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La Nato di sinistra

15 Aprile 2022 178 views No CommentStampa questo articolo Stampa questo articolo

Ho avuto subito la percezione che l’aggressione russa all’Ucraina avrebbe cambiato la situazione internazionale, prospettando nuove alleanze e solidarietà in un campo e nell’altro, ridisegnando confini politici e territoriali, sviluppando nuovi mercati e modalità di approvvigionamento di materie prima. Si sta verificando e non ci voleva un esperto stratega per intuirlo. Sono state smentite molte previsioni degli addetti ai lavori. La prima é che il conflitto sarebbe durato l’éspace d’un matin. Sono quasi due mesi che si trascina grazie all’eroica resistenza degli ucraini e al supporto, attraverso le sanzioni per mettere in crisi il sistema economico russo e attraverso l’invio di armi della comunità democratica, e non accenna a svanire. Si era detto che la giustificazione di Putin era il progressivo allargamento della Nato ad Est e la richiesta dell’Ucraina di farne parte. Non é bastato a scongiurare l’invasione l’assicurazione che l’Ucraina sarebbe rimasta neutrale né basta oggi l’esplicita dichiarazione di Zelensky di accettare anche la neutralità in Costituzione. Evidentemente non era questo il problema. Come fuorviante era il ricorso a Cuba 62. Nella patria di Fidel Castro i sovietici stavano portando armi nucleari. In nessuna nazione dell’ex patto di Varsavia sono oggi installati missili a testata nucleare offensivi e dalla fine della guerra fredda questi ordigni sono stati smantellati anche nei paesi dell’Europa occidentale, tranne in Francia che dispone di un armamento autonomo dalla Nato. L’aggressione russa risponde a un disegno più volte esplicitato da Putin che ha sempre considerato la fine dell’Unione sovietica la tragedia più grande del novecento, ma ha criticato Lenin per avere concepito l’unione tra repubbliche rimandando il suo rimpianto all’impero zarista. Questa impostazione era chiara, doveva essere chiara, già al tempo della seconda guerra in Cecenia, ma si preferì chiudere gli occhi. Doveva essere chiara al tempo dell’invasione della Georgia e della conquista delle due repubbliche di Ossezia e Oksazia. Doveva essere chiara, nel 2014, al tempo della reazione alla cacciata di Janukovic e del suo governo fantoccio, della presa della Crimea e dell’inizio delle ostilità nel Donbass. Si é preferito non vedere. C’e voluta la brutale aggressione dell’Ucraina per capire e prendere le adeguate contromisure. I paesi baltici, merce di scambio, ai tempi del patto Ribbentrop-Molotov, tremano, ma un po’ meno della Moldavia e della Georgia, perché protette dallo scudo Nato, cosi come la Polonia che di quel patto del 1939 fu la vera vittima. Svezia e Finlandia non ritengono la neutralità più sufficiente per la reciproca sicurezza e chiedono di aderire alla Nato. Le due presidentesse socialdemocratiche Magdalena Andersson e Sana Marin hanno chiesto all’unisono di accelerare la pratica. Folle la risposta del falco Medvedev che minaccia di installare sul Baltico ordigni nucleari. Diciamo la verità, in mancanza dell’Onu, sempre più prigioniera di veti che l’immobilizzano, la Nato sta trasformandosi sempre più in garanzia di pace e di sicurezza. Le azioni intraprese per sconfiggere lo stato islamico ne sono una testimonianza. Pur con tutti gli errori fatti, dalla Libia all’Iraq alla fuga dall’Afghanistan, la Nato é oggi un’organizzazione politico-militare con compiti difensivi, che vanno ben rispettati, assolutamente necessaria nella nuova situazione internazionale, che verrà sempre più accentuandosi in senso nuovamente bipolare. Con l’eclissi della Russia del dopi Putin, che potrebbe iniziare prima del previsto, e l’egemonia in quel campo della Cina e sia pure in tono minore dell’India, anche il mercato non sarà più globale. Non bastano le leggi liberiste del Wto, oggi ci sono nuovi vincoli e sanzioni e pregiudiziali. Quando Putin sostiene che il suo gas lo venderà solo alla Cina indica un’orizzonte in cui tenterà di muoversi. Quando l’Italia tenta di prendere il gas non solo dall’Algeria ma da altri paesi africani indica un nuovo approdo, quello del Sud, degli approvvigionamenti energetici, che finora puntavano sull’Est. E che dire degli investimenti sulla difesa? Non si era detto che mai più ci sarebbe stata una guerra in Europa? Previsione oggi clamorosamente smentita. E che dunque le spese per la difesa erano inutili? La Germania ha già stanziato 100 miliardi e tutti i paesi europei, meno l’Italia, che ancora rinvia, ma accogliendo l’aumento in termini tendenziali, si preparano a fronteggiare a una nuova fase di pericoli e di incertezze. La destra europea e mondiale ancora cincischia con Putin, scherza col fuoco con l’Europa, ironizza su Biden. Questa nuova fase che si apre per il blocco europeo e occidentale non può essere governata da una destra anti europea e trumpian isolazionista. Non mi fa paura il penoso atteggiamento dell’Anpi, un’associazione di partigiani senza partigiani, né i solipsismi ideologici di Canfora, o i narcisismi dei vari professori che pullulano in Tv col marchio del passato stampato in faccia. Temo molto di più una vittoria della Le Pen in Francia o ancor peggio un revival di Trump alla Casa bianca. Queste tendenze marcerebbero non solo contro il futuro nostro ma per il futuro altrui

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