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Caro Aldo, grazie

1 Giugno 2021 167 views No CommentStampa questo articolo Stampa questo articolo

Quando ci incontrammo per me era solo una voce. Una voce nasale, carismatica, radiofonica, che ascoltavo quasi ogni sera. Una voce controcorrente, un po’ eretica dati i tempi. Dovevo immaginare che si trattava di un socialista, visto che si era creata un’empata immediata tra me e lui, anzi tra me e lei. Ci incontrammo in piazza del Pantheon, in un appuntamento fissato da Gigi Covatta che mi aveva proprio rivelato i trascorsi socialisti di Aldo Forbice, alla Uil e alla Rai. E così la voce si incarnò. Un caffè insieme nel bar a fianco del famoso ristorante da Fortunato bastò a far scattare la scintilla. Aldo Forbice mi conosceva dai tempi del vecchio Psi, anche lui solo di nome. E mi chiese esplicitamente di poter collaborare con l’Avantionline, con una rubrica intitolata proprio “La sforbiciata” , auto ironica parafrasi di se stesso. E cominciò il suo racconto proprio da quando, poco più che ventenne, lui catanese d’origine (era nato nella città etnea nel 1940), iniziò a collaborare col quotidiano socialista grazie ai direttori dell’epoca Franco Gerardi e Gaetano Arfé, con l’Avanti che disponeva di due redazioni, una a Roma e l’altra a Milano. Anni densi di conquiste sociali grazie ai governi di centro-sinistra a partecipazione socialista. Poi, nel 1969, l’anno della nuova scissione socialista che si consumò in luglio mettendo in minoranza Nenni e i seguaci di Saragat che l’unificazione intendevano difenderla, Aldo venne assunto alla Rai e iniziò il suo tirocinio giornalistico (dirigerà il giornale Radio su Rai tre e sarà capo redattore del Tg1 per molti anni). Nel 1970 condusse in Rai (era egli stesso sindacalista iscritto allo Uil) la trasmissione Turno C, la prima interamente dedicata al mondo del lavoro e alle sue agitazioni che avevano registrato il culmine in quell’autunno caldo dell’anno prima. Scrive negli anni settanta diverse opere sul sindacato tra le quali vale la pena citare “Il sindacato dei consigli, Verona, 1974, “Austerità e democrazia operaia. Intervista a Giorgio Benvenuto, Milano, 1977, “L’autunno caldo 10 anni dopo”, Lerici, 1979, ma anche “Giacomo Brodolini dalla parte dei lavoratori, Lerici, 1979, mentre a Bruno Buozzi, il socialista rimasto ucciso alla viglia della liberazione di Roma, che era stato il più vicino a Filippo Turati negli anni dell’esilio parigino, dedicò il volume “La forza tranquilla. Bruno Buozzi, sindacalista riformista”, Milano, 1984. Ma la fama di Aldo Forbice é dovuta alla trasmissione radiofonica Zapping, che ci ha tenuto ininterrottamente compagnia dal 1994 al 2012, della quale Forbice é stato abile e disincantato cerimoniere. Le telefonate che gli arrivavano erano le più disparate, e la voce inconfondibile di Forbice rimbalzava in un misto di gentilezza e di Inossidabile difesa delle sue idee. Che mi apparivano quelle mie, nostre, le solite, quelle un po’ disincantate e controcorrente che avevano fatto del Psi un partito unico. Ai socialisti Forbice dedicò altre fatiche. A Walter Tobagi un libro edito nel 1989, che comprendeva una raccolta dei suoi scritti. A Matteotti, ancora a Buozzi e a Colorni un nuovo volume edito nel 1996. Negli anni duemila due libri su Ignazio Silone. Ma Forbice era anche un appassionato d’arte e sugli artisti contemporanei pubblicò nel 1991 il libro “Artisti, mercato & società. Con 22 interviste ai protagonisti dell’arte contemporanea: Achille Bonito Oliva, Attardi, Baj, Bentivoglio, Brindisi, Calabria, Cattaneo, Ceroli, Cordio, Cucchi, Dova, Gonzales, Greco, Guida, Mastroianni, Paternesi, Pomodoro, Schifano, Sughi, Turcato, Vaccarone, Vespignani, Firenze, Le Monnier, 1991”. Finì, ovviamente, per occuparsi della Rete e del nuovo fenomeno del grillismo contro il quale usò parole insolite e preveggenti nella sua trasmissione. Tornando a Zapping mi confidò quella sera, dinnanzi a un tavolino di piazza del Pantheon e una tazzina di caffè vuota da tempo, la sua amarezza per l’abbandono forzato. Di natura politica? D’altronde Aldo aveva maturato una buona pensione. Perché lamentarsi? Perché non ritirarsi in campagna con la famiglia, come sollecitava in una sua canzone Giorgio Gaber, perché chiedere ancora un posto di di combattimento in una trincea peraltro malmessa, proprio sul mio Avanti? Una volts un’anziano socialista ebbe a confidarmi: “L’impegno politico (potremmo qui aggiungere, nelle sue diverse forme, attivo, giornalistico, storico) se lo hai iniziato da ragazzo si trasforma in una malattia inguaribile, se invece lo hai cominciato a 50 anni, passa subito, come un’influenza”. Aldo Forbice, che ci ha lasciato in una data dedicata a una battaglia vinta, apparteneva alla prima categoria e non ha mai smesso di combattere con la penna e soprattutto con la voce.

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