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A proposito della liquidazione del Psi e altro

13 Settembre 2021 59 views No CommentStampa questo articolo Stampa questo articolo

L’Avanti mensile diretto da Claudio Martelli pubblica a tutta pagina l’atto di scioglimento del Psi a cui fece seguito quello della nascita del Si. Che significa? Significa due cose. Che i firmatari di quella mozione che prevalse al Congresso dell’autunno del 1994 portano la responsabilità della fine di un’esperienza centenaria e che gli stessi non possono fregiarsi dello stesso nome che hanno assunto in continuità con la nuova sigla nel 2008. Ragioniamo sul primo punto. Il Psi é finito per responsabilità di Boselli, Nencini, Pia Locatelli, Roberto Villetti, Luca Cefisi? Soltanto uno sprovveduto lo può pensare. Il Psi finì già con le elezioni della primavera precedente, passando dal 13,7% del 1992 al 2,1% dell’aprile del 1994. Questo a causa di tre elementi strettamente connessi l’uno all’altro: la fine del comunismo e la delegittimazione politica dell’intero sistema politico italiano fondato, anche nei suoi assetti amministrativi assai pesanti, sul contrasto, non solo italiano ma internazionale, tra comunismo e anticomunismo, i referendum di Mario Segni, che trasformavano la legge elettorale in prevalentemente maggioritaria, l’assalto all’arma bianca dell’operazione Mani pulite. Alla luce dell’insieme di queste tre circostanze, che anche il gruppo dirigente del Psi non seppe o non volle affrontare come richiesto, crollò non solo il nostro partito ma l’insieme dei partiti politici italiani: prima il Pci, trasformato in Pds e in Rifondazione comunista, poi la Dc che si divise in due tronconi, il Ppi e il Ccd e il Psi, che si frantumò dando vita non solo al Si, ma al Psri di Manca e Cicchitto e al Movimento liberalsocialista di Intini-Boniver, che poi Intini trasformò in Ps aderendo assieme al Si e al gruppo di Martelli allo Sdi nel 1999, e qui mi fermo. Ma anche il Psdi, il Pri e il Pli non ebbero miglior sorte. Pochi mesi dopo perfino il Msi diede vita ad Alleanza nazionale. Attribuire qualche responsabilità, rispetto alla fine del Psi, ai nomi messi in calce a un atto notarile é come sostenere che la fine del fascismo é stata generata, non dall’alleanza con il nazismo e dall’entrata in guerra, ma dall’ordine del giorno Grandi. Il Psi consumò in due anni, dal 1992 al 1994, circa l’85% del suo bacino elettorale. Si può obiettare che poi i diversi partiti generati dal Psi non siano stati capaci di andare oltre. Hanno fatto ben peggio le sigle che si rifacevano ai nomi del Pci e della Dc. Era complicato, per non dire impossibile, far rinascere partiti storici in un sistema non più identitario. Se quell’atto di liquidazione di un nome non fosse stato approvato saremmo stati in una situazione diversa? Non credo. Lavorate sui ricordi. Avete presente gli umori della base socialista e dell’elettorato italiano nei confronti della (falsa) rivoluzione giudiziaria? Avete presente gli umori di entrambi rispetto alla promulgazione di un semplice avviso di garanzia? I tanti che oggi omaggiano Craxi, e fanno bene, si ricordano delle parole che essi stessi spendevano in quel frangente? Ora non capisco che cosa voglia significare quest’accusa latente rispetto a un atto formale di liquidazione. Tenete presente che il sottoscritto all’epoca non aveva partecipato al congresso e non aveva aderito al Si. Ma si vuol forse concludere che la Costituente del 2007 non aveva diritto di battezzare il partito come Ps e poi di aggiungervi la i? Questo é evidentemente il secondo intento. E perché mai? Si aggiunga che nei giorni scorsi é giunta al segretario del Psi e all’amministratore una diffida all’utilizzo della grafica e della parola Avanti da parte di Stefano Carluccio, direttore responsabile del mensile Avanti, diretto da Claudio Martelli. Si vuole delegittimare il Psi, tentando di sottrargli il nome, e il giornale che dirigo, sottraendogli il titolo di Avanti? E’ un attacco senza precedenti e proprio in piena campagna elettorale. Mi ero illuso che i due Avanti potessero conciliare il loro cammino sotto lo stesso tetto socialista, che ognuno potesse svolgere la sua funzione per gli ideali comuni. Mi ero illuso che l’esperienza e l’intelligenza di Claudio Martelli potessero costituire un utile contributo allo sviluppo dell’iniziativa socialista. Ho tentato più volte, attraverso una lettera personale e più di una telefonata, a convincerlo che si poteva collaborare. Che un conto era un giornale online e un conto un mensile su carta (che per la verità Carluccio aveva proposto al Psi e il Psi aveva condiviso, poi Carluccio si é reso irreperibile). Avevo avvisato poi gli organi dirigenti del Psi del chiaro intento liquidatorio, questo sì, della nostra esperienza. Mi era parso evidente che la linea intrapresa fosse quella del conflitto e della transumanza. Siamo arrivati ai pugni in faccia. Personalmente ne sono particolarmente colpito per i rapporti che mi hanno storicamente unito a Martelli. Non ritenevo neanche concepibile essere oggetto, come direttore dell’Avanti online, di una sua richiesta di inibizione. Non lo credevo neanche pensabile.

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