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Via Emilia Santo Stefano. Ingresso da rifare (da Spazio Reggio)

31 Agosto 2026 122 views No CommentStampa questo articolo Stampa questo articolo
Usiamo le parole che tutti a Reggio dicono ma che nessuno scrive. L’ingresso della via Emilia da ovest, zona Santo Stefano, fa schifo. E mi meraviglio che il Comune non abbia posto rimedio alla realizzazione di un progetto strampalato e offensivo della sensibilità dei reggiani. Quello che urta di meno è la scultura di Gerra, che hanno fatto diventare un grande scultore mentre era un pittore bravo ma non di livello nazionale. Ma le generose donazioni della moglie di lui valgono un qualche riconoscimento nella provincia di Mazzacurati. A Parma l’ingresso del centro storico è anticipato da una tradizionale fontana. A Reggio siamo più avanti. E procediamo con la modernità. Immeditamente dopo ci si imbattte in due muraglioni in cemento sporchi assai e in uno con inserimento di un bagno pubblico. Che serve, ma all’ingresso della città servirebbero più i monumenti storici delle latrine che non sono una nostra esclusiva. Se si volevano ricordare le vecchie mura bisognava costruirle in sassi com’erano e non in cemento. Ma qui tutto è cementificato. Ci sono alcune bare o panchine in cemento, un bar cementificato. E la gente pare che non passi più di lì per paura di essere cementificata anch’essa. A cosa servano i panconi a forma di bare non è dato sapere. D’estate non si siede nessuno perché le bare cementificate bruciano e le persone rischiano di incenerirsi prima della morte. D’inverno gelano e chi si mette seduto rischia di ghiacciarsi e di diventare un pesce congelato. E poi a filo della via Emilia chi si siede col rischio di essere investito e con la certezza di essere sopraffatto dai gas di scarico dei tram? Nello spazio a sinistra, primo edificio di accoglienza al centro storico di Reggio, ecco che si erge uno stabile ormai marcescente a cui nessun bonus, neanche del 110/100, è riuscito a far breccia nella volontà di restaurarlo. Il Comune poteva insistere se non costringere per decoro urbano al rifacimento della facciata. O individuare un soggetto interessato all’acquisto. E che dire poi di una insegna penso sopravvissuta come le anfore romane ed etrusche al tempo dei tempi e cioè la scritta dell’autoscuola Gianferrari anche da me frequentata nel 1970 almeno 56 anni fa. Un quadro non edificante, dunque. Cosa fare adesso? Abbattere i due muraglioni che non hanno senso alcuno e men che meno storico e allungare il prato verde fino al confine della via Emilia costellato da stradine in sabbia o ghiaia. Ricostruire il bar in vetro e rifare la facciata della casa in rovina. L’autoscuola Gianferrari può aspettare tempi migliori per avere un encomio al servizio recato alla città. E coloro che vengono da Parma, città ducale e di Maria Luigia, possono trovare un’accoglienza meno edificante per loro e più soddisfacente per noi.

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