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Gli equidistanti

8 Marzo 2022 180 views No CommentStampa questo articolo Stampa questo articolo
La Cgil, con la Uil che si accoda, ma non la Cisl che non partecipa, promuove il gran raduno per la pace. Come se in Ucraina ci fossero dei guerrafondai e non un’aggressione a cui gli ucraini stanno reagendo eroicamente. A loro giudizio non si può rispondere alla guerra con la guerra. Cioè, gli ucraini dovrebbero arrendersi.

Non fecero così i partigiani che reagirono all’invasione tedesca del settembre del 1943 con le armi, inviate dagli alleati. E qui il discorso pacifista si incaglia. Perché i partigiani sono considerati un mito soprattutto dagli odierni equidistanti, ma gli ucraini no. Andiamo indietro nel tempo. Quando l’Onu, e non la Nato, decise, dopo mesi di trattative andate a vuoto, di intervenire militarmente per liberare il Kuwait dall’invasore Saddam, quegli stessi andarono in piazza a protestare contro il governo italiano che si era allineato alla posizione dell’Onu. E quando, negli anni settanta, infuriava la guerra nel Vietnam scandivano nei cortei slogan contro il boia Nixon e per l’epica resistenza del vietcong che “vince perché spara”. Coerenti pacifisti? Nemmeno un po’. E poi cos’é questo pacifismo (anche Gandhi non si considerava un pacifista, ma un non violento, e perfino l’evangelico Prampolini ammetteva l’uso della violenza perché “il metodo legalitario ebbe sempre per presupposto l’esistenza della legalità”, per non dire di Turati, che dopo Caporetto, a fronte di un’invasione si schierò con l’esercito italiano perché “sul Grappa si muore per noi”)?. Conosco il mio concittadino Landini. Lo conosco da anni. E’ un ex operaio della Ceti, una cooperativa reggiana. Crede in quel che dice e in quel che fa. Non ho spesso condiviso le sue opinioni ma l’ho sempre rispettato. Non riesco francamente a immaginarlo nelle vesti del moderato. In quello che parla sottovoce e in modo equilibrato di un micidiale conflitto in cui le ragioni e i torti si vedono a occhio nudo. E penso allora che ci sia dell’altro. E l’altro é quella solita pregiudiziale anti americana e anti occidentale durissima a morire. E certo tutt’altro che sepolta sotto i calcinacci del muro. Gli equidistanti tra un aggressore e un aggredito invocano la pace degli uni cogli altri. E nessuno più di me sarebbe lieto di un negoziato che potesse ripristinare la pace salvaguardano il principio, non si comprende se ancora caro agli equidistanti, dell’autodeterminazione del popolo ucraino. Ma adesso in quel martoriato paese si muore, le bombe colpiscono i civili, uomini, donne e anche bambini. E i carriarmati russi stanno avanzando e occupando città e colpiscono anche la più grande centrale nucleare d’Europa con rischi di deflagrazione sei volte più invasivi di quelli prodotti a Chernobil. Essere equidistanti oggi é una colpa grave. Spero che la manifestazione, c’é ancora il tempo, assuma un carattere più accettabile. Le doppie verità degli intellettuali e dei sindacalisti le lascino nei salotto della professoressa Donatella Di Cesare che in tivù ha sostenuto che il popolo ucraino deve dialogare con gli invasori. Chiedendo implicitamente al bombardato di amare il bombardiere. Stupidità? No, malafede.

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