Dunque Trump non si smentisce. Che interesse ha l’America a intervenire in Iran? Fatti i calcoli sui pro e i contro il presidente americano avrebbe deciso di soprassedere. Dunque tutto finito così? Con la rivoluzione liberale sopraffatta nel sangue di migliaia e migliaia di giovani sottomessi alla violenza barbara di un terribile regime teocratico, con gli agenti che sparano in faccia ai dimostranti e che entrano negli ospedali e finiscono i feriti, come é stato pubblicato dai mass media di tutto il mondo? Tutto finisce cosi, come Giuseppe Conte auspicava, con nessun intervento esterno e con la permanenza di quel criminale di Khamenei? Non si hanno notizie certe da Teheran dove Internet non funziona e dove le notizie appaiono avvolte del più cupo mistero. Read the full story »
Ho letto un post di Adriano Sofri sul commento televisivo di Travaglio apparso a La sette nella trasmissione di Lilli Gruber della quale é ospite fisso e la trascrizione di un allucinante commento di una giornalista del Fatto in visita a Bagdad. Travaglio ha ironizzato su chi chiede una manifestazione a favore del popolo iraniano che lotta, con morti (addirittura dicono 30mila, un massacro). E ha sostenuto che le manifestazioni si fanno solo contro chi governa. Dunque non era lecito neanche farlo per Gaza, ah no lì c’era un’evidente complicità del governo Meloni, anzi dell’Europa tutta, anzi dell’intero Occidente, anche se la fine delle ostilità non l’ha certo portata la flotilla, ma il piano di Trump. “Tanto”, ha osservato Travaglio, “gli ayatollah delle nostre manifestazioni se ne fottono”. Gli ribatte Sofri: “Dunque (non si doveva manifestare) nemmeno per l’invasione dell’Ungheria (il nostro governo era contrario) o della Cecoslovacchia, tanto il Politburo se ne fotteva, o per l’imprigionamento di Aung San Suu Kyi, tanto i militari birmani se ne fottono, o contro la complicità di Aung San Suu Kyi nella persecuzione dei Rohyngia, o… Read the full story »
Ringrazio il presidente del Rotary per questo invito. Il suo cognome, Galaverni, lo rende partecipe della storia che narrerò. Intanto vorrei legare l’incontro di oggi alla giornata di ieri: la festa nazionale del primo tricolore. I primi socialisti o erano stati direttamente coinvolti nell’epopea risorgimentale o avevano raccolto politicamente questa eredità. I loro miti erano Mazzini e Garibaldi e non Marx ed Engels che ancora non erano stati tradotti in italiano. A tal punto che l’internazionalista Arturo Ceretti di Mirandola, una volta subentrato un contrasto tra i due sulla Comune di Parigi, contrario Mazzini, che per questo ruppe con l’Internazionale fondata a Londra nel 1864, e Garibaldi invece favorevole, pensava di invitare Mazzini e Garibaldi a Mirandola per riapacificarli. Invito che non fu accolto, ammesso che sia stato mai formulato. Voglio inoltre richiamare le gesta di una figura, reggiana, che testimonia il passaggio dall’impegno risorgimentale al primo socialismo. Si chiamava Gaetano Davoli, di professione postiglione, guidava diligenze a cavallo, i taxi dell’epoca e nel 1859 partì volontario per la seconda guerra d’Indipendenza arruolandosi nell’esercito piemontese e poi in quello francese, combatté nella battaglia di San Martino, poi raggiunse Garibaldi e i suoi mille con la spedizione Medici, si battè a Milazzo e fino all’Aspromonte. Non contento di riprendere il suo lavoro di postiglione fu anche a Creta a combattere per l’indipendenza dell’isola dalla dominazione turca, poi via a Roma a Villa Glori dove verrà ricordato col nome di Gaetano Emiliani (si faceva chiamare così). Fuggì sotto le pallottole dell’esercito pontificio e si salvò a nuoto nel Tevere, con gravi conseguenze polmonari, dalle quali miracolosamente guarì. Read the full story »
Giovani e non più giovani lottano e muoiono in Iran per la libertà. Una teocrazia disumana e crudele spara sui rivoltosi e li uccide. Sarebbero già oltre 500 i morti e migliaia i feriti e gli arrestati. Si mobiliti la comunità internazionale per aiutare e sostenere questo moto di popolo che chiede di uscire dalle tenebre in cui é stato precipitato un antico e glorioso paese e dalla barbarie a cui é sottoposto. Secondo Amnesty sarebbero oltre 1200 i dissidenti giustiziati nel 2025. Le ragazze che non portano il velo o lo portano male sono criminalizzate dalla cosiddetta polizia morale e qualcuna addirittura torturata e uccisa come il caso della povera Mhasa Amini. Read the full story »
La Groenlandia, l’isola non continentale più vasta del mondo, con una densità abitativa che é la più bassa dell’intero globo: addirittura solo lo 0,03 abitante per chilomentro quadrato, é l’obiettivo di Trump. Nella sua storia é stata alle dipendenze della Norvegia e della Danimarca, dalla quale si é distaccata almeno parzialmente attraverso un referendum svolto nel 2008. Il sovrano di Danimarca mantiene però il titolo anche sull’Isola e il governo danese si riserva competenze su finanze, politica estera e militare, contribuendo alla vita dell’isola con una cifra che stanzia ogni anno. Chi pensava che questa area coperta annualmente di ghiacci all’85% e che é popolata più di balene e di foche, di renne e di orsi polari che di persone (solo 55mila gli esseri umani) salisse all’attenzione della cronaca per gli appetiti delle grandi potenze? Read the full story »
C’é di bello che Trump dice sempre quel che ha fatto e perché. A lui poco o nulla interessava la validità o meno delle elezioni venezuelane del 2014 che avevano sancito la vittoria di Maduro anziché di Gonzales Urrutia che forse le aveva vinte davvero. E dubito che l’intervento militare di stanotte, che ha colpito siti militari e civili e portato all’arresto di Maduro e di sua moglie, fosse causato dalla droga, dalla difesa della popolazione americana dai flussi di sostanze che liberamente partivano dal Venezuela e passando dal Messico arrivavano negli stati americani. Sì, Trump ha declassato Maduro da leader del Venezuela a narcoterrorista, dichiarando che lui personalmente sarebbe il capo del Cartel de los Soles, l’organizzazione di trafficanti di droga dichiarata dal governo Usa terroristica. Read the full story »
Ultimo dell’anno tragico. La strage di ragazze e ragazzi di Crans Montana, comune elvetico di diecimila anime del Canton Vallese, nel distretto di Sierre, fa rabbrividire: per il numero di morti, oltre 40, ma sono destinati ad aumentare, e di feriti, oltre cento, parzialmente devastati dalle fiamme, alcuni in fin di vita. La tragedia induce al silenzio, alla preghiera per chi ha fede, al dolore misto a sbalordimento, soprattutto per chi ha figli o nipoti di quell’età. Un’era che si affaccia alla vita di ragazzi under 17, il germoglio appena abbozzato di un fiore di primavera improvvisamente appassito e violentemente estirpato. Ma la riflessione é inevitabile. Quella tragedia poteva essere evitata? L’incendio é stato provocato da una dabbenaggine (hanno, o qualcuno ha, appeso una girandola incendiaria su una bottiglia di champagne e l’incendio si é diffuso sul soffitto in legno troppo basso), si poteva evitare con maggiori scrupoli di sicurezza, c’era una sola scala di uscita da quella sala interrata, e le domande scorrono via come l’acqua di un fiume in piena. E si dissolvono nell’impotenza di un dramma che é già avvenuto. E che non si può più evitare. Nonostante le domande. Read the full story »