Kanye West e la città di Reggio Emilia. Lo chiamano ma non lo vogliono. Lui, cantante di colore, meglio sarebbe dire rapper che vuol dire parlante senza musica, ma anche interprete di gospel, pop, pop art, rap pop e rap cervel, farà il pieno all’Arena del Campovolo con 120mila giovani già muniti di biglietto. Il problema é che il parlante ha parlato troppo ostentando addirittura la sua fede nazista e presentandosi con magliette con la svastica. Vuoi che l’Anpi non dica niente in nome di una citta medagliata per la resistenza? Anche il sindaco si é dissociato ovviamente. Due considerazioni. Ma chi l’ha chiamato e perché questo squilibrato, se non la gestione, largamente sotto il controllo pubblico, vedi Coopservice, dell’Arena? E poi un nero nazista non l’avevo mai visto. West dovrebbe conoscere la fine che Hitler faceva fare ai neri. Questo equivale all’ebreo che amava Gőring. Masochisti di tutto il mondo unitevi. O disgraziati. Ma né l’Anpi né il sindaco lo hanno rilevato. L’hanno presa molto seriamente. Anzi drammaticamente. Se West aveva l’ambizione di finire umiliato come Jesse Owens o addirittura in un forno negli anni quaranta poteva essere accontentato. Secondo me, uno che si presenta alle presidenziali americane e poi fugge perché non prende voti, che parla di Gesù, ama Trump e definisce Hitler un grande uomo, é da sottoporre semplicemente a trattamento sanitario obbligatorio.
Mohammed Hannoun, il capo dei palestinesi in Italia, punto di riferimento della raccolta fondi per Gaza, é sottoposto a fermo assieme ad altri palestinesi, tra i quali moglie e figlia di Hannoun, per avere versato oltre il 70% dei fondi nelle casse dell’ala militare di Hamas. L’accusa é gravissima, essendo Hamas un movimento terroristico. Hannoun ha diritto di difendersi e di dimostrare la sua innocenza e seguiremo con estremo interesse lo sviluppo dell’inchiesta. Secondo gli inquirenti, il denaro raccolto in Europa attraverso diverse organizzazioni benefiche, ufficialmente destinate a scopi umanitari, verrebbe in realtà stornato verso Hamas per le proprie esigenze militari. L’inchiesta della Procura di Genova, che ha portato a diverse ordinanze di custodia cautelare, delinea i contorni di una cellula italiana, l’Associazione benefica di solidarietà con il popolo palestinese (ABSPP), integrata in una più vasta “arena europea”. Read the full story »
Come ogni anno La Giustizia, il suo giornale fondato nel 1886, dedica il Natale alla famosa predica di Camillo Prampolini pubblicata in occasione della ricorrenza del 1897. Quest’anno con una necessaria polemica. La Predica di Natale è stata di fatto rilanciata dal Comitato Prampolini fondato dal sottoscritto e dagli onorevoli Giuseppe Amadei e Antonio Bernardi. Era generalmente affidato a me il commento effettuato dinnanzi al busto di Prampolini ubicato sotto il porticato del Municipio di Reggio. Oggi il Psi, Italia viva e Più Europa mi sostituiscono non invitandomi nemmeno in tale commemorazione. Di più. Ieri a Massenzatico, frazione del comune di Reggio e residenza estiva della famiglia Prampolini, si é tenuta, in pompa magna, al teatrino locale, una conferenza di Pierluigi Bersani sempre dedicata alla Predica. Read the full story »
Dunque la partita della manovra si é conclusa. Hanno vinto tutti. La Lega che ha bloccato l’innalzamento, sia pure in prospettiva, dell’età pensionabile, Forza Italia che ha blindato la minor tassazione dei ceti medi, la Meloni che sia pur faticosamente ha tenuto insieme la sua maggioranza. Originale davvero la dichiarazione di Salvini secondo il quale “alcuni tecnici avevano previsto nei prossimi anni di allungare l’età per andare in pensione, di mettere altri mesi sulla schiena degli italiani. Io ho detto di no”. Si da il caso che ministro dell’Economia del quale quei tecnici sono dipendenti é il leghista Giorgetti, che del pressing salviniano deve aver subito non poche pressioni. Restano salve le misure del taglio di due punti (dal 35% al 33%) dell’Irpef per i redditi fino a 50mila euro, la rottamazione, gli affitti brevi, il prelievo concordato ai super profitti delle banche, i bonus edilizi e gli aiuti per le famiglie, nonché quello per gli investimenti delle imprese in beni strumentali. Read the full story »
I simboli segnano un’identità. O almeno così dovrebbe essere. Quando il Psi scelse il garofano, col congresso di Torino del 1978, si ricollegò direttamente alle sue origini e quando dal garofano tolse la falce e il martello decise di rompere decisamente e definitivamente col simbolo rivoluzionario che Bombacci propose al partito dopo la rivoluzione russa. Fu col congresso di Rimini del 1987. Quando, nel 1991, la tessera del Psi fu dedicata a Pietro Nenni era per la riconoscenza del suo vecchio leader, in occasione del centenario della nascita, per le sue lotte al nazismo (Nenni perse la figlia Vittoria nel campo di concentramento di Auswuitz), per la sua svolta autonomista del 1956, per la sua invenzione del governo di centro-sinistra, per l’unificazione socialista con Saragat. Read the full story »
Romagnolo come la piadina, deve la sua definitiva consacrazione nel mondo del calcio al Padova, dove approda, dopo un’annata nella Sambenedettese, nel 1970, nel campionato in cui la Reggiana si gioca il vertice di serie C proprio coi biancoscudati e con l’Alessandria. Nella città veneta Zandoli è la punta di diamante del trio offensivo delle meraviglie (il Padova non vincerà il campionato, ma il suo attacco sarà quello più prolifico) composto, oltre che da Zandoli, da Modonese e da Filippi. Visconti si innamorò di lui nella partita di ritorno, del maggio 1971, in cui la Reggiana prevalse nettamente, per 3 a 0, ma nella quale questo attaccante, esile e corto, mise in mostra tutte le sue qualità. Arrivò la promozione e la Reggiana doveva pur risolverlo questo problema del centravanti che mancava ormai dai tempi di Gipo Calloni. E d’estate si concluse vittoriosamente la caccia a Zandoli. Read the full story »
Coraggioso e inusuale 7 dicembre e trionfo di Shostakovich fin oltre le aspettative per questa sua “Una Lady Macbeth nel distretto di Mcesk”. Nulla a che vedere con Shakespeare e naturalmente e conseguentemente con la famosa opera di Verdi. Il giovane Shostakovich prese spunto dalla trama della novella di uno scrittore russo Nikolai Semerovich scritta nel 1865. E quando scrisse l’opera aveva solo 26 anni. Quando debuttò, nel 1934, ne aveva 28. E’ forse il suo capolavoro ancor più dell’opera più famosa e cioè “Il naso”. Parla di Katerina che uccide il suocero prepotente e lascivo, il marito e l’amante del suo amante, suicidandosi. Read the full story »