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Quale sinistra delle libertà?

15 Settembre 2021 100 views No CommentStampa questo articolo Stampa questo articolo
l sistema politico italiano era anomalo e tale in fondo é rimasto. L’Italia é stata, fino al 1989, l’unico paese europeo con la presenza di un forte partito comunista, egemone a sinistra, e conseguentemente l’unico paese europeo che non aveva conosciuto un’alternativa politica.

La sinistra però, soprattutto per merito della sua componente socialista, aveva saputo conquistare obiettivi di maggiore giustizia sociale e di maggiore libertà, questi ultimi, difesi a suon di referendum abrogativi pretesi dalla Dc su argomenti come divorzio e aborto, dopo l’approvazione di leggi firmate dal socialista Loris Fortuna. E sottoposte a consultazioni popolari in cui destra integralista e sinistra liberale si fronteggiarono anche aspramente, con quest’ultima sempre vincente. Dopo l’89, e i segnali si manifestarono già con l’esplosione elettorale della Lega tra il 1990 e il 1992, con i referendum Segni, il primo sulla preferenza unica del 1991 che ottenne inaspettatamente il quorum, cui seguì quello elettorale, e soprattutto con l’entrata a gamba tesa della magistratura attraverso un’azione strabica contro i partiti politici, ma non tutti, l’Italia fu l’unico paese europeo a subire il crollo dell’intero sistema politico. Ne nacque però uno altrettanto anomalo con partiti nuovi ed estranei alla storia italiana che si contrapponevano attraverso un bipolarismo inesistente e destinato a finire anche prima della legge che l’aveva originato. La sinistra italiana, condensata in un partito diventato socialista senza dirlo e chiamato all’americana, non si presenta più sul tema della giustizia come, con qualche fatica, seppe presentarsi al tempo del referendum sul divorzio e l’aborto e soprattutto in quello del 1987 sulla responsabilità civile dei giudici, purtroppo vanificato dalla successiva legge Vassalli. Cos’é successo? Il Pd si irrigidisce sul Ddl Zan che più che estendere i diritti dilata le pene e mette freni alla libertà di espressione, ma non aderisce ai sei referendum sulla giustizia, promossi anche dalla Lega. Come mai? Si va formando una destra delle libertà e una sinistra delle penalità? Sarebbe eccessivo pensarlo. Anche perché, se si può prendere atto dell’evoluzione della Lega che dai cappi é passata al garantismo, ma non per gli immigrati che invece possono penare in mare di fronte a porti chiusi, mentre l’amico della Meloni, Orban, ha manifestato anche al Papa la sua più assoluta chiusura anche rispetto all’accoglienza dei profughi, una rondine non fa primavera. A sinistra, e non penso solo al Pd, quando si parla di giustizia, da trent’anni in qua, si elevano veti e difese a riccio sui privilegi e gli arbitrii dei magistrati. Pare che la sinistra attuale abbia assunto la sua legittimità da Tangentopoli e da una falsa rivoluzione giudiziaria il cui primo prodotto non fu la presa del Palazzo d’Inverno, ma la discesa in campo e la vittoria di Berlusconi. In Italia, mentre in tutta Europa é all’avanguardia in tutte le battaglie di libertà e di diritti dei cittadini, la sinistra balbetta quando si parla di giustizia. E’ come se vi fossero dei crediti da pagare per eventuali privilegi accordati. O almeno questa è la sensazione più accreditata. Mi ha molto impressionato una frase di Letta, ostile ai referendum perché “le riforme si fanno in Parlamento”. Ma, questo riguarda anche il tema dell’eutanasia, perché allora il Parlamento non le fa? Esca dall’ipocrisia il segretario del Pd e dica chiaramente che il suo partito è contrario alla separazione delle carriere dei magistrati, perché il partito dei magistrati non le vuole, che é contro una responsabilità civile individuale di colui che sbaglia, perché i giudici non sono d’accordo, che é contro la riforma del carcere preventivo, perché si sottrae al Pm una delle prerogative più abusate ed é contrario alla modifica della procedura oggi necessaria per le candidature al Csm perché il suo vice presidente e i suoi alleati non ne condividono gli effetti. Sarebbe più chiaro, anche se diversi esponenti del suo partito, cito su tutti Goffredo Bettini, hanno apposto la loro firme a diversi referendum, anche se non a tutti. Esca il Pd dal dogma secondo il quale la magistratura non si tocca, soprattutto oggi, dopo tutte le denunce per le lottizzazioni politiche e i reati compiuti dal Csm. Dopo che l’intero assetto giudiziario ha perso credibilità e consensi. Restare con le mani in mano é più di una negligenza, é una complicità. Si tolga la maschera post Tangentopoli di una magistratura onnipotente che giustizia gli infedeli e si metta l’elmetto per combattere una battaglia di libertà e di civiltà. Non sarà facile. Il Pd, tra cene e poltrone assunte nell’organo delle toghe, ha svolto un’azione di garanzia degli assetti consolidati. In nome di una protezione reciproca. Non può, non deve, accorgersi che tutto è destinato a crollare e a rischiare di rimanere lui sotto le macerie.

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