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La morte in diretta

8 Settembre 2023 168 views No CommentStampa questo articolo Stampa questo articolo

Sconcerto, rabbia, dolore per questa atroce ed evitabile ennesima tragedia sul lavoro, anzi sulle rotaie, avvenuta al buio di una notte di settembre del 2023 nei pressi di una stazione di un piccolo centro piemontese chiamato Brandizzo. Il dramma si mischia con una rappresentazione teatrale della morte in diretta ripresa dal più giovane fra le vittime, Kevin Laganà, vercellese, che registra inconsapevole il video della sua morte e si mostra sereno e scherzoso in risposta dell’avvertimento della vedetta Antonio Massa, tecnico di Rete ferroviaria italiana, che é proprietaria e gestrice di tutte le ferrovie nazionali, che aveva avvertito: “Quando dico treno andate da quella parte”. Nessun fremito di paura da parte di Kevin e degli altri, anzi un sorriso e una presa in giro. Forse non era la prima volta. Non siamo in Qatar, dove la cruenta insicurezza sul lavoro pare abbia provocato migliaia di morti nella costruzione degli stadi mondiali. Siamo in Italia e un gruppo di operai stavano lavorando sulle rotaie consapevoli che di lì a poco sarebbe sfrecciato un treno diretto a Torino. Non avevano l’autorizzazione per farlo. Era stata loro negata dalla giovane addetta al servizio, la venticinquenne Vincenza Repaci, la quale aveva avvertito che i lavori non potevano cominciare prima di mezzanotte per via di un treno che sarebbe transitato in ritardo. E allora perché il gruppo della Sigifer, con il capocantiere Andrea Girardin Gibin, ha iniziato i lavori lo stesso? Sarebbe questa la prassi alla quale si é assoggettata la ditta che aveva in subappalto i lavori? Quella di sfidare la morte per accelerare un cantiere e magari non pagare penali? E un addetto di Rfi che ci faceva con loro senza autorizzazione? Le responsabilità della ditta e anche di Rfi sono evidenti. Quest’ultima avrebbe appaltato i lavori a una ditta che poi li ha subbappaltati a un’altra. Il tutto senza considerare un dato fondamentale, soprattutto quando si lavora su una ferrovia, e cioè la più completa adesione a norme di sicurezza. Quella di Brandizzo apre però un capitolo originale nella triste odissea dei morti sul lavoro. Gli ultimi dati Inail al primo semestre di quest’anno, riportavano una lieve flessione dei morti sul lavoro: 450 le denunce di infortunio con esito mortale da gennaio al 30 giugno, 13 in meno rispetto al 2022; 88 in meno rispetto al 2021, 120 in meno rispetto al 2020 e 32 in meno rispetto al 2019. Ma la curva è già in risalita. Tanto che a fine luglio si contavano già 559 vittime sul lavoro. Una media terribile di tre morti al giorno. Si invocano più controlli ed é sacrosanto. Ma la verità é che a Brandizzo chi doveva controllare ha controllato e ha vietato l’inizio dei lavori. Allora restano tre problemi da chiarire: uno, se l’aggiramento del divieto é già avvenuto e da parte di quali aziende, se questo sia accaduto col consenso di Rfi, visto che presente al cantiere vietato c’era un suo tecnico, se Rfi abbia o meno vigilato sull’appalto e il subappalto dell’opera. Una tragedia con un’evidente complicità di uno dei più importanti enti statali é inammissibile. Lasciare la vita di cinque operai alla mercé del fischio di un avvertimento, che poi sarà sommerso dal rumore del treno, non appartiene a un paese civile. Paghino i responsabili dell’omicidio di Brandizzo. Vengano chiamate alla sbarra l’azienda, i responsabili del cantiere vietato, e anche Rfi, se necessario, senza falsi pudori, senza reticenze. Non dico si faccia luce perché quella di Brandizzo é la tragedia del buio, de buio della notte e del buio dell’intelligenza.

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