le nomine rappresenta un’anomalia grave e non certo funzionale all’imparzialità del sistema giudiziario, il modo proposto di eleggere i due Csm (quello della magistratura giudicante e quello della magistratura inquirente) per sorteggio é un utile strumento per sconfiggere la loro politicizzazione, cosi come l’Istituzione di un’Alta corte, sia pur a maggioranza composta da magistrati, contribuisce a far sì che non si ripetano nuovi casi Tortora in cui i veri colpevoli, quei magistrati, sono stati promossi e non puniti. Per questi motivi riteniamo che una sinistra libertaria, laica, europea, non possa esimersi da sposare la tesi del Si. Un sì alla giustizia giusta, un Si a un sistema giudiziario europeo e occidentale, un Si al recupero della fiducia dei cittadini in una magistratura autonoma ed efficiente

2 Febbraio 2026 No Comments 85 views