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Aria di destra

8 Novembre 2022 93 views No CommentStampa questo articolo Stampa questo articolo

Non solo in Italia, ma in diverse parti del mondo, la destra trionfa. Dopo la Svezia, anche in Israele (cinque elezioni anticipate in tre anni e mezzo) vince la destra, anzi l’estrema destra. Fanno eccezione la Danimarca col particolare modello di socialismo nella sicurezza del Partito socialdemocratico di Mette Frederiksen e il Brasile con la stentata vittoria di Lula su Bolsonaro, mentre alle elezioni di metà mandato in Usa si profila una secca sconfitta democratica. Il mondo, d’altronde, trema. Le minacce atomiche di Putin, le nuove tensioni tra le due Coree, quella del Nord che spara missili sopra la testa di quella del Sud, portando anche il Giappone a dichiarare l’allerta, le continue manifestazioni di volontà di conquista da parte della Cina su Taiwan, non inducono a dormire sonni tranquilli. Non bastava dunque il processo migratorio clandestino e incontrollato a creare tensioni nei vari paesi europei e occidentali, spesso ingiustificati o quanto meno sproporzionati, ma doveva mettercisi anche una guerra, che da locale è ormai divenuta quasi mondiale, e le minacce e le paure anche per le conseguenze economiche sulla vita di famiglie e imprese. Facciamo un po’ di chiarezza sulla accezione e la storia della destra italiana. Che la destra dia la sensazione di una maggiore tutela della vita dei cittadini pare evidente. Che questo basti a superare tutti i tabù del passato, anche di quello meno remoto, sorprende solo chi pensa che il voto italiano, non più identitario da un trentennio, ne possa ancora risentire. La stessa parola “destra” fino agli anni ottanta era quasi bandita dal vocabolario politico. Nessuno voleva considerarsi tale a parte una piccolissima e discriminata minoranza di post fascisti. Di destra non era la Dc e nemmeno si consideravano di destra le sue correnti piu moderate, nemmeno il Pli di Malagoli ha mai accettato la qualifica di partito di destra, mentre all’interno della Dc e del Pli pullulavano correnti orgogliose della loro qualificazione di sinistra (sinistra democristiana e sinistra liberale erano tendenze non trascurabili in entrambi i partiti). Il Pri era un parito della sinistra risorgimentale e il Psdi un partito della sinistra europea, Psi e Pci della sinistra storica. In Italia la destra faceva paura perchè veniva messa in relazione con la storia del regime fascista, anch’esso però non propriamente di destra dato il suo marcato carattere sociale, non trascurabile nonostante il suo assetto repressivo e anti democratico. Tutto è cambiato. Con la rivoluzione giudiziaria e gli errori dei partiti identitari è stato messo in soffitta un sistema politico che ancora regge negli altri paesi europei e con esso è tramontato lo stesso assetto dei partiti. Oggi, il Pd ne è l’unica parziale eccezione, i partiti sono strumenti vuoti di democrazia e i loro leader li sostituiscono anche nei nomi. Così la stessa contrapposizione destra-sinistra, che il sistema maggioritario avrebbe dovuto introdurre, si eclissato in una nuova forma di contrapposizione, quella tra chi ha governato, chiunque sia, e chi è stato all’opposizione, chiunque sia. E quest’ultimo ha sempre sopravvanzato quell’altro dal 1994 a oggi. L’effetto destra è dunque indissolubilmente legato all’effetto leadership della Meloni che a sua volta è legato all’effetto opposizione. Per questo la destra, anche la parola, ha potuto sfondare. Adesso si tratterà di capire se il governo farà una politica di destra come i primi pur deboli segnali potrebbero lasciare intendere e se gli italiani accoglieranno con favore una politica di destra. Lo capiremo solo vivendo, per parafrasare Lucio Battisti che dicevano fosse di destra senza aver conosciuto Giorgia Meloni.

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