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Tannhauser in un lupanare

8 Dicembre 2022 146 views No CommentStampa questo articolo Stampa questo articolo

Un imbecille. Questo Tannhauser in salsa modenese che frequenta bordelli di periferia, altro che Monte di Venere, con una maitresse tutt’altro che in vesti divine e che poi ritorna al paesello, fa bisboccia coi vecchi amici e si accorge, perché viene richiamato da loro, di essere ancora innamorato di Elisabeth, poi li deride perché declamano in una singolare tenzone le virtù dell’amore spirituale, infine confessa loro d’esser stato in un volgar puttanaio, rischia di essere ucciso per un furore perbenista degli altri. Ma si fa convincere ad andare a Roma dal papa a chiedere perdono, e il santo pontefice che la grazie la dà a tutti, a lui no, non la dà e il nostro eroe torna ancora indeciso su quale via prendere, diciamo la verità: viene giustamente strozzato dall’amico. Ormai le regie sono talmente invasive e demenziali da poter far diventare una processione di pellegrini verso Roma una fila di consumatori con carrello da supermercato. E un personaggio tragico un comico che si muove come fosse drogato. Nella co produzione modenese-reggiana due eccellenze: l’orchestra e il coro. Il maestro Marcus Bosch ha diretto la Toscanini e il Czech Filarmonic Choir di Brno facendo risaltare sia le parti enfatiche sia la partitira più intima di Wagner che debuttò con l’opera nel 1845, quando aveva solo 32 anni. L’impatto della sua musica è già assolutamente moderno per l’epoca, quell’utilizzazione dell’orchestra come protagonista è sconosciuta all’opera italiana. Verdi a quell’epoca entrava negli anni di galera e solo il travolgente finale della Norma, e siamo a dieci anni prima, può essere richiamato come analoga esperienza da paragonare al maestoso finale del Tannhauser. Non a caso Wagner adorava l’opera di Bellini e poco altro della lirica italiana. Ma ancora nel Tannhauser non siamo al recitativo wagneriano e, se non molto marginalmente, al suo cromatismo. C’è già invece il leit motiv anticipato dalle diverse melodie del travolgente preludio. Ma ci sono ancora le arie dei diversi protagonisti e anche un coinvolgente lider del baritono nel terz’atto. Tra le opere di Wagner assieme al Lohengrin il Tannhauser è quella che più si avvicina ai gusto del pubblico italiano. Piuttosto strano è l’avvicinarsi di Wagner a questa leggenda medioevale ricavata da un personaggio realmente esistito nel 1200. Tannhauser era un cantore e pare abbia anche partecipato alla prima crociata. Chissà da dove si è ricavata la leggenda del monte di Venere e dell’inconciliabile antitesi tra amore sacro e amor profano. A tal punto da sposare il primo nella versione più integralista al contrario di Fabrizio De André che con Bocca di Rosà sposa decisamente il secondo. Certo anche costei come Venere e le sue ancelle l’amore lo faceva “per passione”. E non nei postriboli dove ci sono soffitti viola come nella canzone di Paoli che tutti ha fatto innamoraree (e che è invece dedicata a una prostituta), nè respirando odori di lavande come ricorda Paolo Conte. Il tenore James Kee canta bene ma al risparmio. La tessitura che gli riserva Wagner è quasi impossibile. Molto buona la prestazione di Lean Gordon nelle vesti di Elisabeth. Ha una potenza vocale davvero notevole, ma manca un tantino nelle parti più intime. Quando incontra dopo anni l’amato pare che veda la sua donna di servizio. Buoni tutti gli altri. Di notevole impatto emotivo le cantate in platea di parte del coro che si incrocia con l’altra parte sul palcoscenico. Nel complesso uno spettacolo abbastanza piacevole in cui la centralità, a parte le trovate discutibili della regia, è tutta della musica wagneriana che trascina il pubblico all’ascolto estatico di un’opera complessa ma ancora sufficientemente orecchiabile. Meraviglioso il concertato con ottettto piu coro del secondo atto. Il Wagner precedente la Tetralogia è ancora, ma non interamente, legato alla tradizione a cui aggiunge i crismi del sinfonismo tedesco con il leit motiv finale intonato dal coro che dovrebbe essere sulla tomba di Elisabeth e invece si trova sulla porta d’ingresso del Municipale.

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