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Lo stato democratico e i vinti

2 Maggio 2021 260 views No CommentStampa questo articolo Stampa questo articolo

Ma sì, vi confesso che anche in questo caso il mio pensiero coincide con quello di Sansonetti. L’Italia é diventato un paese vittima di predicazioni assolutiste e populiste del tipo: “Chi ha sbagliato deve pagare”. Oppure parafrasando quel tale di Alto gradimento: “In galera”. Capita così che sia difficile oggi affrontare una questione delicata che attiene alle responsabilità politiche e materiali negli anni di piombo. Fu un periodo Il ricorso alla lotta armata convinse migliaia di giovani a rovinare la vita altrui e anche la loro. Personalmente combattei quegli anni dalla trincea del riformismo, una sorta di eresia, com’é definita nel libro del mio amico Bruno Pellegrino. Noi, gli eretici, anticipatori di una tendenza oggi da tutti abbracciata, spesso deformandone il significato storico, noi, democratici già allora, siamo gli unici, combattenti non violenti di una aberrante ideologia ispirata al marxismo-leninismo più estremo, condita coi miti del Che, dei tupamaros e del vietcong “che vince perché spara”, ma anche della parola d’ordine “uccidere un fascista non é reato”, noi che possiamo, dall’altra parte della barricata come siamo sempre stati, considerare quella guerra davvero conclusa e chiedere di fare i conti, quaranta e più anni dopo, con quelle decisioni a suo tempo richieste a gran voce dal presidente Cossiga. E oggi siamo chiamati a fare i conti con tanti anziani signori che hanno cambiato la loro vita, si sono sposati, hanno avuto figli e nipoti, si sono ammalati e alcuni sono morti. Molti hanno pagato il loro conto con la giustizia, altri hanno preferito pagarlo fuggendo all’estero. La Francia, grazie all’estensione della legge Mitterand, ne ha accolti diversi. Oggi ritornano con la prescrizione alle porte, mentre secondo la legge francese tale provvedimento é già scattato. Non mi sorprende la litania dei tanti giustizialisti che stanno infestando la democrazia italiana. Non mi sorprende a maggior ragione la posizione odierna di chi durante gli anni di piombo stava, almeno politicamente, dall’altra parte, flirtava con gli stessi miti, criminalizzava il commissario Calabresi, eccitava gli animi contro “l’assassino dell’anarchico Pinelli”, tendeva trappole a Walter Tobagi, resuscitava il ritornello della fermezza durante il rapimento di Aldo Moro, cosi come non mi stupiscono le declamazioni di tanti che alla vecchia teoria della fermezza, il cui autentico significato era che bisognava “star fermi”, uniscono il pronunciamento della gloria per la vittoria contro un nemico già sconfitto quarant’anni fa. Avvenne anche col fascismo, come se fosse stato in questi decenni sempre dietro l’angolo, alla stregua di un nemico invisibile, ma in realtà inventato per ragioni politiche. Un’ombra che serviva per oscurare i nostri troppi misteri. Come in questa occasione, dovuta alla consegna, evviva, degli ex terroristi degli anni settanta. Una medaglia, un orpello da mettersi all’occhiello. Non mi sono mai piaciuti i vincitori che non hanno fatto la guerra. Quelli che si fregiano di tanti riconoscimenti senza averli meritati. Non mi sono mai piaciuti i vincitori che calpestano i vinti. E penso che abbia ancora una volta ragione la famiglia di Luigi Calabresi: la moglie del commissario che già non si oppose alla grazia concessa a Ovidio Bompressi per motivi di salute, e oggi sul Corriere il giornalista Mario, già direttore di Repubblica, che precisa: “Come mia madre e i miei fratelli, non riesco a provare alcuna soddisfazione. L’idea che un uomo anziano e molto malato (Giorgio Pietrostefani) vada in galera non è di alcun risarcimento per noi”. Ecco anch’io, che provengo da una città, Reggio Emilia, che diede un contributo non indifferente, in termini di adesioni, alla nascita delle Bierre, che ho combattuto senza paura da un versante socialista autonomista e riformista, non riesco a provare gioia. La provai quando i violenti vennero sconfitti dai democratici, dopo anni di lotte sanguinose. Non la provo oggi alla notizia dell’arresto di anziane persone nella maggior parte dei casi profondamente cambiate, vinte, sfinite, raggrinzite e con pochi anni da vivere ancora. Non ci riesco proprio.

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