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La vergogna di Kabul

14 Agosto 2021 201 views No CommentStampa questo articolo Stampa questo articolo

Mancano pochi giorni alla caduta di Kabul nelle mani dei talebani. Dopo vent’anni di guerra, o di simil guerra, tra i talebani e il resto del mondo, sta accadendo quel che in molti paventavano, ma che per i più distratti appariva impossibile: la vittoria degli estremisti afghani. L’esito umiliante della guerra in Afghanistan non é paragonabile a quello in Vietnam, perché in Estremo oriente, al tempo della guerra fredda, si fronteggiavano mondi contrapposti. E i Vietcong erano pesantemente appoggiati dall’Urss e dalla Cina. Tanto che durante le manifestazioni di protesta anti americana i comunisti si esaltavano al grido: “Russia e Cina unite in Indocina”. E non é neanche paragonabile alla guerra di Corea dei primi anni cinquanta, finita con un onorevole uno a uno, uno stato occidentale e uno comunista: con tanti saluti a chi si é trovato a vivere con i predecessori di Kim. No, non è come la prima e la seconda guerra all’Iraq, conclusa con la liberazione del Kuwait e con la tragica morte di Saddam. E non è come in Libia e come in Bosnia dove, con tutti gli errori e le conseguenze scaturite, almeno non si é tornati alla situazione precedente. La conclusione della seconda guerra dei venti anni, iniziata col favore dell’Onu e di mezzo mondo, compresa l’Italia, alla luce dell’attacco di Al Qaeda alle torri gemelle dell11 settembre, si é rivelata un autentica Caporetto, senza possibilità di Vittorio Veneto. E la vittoria dei talebani ci riporta a vent’anni fa, al loro dominio assoluto e pericolosissimo. Il generale Marco Bertolini, capo di stato maggiore Isaf, individua in due ragioni l’esito della umiliante disfatta: l’errata volontà di occidentalizzare l’Afghanistan e le diverse regole d’ingaggio dei contingenti militari inviati dalle diverse nazioni sul fronte afghano. Che la difficoltà di esportare la democrazia con le armi, concetto in sé non disprezzabile perché é andato a buon fine in diversi stati europei, dalla Germania all’Italia, non possa funzionare in paesi che hanno ben altre tradizioni, non era difficile comprenderla fin dall’inizio. La democrazia imposta all’Iraq, lo ha ricordato opportunamente Pierferdinando Casini, ha generato l’emarginazione sunnita da cui ha preso alimento la rivolta terroristica dell’Isis. Bertolini ha giustamente ricordato che in Afghanistan non esistevano partiti, ma solo gruppi etnici. Quali elezioni democratiche si saranno tenute? Le regole d’ingaggio del contingente internazionale affidavano solo agli americani e ai britannici l’uso delle armi, mentre gli altri erano tenuti a giustificarsi di fronte ai rispettivi parlamenti che l’eventuale uso delle armi fosse stato adottato in forma difensiva. In poche parole potevano sparare se gli sparavano addosso per primi. E’ una guerra, questa? I morti della coalizione superano i tremila, tra cui 53 italiani, e in molti si domandano alla luce del risultato se ne valesse la pena. Dopo vent’anni la guerra appannaggio dei talebani rischia di generare probabili conseguenze. Ne richiamo tre, pesantissime. Il ritorno dei tagliagola al governo in Afghanistan li proietterà sul carro dei trionfatori in tutto il mondo estremista e violento. Diventeranno il simbolo della vittoria contro il mondo occidentale e il loro potere sarà giustificato dalla batosta inflitta alla nazione più potente del mondo, il trionfo di Davide contro Golia, appunto. Il loro trionfo, poi, potrà fungere da base per la ripresa del terrorismo in Europa, dopo la fase di sosta dovuta allo smantellamento dello stato islamico che il terrorismo promuoveva e finanziava. L’avanzata dei talebani, infine, e la prossima caduta di Kabul, stanno già ora provocando un’ondata di profughi nell’ordine delle centinaia di migliaia che presto potrebbero trasformarsi in milione. Vivere coi talebani risulta impossibile per chi lo ha fatto per anni a fronte del massacro degli oppositori, ma anche degli omosessuali, della schiavizzazione delle donne costringendole a indossare il burqa e a stare a casa. Non lasciare soli gli afghani che passano le frontiere né quelli che decidono di non fuggire (anche l’Italia ha il dovere di accoglierli, in quanto profughi, in base al precetto costituzionale) é un dovere per la comunità internazionale. Lasciare il campo libero alla distruzione e all’assassinio é un atto di viltà e di tradimento dei principi che stanno alla base delle dichiarazioni dei diritti dell’uomo. Quel che il presidente Trump aveva concertato per il disimpegno americano coi talebani e che Biden ha sostanzialmente fatto suo si rivelerà una clamorosa illusione. E il mondo, e soprattutto l’Europa, torneranno indietro di vent’anni, alla fase precedente l’attacco alle torri gemelle.

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