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La sinistra che fa piangere

19 Aprile 2021 97 views No CommentStampa questo articolo Stampa questo articolo

Lasciamo d’un canto Gaber, ma oggi le distinzioni tra destra e sinistra sono sempre più applicate agli atteggiamenti. Ad esempio, la tristezza é di sinistra, la gioia di destra. E’ sempre stato un po’ così essendo la sinistra più vicina ai poveri e dunque in condizione di mostrare la sua sintonia con chi al mondo non stava per niente bene, mentre alla destra si confaceva un migliore atteggiamento dovuto al prevalente stato sociale dei suoi referenti. Anche se Turati, anche per questo espulso dal Psi nel 1922, era dotato di una laica ironia e anche autoironia, che lo fecero perfino sorridere della rivoluzione sovietica. Venne per questo contestato al congresso del 1919 e volle riprendere il discorso promettendo di parlare “come un notaro che legga un testamento”. Così le tensioni si placarono. Poi le cose si sono trasformate, tanto che oggi la destra fa più presa nei ceti popolari, avvenne anche col fascismo, e la sinistra appare più in armonia con le famiglie dei quartieri alti. Eppure la sinistra appare ancora più triste. Forse per conquistare coloro che hanno scelto altre strade. Pensiamo al volto scavato ed emaciato dell’ex segretario della Cgil Antonio Pizzinato, che aveva studiato in Urss e dai sovietici aveva imparato una loquacità modesta sempre accarezzata da una tendenza al mistero. Lo stesso Berlinguer era contrario alla risata. Si concedeva un timido sorriso solo nei rari momenti di festa. Che dire di Fassino, esangue, spettrale. Per trovare D’Alema sarcastico dovevi pungolarne l’acida reazione. Ma oggi? Ecco, Renzi davvero non poteva reggere alla cultura della tristezza. Per questo non era considerato di sinistra. Forse per questo deve avere pensato alla scissione. Oggi poi a fronte della pandemia si sono anche capovolte le attitudini al rigore, in economia tipiche della destra, e allo sviluppo, tipico della sinistra, almeno di quella intelligente. Pare che il rigorismo sia di sinistra e l’aperturismo di destra. Che sia per via dei commercianti e degli artigiani che la destra, ma non si capisce perché, sente come suoi e la sinistra no? E che dire degli stessi virologi che si dividono in due: sono di destra Zangrillo e Bassetti, di sinistra Galli e forse Brusaferro.In effetti se andiamo indietro nel tempo la sinistra, quella non riformista, era solita crogiolarsi nelle crisi trovandosi meglio a suo agio a fronte di cataclismi più o meno naturali. La sinistra ambientalista a fronte delle inondazioni, dei terremoti, delle varie catastrofi che si verificano nel mondo per dimostrare le sue ragioni. La sinistra rivoluzionaria a fronte dei collassi finanziari come quello di Wall Street o del 2008 per dimostrare che il capitalismo non può che produrre, come aveva profetizzato Marx, da sé solo le sua deflagrazione. Oggi di tutto questo é rimasta la sinistra dei salotti, anch’essa in crisi per il virus. Quella a caviale e champagne, altro che vino di destra. E che flirta coi Cinque stelle, che almeno avevano a capo un comico. Che sia per una spruzzata di allegria che le é sempre mancata che si vogliano accompagnare con loro? Oddio, poi vedo Toninelli, Buffagni, Di Battista e allora rivaluto, per spirito ironico, non solo Berlinguer, ma anche Fassino e perfino Pizzinato e soprattutto D’Alema. E piombo nella più cupa tristezza. Come tutti i dirigenti di sinistra.

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