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Guccini l’arte e il Psi

17 Agosto 2026 160 views No CommentStampa questo articolo Stampa questo articolo

Dico la verità. A me, quando muore un artista, l’unica cosa che non mi viene in mente é chiedermi per chi votava. Ho amato Dario Fo ed era più comunista del Pci e anche Giorgio Albertazzi, quando recitava Shakespeare era insuperabile, anche se militava nella Rsi (per la verità vi bucicava lo stesso Fo da ragazzo). Invece tutti quelli che hanno criticato De Gregori per la sua valutazione sull’impegno politico si sono messi a cercare dichiarazioni di Francesco Guccini che, dopo morto, avrebbero dovuto rivelare la sua vera identità politica. Preferisco l’identità di quella persona che incontra dieci anni dopo una ragazza e racconta la nostalgia anche del colore delle stoviglie, e pure il candore delle Osteria di fuori porta che “sono tutte morte” come l’epoca della nostra gioventù. O quella del bimbo che ama il vecchio perché gli racconta un mondo che non ha vissuto e gli piace stare con lui perché i suoi coetanei non hanno nulla da raccontargli che già non sappia. Preferisco un amore consumato al venerdì santo quando “muore il signore e tu muori amore tra le mie braccia”. Do maggiore, mi minore, fa e sol7. O quello di una piccola città “bastardo posto, appena nato ti compresi o fu il fato che in tre mesi mi spinse via”. Do, fa, do, fa e sol. E la dolce e triste melodia di Silvana, morta in un incidente sull’autostrada a 24 anni nel 1966, un’amica a cui dedicare una canzone imperitura che iniziavamo in la maggiore. Per non parlare di Auschwitz o di Dio é morto, come sentenziava Nietscke che lo seppelliva già più un secolo prima. Preferisco l’artista al politico quando c’é arte. Quando c’é solo politica e vi si sovrappone una presunta arte cambio programma. In Francia hanno mai chiesto per chi votava Brassens o Brel, o Leo Ferrè o Aznavour? E parlo della Francia che é anima pulsante dei nostri cantautori. Di tutti, da Guccini a De André a Paoli a Lauzi e anche a Gaber e Jannacci. Per non parlare di Conte che ha piemontizzato il francese. Dal francese al milanese Nanni Svampa tradusse Brassens con rara efficacia. Non c’entra proprio un bel mulla Dylan e non c’entrano gli americani. E non c’entrano i Beatles. Anzi i nostri artisti sarebbero nati e vissuti a prescindere dai Beatles. Sono stati un fenomeno italiano che assorbiva il meglio della canzone d’Oltralpe. Che la Francia ci abbia preceduto nella politica é noto, ma anche nella canzone. Per un certo verso ha fatto eccezione il solo Modugno, un antesignano che scriveva L’uomo in frack lo stesso anno in cui il Festival era vinto dalla melensa Tutte le mamme. Fenomeno italiano Mimmo con radici pugliesi, siciliane e ancor più napoletane. Per chi votava Modugno? Ma le sentite quelle parole armoniche che si accalcano sui versi “Il fiume scorre lento, frusciando sotto i ponti, la luna splende in cielo, dorme tutta la città. Solo va un vecchio frack”. De André era anarchico. Vagamente anarchico. Come Malatesta, come Gori, come Bakunin. L’avrà letto De Andrè Bakunin? Ne dubito. Avrà invece letto Witman e soprattutto Edgar Lee Master visto.che dell’Antologia di Spoon River ci fece un disco. Lui non votava. E vabbé Guccini ha dichiarato di non essere mai stato comunista e di aver sempre votato Psi. Apriti cielo. Questa sigla in Italia non é più pronunciabile. In tanti lo ricordano come libertario, rosselliano, azionista, radicale (si era anche iscritto nel 1987 al Partito radicale), ho letto anche che era socialdemocratico per non dire che era socialista e soprattutto che votava Psi, il che é proibito dalle legge dell’attuale comunicazione. Non si può dire. Forse non si può neanche comunicare. Invece é cosî. E dico.di piu. Guccini partecipava alle riunioni della commissione cultura del Psi bolognese. Me lo ricordò Franco Piro, il socialista eretico. Questo é troppo. Bisogna cancellarlo. Come é quella storia dell’Incontro? “Siamo qualcosa che non resta, frasi vuote nella testa e il cuore di simboli pieno”? Ecco, appunto…

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