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Nordio e la rivoluzione liberale

Articolo che avrei scritto come editoriale dell’Avanti: “Ho ascoltato grazie a Radio Radicale l’intera relazione alla commissione Giustizia del Senato del ministro Carlo Nordio. Si tratta di una relazione che indica un modello liberale della giustizia, visto che l’attuale architettura non sta i piedi e vacilla tra le norme penali del Codice Rocco e la riforma Vassalli della procedura penale. Nordio indica una strada. Riformare i meccanismi della legge fascista sostanzialmente accolti in Costituzione e adeguare le vecchie norme alla riforma degli anni novanta. Se resta questo impianto complessivo si continua a vivere con una normativa complessivamente schizofrenica. Read the full story »

7 Dicembre 2022 No Comments 37 views

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Commiato
La direzione del Psi ha nominato Livio Valvano direttore dell’Avanti online. Lascio dunque la direzione del giornale dopo nove anni. Sono stati anni densi di novità e di problemi per l’Italia e il mondo. Nove anni orsono il nostro partito era ancora impegnato, dopo il niet di Veltroni all’apparentamento politico, in una continua e anche aggressiva campagna extraparlamentare culminata poi nell’elezione di sei parlamentari con le consultazioni dello stesso 2013.

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6 Dicembre 2022 No Comments 41 views

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Lo spettacolo del pugno duro
Si é fatto un gran parlare, e progettare e lamentarsi, sulla questione migranti. Parlare della distinzione tra migranti e rifugiati, progettare una postazione italiana in Libia per selezionare i partenti e verificare quali di loro avessero diritto a oltrepassare il mare e arrivare da noi e quali no, lamentare lo scarso coordinamento e il pressoché inesistente supporto, rivendicato dallo stesso Papa Francesco, da parte dell’Europa, o meglio dei suoi stati, alcuni di loro, stranamente alleati proprio di questo governo, egoisticamente portati al pugno duro.

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8 Novembre 2022 No Comments 98 views

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Le due paci
Hanno avuto significati diversi le due manifestazioni per la pace di Milano e Roma. E non poteva che essere così vista la coincidente organizzazione che ha finito per divenire contrapposizione. A Milano il corteo promosso da Azione al quale hanno aderito molti movimenti e lo stesso Psi milanese capitanato da Bobo Craxi (e al quale hanno partecipato anche la Moratti e Cottarelli) è stato ispirato ai principi di difesa del popolo ucraino aggredito e di ferma condanna dell’aggressore russo e di una pace giusta che sappia imporre all”invasore il ritorno a casa.

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8 Novembre 2022 No Comments 86 views

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Aria di destra

Non solo in Italia, ma in diverse parti del mondo, la destra trionfa. Dopo la Svezia, anche in Israele (cinque elezioni anticipate in tre anni e mezzo) vince la destra, anzi l’estrema destra. Fanno eccezione la Danimarca col particolare modello di socialismo nella sicurezza del Partito socialdemocratico di Mette Frederiksen e il Brasile con la stentata vittoria di Lula su Bolsonaro, mentre alle elezioni di metà mandato in Usa si profila una secca sconfitta democratica. Read the full story »

8 Novembre 2022 No Comments 92 views

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L’energia in Comune

Solo per ricordare. Nel 1962 i socialisti pretesero dal governo Fanfani la nazionalizzazione dell’energia elettrica. Nacque l’Enel che unificò le oltre 1200 aziende private sul territorio e portò la luce nei piccoli paesi e nei borghi di montagna. Fu un’operazione rivoluzionaria. Come furono, per l’epoca, altamente rivoluzionari i provvedimenti riguardanti l’unificazione delle scuole medie secondarie e l’elevazione dell’obbligo scolastico, sempre varati dal governo Fanfani, a cui i socialisti tra il 1960 e il 1963 si limitarono a concedere l’astensione. Oggi Enel é diventata una grande azienda con prevalente capitale azionario sul mercato che dispone di decine di filiali in molti paesi esteri. Forse la sua parziale privatizzazione sarà stata anche necessaria, ma se Enel fosse rimasta pubblica dubito che le bollette degli italiani sarebbero state quelle di oggi. A meno che lo stato si fosse comportato come i consorzi di comuni nei confronti delle multiutilily che nel frattempo sono nate sul territorio, su iniziativa dei comuni, prima attraverso la formazione di società interamente pubbliche e poi gradualmente con società a partecipazione privata, ma detenendo il pubblico la maggioranza delle azioni. Apprendo infatti che Iren, che associa Torino, Genova, Brescia e l’Emilia Romagna occidentale, e altre aziende pubbliche o con l’ente pubblico detentore della maggioranza delle azioni. sono sotto indagine da parte dell’autorità preposta per aver aumentato il costo delle bollette con procedure non conformi a quelle previste dai contratti sottoscritti. Queste aziende stanno producendo extraprofitti che poi si traducono in utili in gran parte distribuiti ai comuni. Secondo la logica del “cui prodest” i comuni sarebbero dunque avvantaggiati dall’aumento del costo delle bollette. Si potrà dire che i maggiori vantaggi economici per i comuni si trasformeranno in maggiori servizi per i cittadini. Ma qual’è l’emergenza per le famiglie e per le imprese che rischiano di chiudere? Un risparmio dei costi subito o la promessa di più servizi in futuro? Ecco quel che i socialisti non avrebbero voluto con la legge del 1962: che l’Enel divenisse un’azienda privata e soprattutto che le aziende a maggioranza pubblica non facessero gli interessi del cittadino.

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8 Novembre 2022 No Comments 332 views

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Cento anni e noi

Cosa spinse re Vittorio Emanuele III a non firmare il decreto sullo stato d’assedio a fronte della marcia eversiva fascista che stava calando su Roma? Renzo De Felice cita quattro ipotesi: il giudizio negativo del monarca sul governo Facta, troppo debole per affrontare tale contingenza, l’orientamento filo fascista del duca d’Aosta e il timore di essere dai fascisti addirittura detronizzato se non formalmente nella sostanza, il terrore di una guerra civile che si sarebbe verificata a fronte di un dispiegamento dell’esercito contro le migliaia di fascisti in marcia, le divisione nei vertici militari alcuni dei quali simpatizzavano apertamente per il nuovo movimento nazionalista che nella vittoria della guerra e nell”argine al bolscevismo affondava le sue ragioni. Fatto sta che quella marcia colpi nel segno e si rivelò decisiva  non tanto per portare i fascisti al potere, visto che nel congresso di Napoli di pochissimi giorni prima si erano limitati a rivendicare cinque ministeri probabilmente in un governo presieduto da Salandra che era orientato a concedere loro, ma per l’ascesa di Mussolini alla presidenza del Consiglio. Il re gli diede l’incarico di formare un governo e Mussolini compose il suo primo ministero con un partito in esigua minoranza (alle elezioni del 1921 i fascisti eletti nel Blocco non superavano il 10% del totale dei deputati mentre il Senato era di nomina regia e non votava la fiducia ai governi). Mussolini si affidò dunque a una maggioranza composta da una coalizione della quale facevano parte  oltre ai fascisti, i vari gruppi iberali, i nazionalisti e anche i popolari (Mussolini voleva anche i socialisti riformisti e  aveva loro proposto il ministero del Lavoro che rifiutarono). Il primo governo Mussolini fu frutto di una mobilitazione eversiva (durante la marcia, soprattutto in taluni quartieri di Roma vennero anche sparati dei colpi d’arma da fuoco e si segnalarono 7 morti) ma venne formato nel rispetto della logica, almeno numerica, del gioco parlamentare. La violenza, l’oppressione, il giro di vite si verificarono piu avanti. L’inquadramento della milizia fascista nell’ordinamento dei stato, la sua trasformazione in milizia volontaria alle dirette dipendenze della presidenza del Consiglio stridevano apertamente con le norme dello Statuto Albertino e fu uno dei primi provvedimenti adottati. Il colpo di stato e l’inizio vero e proprio della dittatura si verificarono a seguito dell’ennesimo attentato alla vita del.duce, quello di Anteo Zamboni, il sedicenne bolognese poi vilmente e barbaramente trucidato sul posto dalla folla inferocita il ottobre del 1926. Vennero emanati i provvedimenti fascististissimi che privavano l’Italia della libertà di stampa, chiudevano titti i partiti di opposizione, perseguitavano e incarceravano mandandoli anche al confino i loro dirigenti. Dunque è da lì che si deve parlare di inizio di una vera e propria dittatura anche se il potere di Mussolini non fu mai assoluto e dovette convivere sempre con quello della monarchia che alla fine lo spodestò. Paradosso di un assolutismo diviso in due. Oggi si può dire che i post fascisti sono andati al potere in Italia? Non è più sbagliato di sostenere che i post comunisti ci sono già stati. I sistemi democratici occidentali nell’epoca dell’informatica e della telematica sono assai più robusti delle possibili attrazioni storiche di qualche esponente. Si misuri allora tutto dai fatti e non dai pre giudizi. Anche perché l’Italia ha conosciuto altre forme di arroganza e di violenza. Il terrorismo rosso e nero degli anni settanta aveva inaugurato anche nelle forme i riti delle squadre fasciste. Penso alle foto con la testa rasata e i cartelli al collo. Ma non solo il terrorismo è stata una forma di devianza pericolosa dalla vita democratica. Penso alle logge segrete e ai misteri di tante vicende italiane ancora parzialmente sconosciute e fatte di stragi, di bombe e di troppo sangue. Nelle Università ieri, come purtroppo oggi, si vuol decidere chi ha diritto di parola. Anche questa è una forma di fascismo. Il fascismo degli antifascisti. Quello di quei giovani che scandivano in coro nel sessantotto che “uccidere un fascista non è reato” e poi tacciavano di fascismo tutti quelli che non la pensavano come loro. Quello degli studenti universitari di Roma che intendevano impedire un incontro degli studenti di destra col nemico Capezzone. Il.fascismo lo si combatte con la cultura della libertà e della tolleranza, non assorbendone i comportamenti.

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31 Ottobre 2022 No Comments 307 views