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Trattare con Putin?

17 Marzo 2022 124 views No CommentStampa questo articolo Stampa questo articolo
Sono convinto che questa guerra scavi un solco profondo nella storia dell’umanità, che solo la disponibilità del nucleare ha tenuto al riparo da una terza guerra mondiale, e che niente resterà come prima. Partiamo dai massacri di civili. Talune fonti parlano di oltre 20mila persone uccise nella città martire di Mariupol, posta al confine tra l’Ucraina e l’occupata Crimea.

Il bombardamento, con un missile sganciato da un caccia russo, del teatro cittadino dove risulta avessero trovato rifugio uomini, ma soprattutto donne e bambini, pare aver seminato centinaia di vittime. Dalle macerie sono usciti per ora solo in 130, ma lì sotto ci sarebbero ancora, speriamo la maggioranza in vita, oltre mille persone. Odessa trema, circondata dal mare e da terra mentre i bombardamenti sfiorano anche Leopoli e l’area ucraina posta più a ovest, ai confini della Polonia, che merita un plauso della comunità internazionale per la generosa accoglienza riservata a oltre due milioni di profughi. Kiev per ora regge ma a trenta chilometri di distanza é posizionata l’enorme fila dei carriarmati russi. Lo strappo di tensioni emotive, generate dal terrore e dalla morte, non é sanabile con accordi siglati a parole e peraltro di là da venire. Si parla di un possibile trattato fondato su 15 punti. Lo sponsorizzerebbe il ministro degli Esteri russo Lavrov. Bisognerà capire bene la situazione interna al governo russo. Troppo diversi paiono, ad esempio, i toni e le disponibilità di Lavrov e quelli di Putin, che non ha smesso di minacciare il mondo intero. La sua delirante dichiarazione di ieri si inscrive bene nelle più furenti e violente minacce del nazismo di fine anni trenta. Riprendiamola: “L’Occidente sta cercando di mandare in pezzi la nostra società speculando sulle perdite russe in combattimento e sulle conseguenze socioeconomiche delle sanzioni, nella speranza di provocare così un ammutinamento della popolazione. E so che sta usando la cosiddetta quinta colonna, i nostri traditori, per raggiungere l’obiettivo finale, che é la distruzione della Russia. Comunque, ogni nazione, soprattutto quella russa, è sempre capace di distinguere i veri patrioti dai bastardi e dai traditori, e sputare fuori questi ultimi come moscerini finiti per sbaglio in gola. Sputiamola per terra. Sono convinto che questa naturale ed essenziale opera di pulizia della nostra società finirà per rendere più forte il nostro Paese, la nostra unità e la nostra capacità di rispondere alle sfide». Difficile poter conciliare queste invettive truculenti con una volontà di trattare e di ristabilire la pace. Evidente che il punto di caduta va individuato, da un lato, nella capacità militare degli ucraini di tenere sul terreno, come opportunamente sottolineato dall’ambasciatore Massolo, e dall’altra nella disponibilità dei personaggi più assennati di costringere Putin a fare un passo indietro. Non so in che modo, ma con Putin che da le carte mi riesce difficile un esito che non sia la continuazione del conflitto, purtroppo. D’altronde come pensare che gli ucraini possano dimenticare i giorni dell’ira, del martirio, del massacro. Che possano cancellare chi li ha cosi brutalmente aggrediti. E che l’Occidente possa ancora fidarsi di un pazzo sanguinario che lo ha cosi pesantemente minacciato. La storia si dipana anche alla luce delle reazioni umane dei popoli con i loro eroi e i loro morti, del sangue versato e che non si cancella coi punti di una trattativa. La svolta epocale riguarda tutti noi che guardiamo a una guerra, la prima dopo il 1945, scatenata al confine dell’Europa. E magari ancora ci dividiamo e, in taluni casi, scambiamo vittima e carnefice, indipendenza e sopraffazione, pace e resa. Dovremo attrezzarci. L’Europa ha l’occasione per sancire la sua unità con un’unica politica estera e formando un esercito europeo, dotandosi nel contempo di una politica economica ed energetics comune. E se non lo fa sarà essa stessa vittima dei suoi errori. La Nato dovrà trasformarsi in quello che formalmente gia è, ma che sostanzialmente non é sempre stata, e cioè in una alleanza difensiva, mai d’attacco, e di sostegno a tutte le lotte di liberazione. La Cina é chiamata a scegliere da che parte stare, sapendo bene che i suoi interessi in Occidente dovrebbero sconsigliarle un asse privilegiato col Cremlino. E la stessa Russia sarà presto costretta a scegliere, anche grazie alle sanzioni cosi penalizzanti, se rintanarsi a soffrire miseria e isolamento all’ombra di un criminale che minaccia il mondo con l’uso del nucleare, o aprirsi all’Europa e ai valori della libertà, della democrazia e della pace.

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