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Dietrofront

25 Giugno 2023 214 views No CommentStampa questo articolo Stampa questo articolo
Sarebbe come se l’abborracciata armata fascista dell’ottobre del 1922 si fosse fermata a Perugia. D’accordo che il re non aveva firmato il decreto sullo stato d’emergenza che il governo Facta aveva approvato. Ma una ragione sul fatto che per 700 chilometri la brigata Wagner abbia potuto marciare indisturbata con il proclamato obiettivo di puntare su Mosca ci deve essere. Lo stop improvviso è stato deciso per evitare di versare sangue russo, come ha dichiarato Prigozhin? Ma non aveva poco prima sostenuto che i suoi 25mila uomini erano pronti a morire? Stonava solo il fine. Poteva essere solo quello di esautorare il vertice militare (Shoigu) e non quello politico? Quando mai un colpo di stato lascia intatto un governo puntando alla rimozione di un ministro? E l’intervista di Prigozhin che finiva per sposare tutte le tesi occidentali e ucraine sulla guerra? Ripetiamole. Nel Donbass da otto anni non ci sono bombardamenti mentre i russi hanno continuato una guerra civile, l’Ucraina non costituiva alcun pericolo per Mosca e la Nato non ha mai pensato di attaccarla. La denazificazione è solo un pretesto. Dunque? Bastano le condizioni che il mediatore Lukaschenko ha prospettato e cioè di aver salva la vita per lui e la non perseguibilità per i suoi? Forse anche il dietrofront dalle disposizioni governative in base alle quali si poteva derogare dalla decisione di porre sotto comando unico anche le brigate private come la Wagner e che ha scatenato la reazione di Prigozhin è stata al centro della trattativa? Solo ipotesi. Tutto come prima allora? Niente affatto. Intanto la figura di Putin costretto a smentire il proclama televisivo di ieri sui traditori che avranno la fine che si meritano e che non sappiamo se sia stato al Cremlino o sia fuggito a San Pietroburgo esce fortemente indebolita. E così l’immagine di un popolo che sarebbe tutto con lui  Le visioni di uomini, donne e bambini che plaudono e si stringono ai soldati della Wagner mentre si dirigono verso la capitale uniti alla mancata reazione popolare a un tentativo di colpo di stato fanno presumere che così non sia. Le famiglie delle centomila vittime e dei feriti dell’initile guerra non possono rimanere indifferenti. Siamo a una svolta? Lo si vedrà sul campo e all’interno della Russia. Adesso gli ucraini devono dimostrare che l’offensiva di Primavera sta dando dei risultati. Per ora le conquiste di territorio, che resta per il 20 per cento in mano ai russi, sono modeste. Certo che l’alternativa alla resistenza per respingere il nemico oltre i confini del 24 febbraio del 2022 o addirittura entro quelli del 1991 e cioè la trattativa con Putin sta perdendo efficacia. Putin è un re travicello che ha mostrato di poter perdere il potere qualora qualche migliaio di uomini non avesse innestato la marcia indietro e nella sostanziale indifferenza del suo popolo. Un Facta senza re tremebondo. Se quello di Prigozhin è stato una prova adesso qualcun altro sa che puntare alla rimozione di Putin e dei suoi non è così difficile.

 

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