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Ricordo di Felisetti

23 Ottobre 2021 204 views No CommentStampa questo articolo Stampa questo articolo

La prima volta che lo vidi ero un bambino. Coi miei genitori abitavamo in affitto in una camera e cucina di un vecchio stabile di via Baruffo. I carri arrmati sovietici avevano invaso l’Ungheria nell’autunno del 1956 e il Psi di Nenni si era schierato dalla parte degli insorti, il Pci di Togliatti dalla parte degli invasori. Quattro o cinque persone avevano fatto irruzione nella cucina di casa mia. E mia madre aveva posto un blocco. “Lì non si entra”, mi aveva ordinato, “perché ci sono i socialisti”. Seppi più tardi che si trattava di una riunione segreta della futura corrente autonomista e nenniana che intendeva rompere il patto d’unità d’azione tra Psi e Pci a seguito del dramma ungherese, corrente contestata dalla cosiddetta sinistra che invece non intendeva mollare la presa. A Reggio Emilia la posizione filo comunista nel Psi avrà la prevalenza fino alla scissione del Psiup del gennaio 1964. Tra i pionieri dell’autonomismo socialista, oltre a mio padre Stefano, c’era appunto Felisetti, con Sergio Masini e Angiolino Brozzi. E Felisetti, anzi l’avvocato Felisetti, aveva già le stigmate del leader.  Da allora in diverse circostanze mi imbattei in lui, prima di iniziare il mio impegno politico nel Psi. Poi, già dagli inizi degli anni settanta, Felisetti divenne un abituale e sempre intelligente, discreto e mite dirigente e compagno di partito. Era stato consigliere provinciale e comunale, vice sindaco e assessore all’Urbanistica del comune di Reggio. Venne eletto deputato per la prima volta nel 1972, dopo essersi candidato anche nel 1968 senza successo e la sua mancata elezione aveva suscitato polemiche nel partito. Rieletto nel 1976, nel 1979 e nel 1983, fu anche presidente della Commissione giustizia della Camera dei deputati e dal 1989 membro del Consiglio superiore della magistratura. Nel 1969 aveva seguito il nuovo segretario Giacomo Mancini e dal 1976 si era spostato sulle posizioni di Craxi dopo la sua elezione a segretario condividendo la politica del nuovo corso. Con me ebbe un rapporto sempre diretto e leale. Anche durante le legislature che feci alla Camera succedendo a lui a partire dal 1987. Felisetti non volle mai rassegnarsi alla fine del Psi. Fondò un gruppo di socialisti prampoliniani durante la fase del terrore giudiziario, che si presentò anche alle elezioni comunali del 1995 a Reggio, ottenendo per la verità un magro risultato. Ma lui non si scoraggiava. Io avevo scoperto in lui un combattente coraggioso, anzi temerario. A ottant’anni si era messo a girare in lungo e in largo la provincia per incontrare compagni come se di anni ne avesse venti. Era iscritto al Psi dal 1945 (di lui si può intravvedere la fisionomia in una foto del primo congresso che si svolse al Municipale nel maggio del 1946). Quando il peso degli anni cominciava a farsi sentire aveva dovuto delegare la figlia agli affari del suo valente studio legale e lo andai più volte ad incontrare a casa sua. Mi riceveva sempre col sorriso sulle labbra e le domande di rito vertevano sulla politica e sulla storia. Amava spesso coniugare i racconti con citazioni della Divina commedia, perché Dante era la sua passione, assieme, in pochi lo sanno, alla geografia. Conosceva a menadito tutte le città, i monti, i laghi e i fiumi del mondo. Impareggiabile. Valoroso avvocato e parlamentare di razza (a lui il partito si era rivolto pet l’intervento di difesa del presidente della Repubblica Francesco Cossiga, dopo la messa sotto stato d’accusa proposta dal Pci), non era uomo a una dimensione. Aveva anche accettato di entrare a far par del Consiglio della Associazione calcio Reggiana a seguito di un intervento finanziario del Comune per sostenere la società granata in crisi, nei primi anni cinquanta, unitamente a Baldi, Dc, e a Landini, Pci. Non mancava mai alle feste e alle presentazione di libri. Lo ricordo ancora brillante alla commemorazione  del decennale della morte di Craxi. Ho perfino il presentimento che abbia chiuso gli occhi con lui ieri sera mentre si concludeva in Tv il bel film di Amerio dedicato alla tragedia del leader socialista.

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