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Uno, dieci, mille Draghi

Non so se a Mario Draghi sia stata fatta la promessa di sgomitare dalla presidenza del Consiglio, accettando le reprimende di Salvini, le impuntature dei Cinque stelle, i mezzi sorrisi del Pd, per poter poi più tranquillamente trasferirsi al Quirinale nei primi mesi del prossimo anno. Read the full story »

2 Maggio 2021 No Comments 84 views

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Quel 30 aprile di 28 anni orsono
Vederli oggi quei fanatici che gettavano di tutto addosso al leader del Psi suscita solo tristezza e compassione. Per i protagonisti di tanto stupido settarismo. D’altronde tutte le rivoluzioni hanno le loro vittime designate e i loro carnefici. Quel 30 aprile di 28 anni orsono, oggi al centro di una pubblicazione di Filippo Facci, me lo ricordo bene.

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30 Aprile 2021 No Comments 110 views

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Come ricordare oggi un 25 aprile
Se volessimo uscire dalla solita retorica celebrativa di ogni 25 aprile e chiederci che cosa riteniamo attuale di quella dura e sanguinosa lotta che finì in una straordinaria giornata, penso che al primo posto debba ancor oggi essere esaltato il valore della libertà. Come scrisse in un ormai vecchio volume lo storico Claudio Pavone, non tutti combatterono la stessa guerra di liberazione. C’era chi combatteva una guerra patriottica dopo l’invasione tedesca dell’ex alleato a seguito dell’armistizio chiesto dal generale Badoglio l’8 settembre del ‘43 agli alleati, c’era chi combatteva una dura lotta di classe in nome dei principi del comunismo, che non si concluse magicamente il giorno della liberazione provocando in certe zone del paese, anche dopo il 25 aprile, vere e proprie esecuzioni di massa, e c’era chi conduceva la sua battaglia per portare l’Italia nel novero dei paesi democratici. Oggi quest’ultima guerra appare ancora attuale. Una parte consistente del pianeta é retta tuttora da regimi dittatoriali o autoritari. Evidente che se la Cina é un paese dittatoriale, perché esiste un solo partito, da decenni al potere, non si svolgono regolari elezioni e si incarcerano i dissidenti, la Russia, la Turchia, i paesi arabi, sono retti su democrature, come si diceva una volta, cioè su sistemi falsamente democratici, che prevedono più o meno libere elezioni, ma non il rispetto per le minoranze, anzi la loro persecuzione. Se ci pensiamo bene si tratta di un sistema in pericoloso avanzamento. E che in qualche forma, magari più edulcorata, sta prendendo piede anche in Europa, vedi l’Ungheria di Orban e non solo. In Italia questa malata concezione della democrazia é stata fatta propria dai Cinque stelle, nati col proposito di purificare la politica, perché quella precedente il loro avvento era considerata malata, tossica, infettiva, e poi con l’obiettivo di contestare la democrazia rappresentativa, anche se oggi alle prese con le loro divisioni (Casaleggio é ormai fuori gioco con la sua piattaforma Rousseau e rivendica il diritto di essere pagato come un affittuario creditore) e con le loro evidenti contraddizioni (sono nati col proposito di non allearsi con nessuno e si sono alleati con tutti, promuovendo a loro leader chi ha presieduto, con un’indifferenza ultra andreottiana, due governi di segno opposto). Hanno vaticinato il loro “uno vale uno” e sono caduti per impreparazione e imperizia scontrandosi con il valore del merito, hanno vantato la loro indifferenza agli incarichi e oggi stanno combattendo peril terzo mandato. In generale sta emergendo una tendenza, alla luce della crisi sanitaria ed economica che ha colpito il mondo intero tranne il paese che l’ha generata, di considerare la democrazia una sorta di intralcio. In fondo il modello cinese, con una semplice aristocrazia politica al potere, una velocità delle decisioni, una puntuale applicazione delle stesse, tipiche di regimi che non devono discutere, litigare, fronteggiarsi con le opposizioni in liberi Parlamenti e in istituzioni con contrappesi propri delle società democratiche, ha saputo alimentare il più alto sviluppo della storia in cosi poco tempo e per di più sconfiggere il virus per primo producendo l’unico Pil in attivo tra le grandi potenze. E oggi quel modello può consentire ai cinesi di diventare padroni della metà del debito americano, di mezza Africa, e di molti settori produttivi e infrastrutture europee. Il fascino di quel modello sta diventando un pericolo per le democrazie occidentali, ancor oggi sotto il mirino del fanatismo islamista e delle teocrazie mediorientali. Reggerà la democrazia? Questa la domanda inquietante che la stessa Oriana Fallaci si era posta nei suoi libri a fronte dell’avanzata del fanatismo. Reggerà a fronte del più pacifico e per questo più attraente sviluppo del modello cinese e dell’espansione di tanti sistemi autoritari che stanno facendo il bello e il cattivo tempo, come la Russia e la Turchia, nel mediterraneo? Un 25 aprile come questo deve essere caricato del valore della libertà conquistata e oggi tornata in pericolo, perché demolita da tanti interessi colpiti, da tante ingiustizie prodotte, da nuovi miti apparenti. Ricordo una frase di Sandro Pertini: “Non c’é nessuna riforma sociale che valga il venir meno della libertà”. E’ evidente che un continente provato da un’imprevista epidemia, da vecchie povertà che si stagliano all’orizzonte e da nuove tentazioni, possa anche pensarla diversamente. Compito dei socialisti di oggi é quello di difendere le istituzioni della democrazia e contemporaneamente, ma mai conflittualmente, di dare risposte ai bisogni dei popoli.

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27 Aprile 2021 No Comments 104 views

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Che sorpresa, la sinistra giustizialista

Dunque la proposta di istituire una Commissione d’indagine sullo stato della giustizia in Italia, che mi ero permesso di lanciare qualche settimana fa su queste pagine, ha trovato un riscontro positivo in Parlamento. E’ stata votata la sua calendarizzazione alla Camera dal centro-destra compatto, più Azione e Italia viva. Come sempre contrario il Movimento Cinque stelle, e questo era scontato anche dopo gli attacchi dell’illuminato folle (a proposito il popolo italiano nel 2018 a questo personaggio ha attribuito la stessa percentuale affidata al partito di De Gasperi, Moro e Fanfani). Read the full story »

27 Aprile 2021 No Comments 94 views

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Dodici indiani. E non ne rimase più uno

Così la Superlega è improvvisamente svanita sotto la pressione e le minacce dei governi nazionali e di quelli del calcio. E i 3,5 miliardi della J.P Morgan si sono volatilizzati. Dodici presidenti, delle più importanti società calcistiche d’Europa, finiscono alla berlina, come dodici illusi della peggior specie. Hanno tentato di farla franca fuggendo dalle regolari istituzioni calcistiche e non ci sono riusciti. La pagheranno cara, in termini di credibilità. I primi a cedere sono stati gli inglesi. Primo in assoluto il Manchester City e poi subito a ruota il Chelsea. In Inghilterra il calcio è una cosa seria e i tifosi non sopportano che vi possano essere regole nuove e divisioni tra ricchi e poveri. Tanto che la loro Coppa principale viene disputata da tutti, professionisti e dilettanti, che si scontrano tra loro. Come a sancire il principio di uguaglianza dei diritti nel mondo dello sport. I tifosi inglesi, e non solo il premier Johnson, hanno preso posizione e hanno manifestato il loro netto dissenso. I tifosi in Inghilterra sono ascoltati. Senza i tifosi non può esistere il calcio inglese che più d’ogni altro deve soffrire per la chiusura degli stadi, e forse prima di tutti gli altri li riaprirà. In Spagna il Barcellona ha subito tentennato e in Italia l’Inter è stata la prima a sbattere la porta. Poi l’Atletico Madrid. Read the full story »

21 Aprile 2021 No Comments 138 views

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La Lega dei super-ricchi
Non é che scopriamo oggi che il calcio é diventato un’industria. Dall’avvento del business televisivo le squadre non giocano più partendo dagli stessi diritti. Alla Juventus vengono messi e disposizione più del doppio dei milioni l’anno di quelli che vengono destinati al Benevento o al Crotone. Ma per arrivare a questo si é dovuto stabilire l’esistenza di una quota perequativa, il 50% del totale, che viene distribuita in parti uguali tra le diverse società. Altrimenti la differenza sarebbe ben più elevata.

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20 Aprile 2021 No Comments 147 views

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Per Gigi Covatta

Ciao Gigi, il più simpatico degli antipatici, il più dolce dei burberi. I socialisti non dimenticheranno i tuoi contributi fondamentali all’elaborazione di un progetto socialista, quale fu quello di Torino 1978, di un programma quale si determinò alla Conferenza di Rimini del 1982. Provenivi dal mondo cattolico con Livio Labor e Gennaro Acquaviva a dimostrare che era il Psi e non il Pci il naturale approdo della tradizione cristiana. Ti ho conosciuto quando, trafitto dall’ansia e dalla fatica e con una valigia pesante tra le mani, ti scaraventasti nel mio ufficio di segretario del Psi di Reggio Emilia annunciandomi la tua candidatura alle elezioni del 1979 nel mio collegio. Read the full story »

19 Aprile 2021 No Comments 124 views