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Pace o sottomissione?

10 Ottobre 2022 147 views No CommentStampa questo articolo Stampa questo articolo

A coloro che aderiscono alla manifestazione per la pace. anche tra i socialisti o sedicenti tali, rivolgo alcune domande. 1) E’ giusto o no continuare ad appoggiare la resistenza ucraina che senza gli aiuti dell’Europa e degli Usa avrebbe ceduto all’invasione di Putin in pochi giorni?2) Cosa dovrebbe fare l’Italia per la pace? Non aiutare più la resistenza ucraina e differenziarsi dall’Europa e dall’Alleanza atlantica, col risultato del suo isolamento politico ed economico proprio in vista dei benefici del Recovery? 3) Quale negoziato si ritiene possibile e quale pace raggiungibile fin che Putin bombarda e massacra i civili, si appropria di territori non suoi che legittima con referendum farsa? A quali condizioni i pacifisti intendono che la comunità occidentale si debba spingere per ottenere la pace? Fino al punto di legittimare le conquiste russe ottenute con la violenza e i massacri di uomini, donne e bambini? 5) La pace dei defunti come quella che Don Carlo imputò a Filippo II, la pace come sottomissione, la pace come ragione del più forte? La pace come esaltazione della nostra paura che la guerra ci tocchi da più vicino? La pace come indifferenza, quella stessa che Filippo Turati imputò alla maggioranza dei socialisti dopo Caporetto? La pace come negazione del diritto internazionale é violenza. E’ peggio, molto peggio della guerra oggi. E’ il rinvio al trionfo della guerra domani. Dice niente che due paesi tradizionalmente socialdemocratici e neutrali come Svezia e Finlandia abbiano chiesto di aderire alla Nato? Forse pensano che la loro difesa di stati neutrali non sia più sufficiente. Putin é un pericolo per la nostra libertà. E se trionfasse la sua pace, cioè l’annessione dell’Ucraina o di parte di essa, ci troveremmo di fronte al più grande pericolo per l’umanità. Si aprirebbe la strada alla negazione del diritto e al trionfo della forza. Un vero negoziato non può prescindere dal ritiro delle truppe russe sulla linea antecedente il 24 febbraio, mentre Zelensky é pronto ad accettare il congelamento della situazione attuale in Crimea e la piena neutralità dell’Ucraina. Ma i negoziati (finti) ci sono stati. Il primo a Vloblasc in Bielorussia L’ultimo in Turchia e Lavrov e Kuleba hanno anche discusso di 15 punti, senza trovare accordo. Tutto questo mentre si consumavano la stragi di Busha e di Mariupol. E oggi i bombardamenti a Zaporishia con morti, anche bambini, e feriti. Se mai i russi saranno costretti a scendere a patti sarà soprattutto per l’avanzata delle truppe ucraine che hanno ormai consolidato la riconquista della zona di Kharkiv per un totale di 4mila chilometri quadrati. Insomma  se un accordo che premi il diritto alla sovranità del popolo ucraino si troverà non dipenderà da quanti si sono schierati da subito come Sinistra italiana o dopo un po’ come Conte contro l’invio di aiuti militari. Ma proprio grazie a questi. Una pace nel rispetto del diritto all’autodeterminazione dei popoli, come da vangelo socialista.

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