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Secessione?

9 Settembre 2023 137 views No CommentStampa questo articolo Stampa questo articolo

Dunque é accaduto in Liguria, ma potrebbe accadere anche altrove. Anzi, é già accaduto un po’ ovunque. Un folto gruppo di dirigenti (consiglieri comunali e regionali) hanno lasciato il Pd, dopo che un senatore piemontese Enrico Borghi, pochi mesi dopo la sua elezione aveva abbandonato il partito per aderire a Italia viva, dopo che l’ex presidente del Gruppo del Pd al Senato Andrea Marcucci aveva sbattuto la porta, dopo che uno dei fondatori, Giuseppe Fioroni, punto di riferimento per l’area cattolica del Pd, aveva deciso di uscire per finire in braccio a Renzi e che, soprattutto, il candidato governatore del centro-sinistra alla Regione Lazio De Luca aveva scelto Azione. Come risultava evidente fin dall’inizio la segreteria Schlein, spostando l’asse del Pd sui Cinque stelle e sulla Cgil poteva certo ringalluzzire qualcuno che concepiva il partito alla stregua di un clan di nostalgici della lotta dura e senza paura, ma finiva per disorientare quanti avevano pensato al Pd come a un moderno partito riformista di chiara matrice liberal socialista o a quanti avevano scommesso sul Pd come partito democratico all’americana. Oggi la Schlein ha così commentato le uscite: “Spiace per chi va via, ma forse l’indirizzo lo avevano sbagliato prima”. Secca la risposta di Piero Fassino: “Ci si rallegra di chi arriva non di chi parte”. Ma allegra, per gli arrivi, la Schlein non può proprio essere. E credo che, dal suo punto di vista, dato il suo atteggiamento politico, si potrebbe anche rallegrare di più se si sfilassero tutti gli esponenti di Base riformista. Un tempo Berlinguer definí il Pci come un partito di lotta e di governo, ma anche come conservatore e rivoluzionario, come laico e cattolico. Sempre duale, insomma, capace di abbracciare larga parte della società. In nessun caso solo di lotta, rivoluzionario, laico. Il tema dei cattolici é sempre stato centrale nella sua strategia e il superamento della sua identità storica un problema da risolvere in un’unione nazionale e non in un’alternativa della sola sinistra. La Schlein non appartiene a questa storia ma una parte non trascurabile del suo partito sì. E non v’é dubbio che costoro, più dei vari Franceschini, sentano il peso di una svolta “di piazza”. Il caso del referendum annunciato da Landini, che dovrebbe contenere anche il quesito sull’abrogazione del Jobs act, é eloquente. La Schlein pare che dica: “Mi avete voluta? Sapevate chi ero”. Lei era per la maternità surrogata, era contraria al Jobs act. Perché stupirsi della sua coerenza? Anche la Cgil dovrebbe pensare alla sua splendida storia. A quella di Luciano Lama, del suo fervore patriottico col quale elaborò la svolta dell’Eur lanciando la politica dell’austerità. Certo il mondo cambia. E il problema di fondo:oggi é quello di alzare salari, stipendi e pensioni che sono congelate da trent’anni, al contrario di quelli degli altri paesi europei. E’ un bene che si punti al salario minimo, ma il sindacato quale politica salariale ha fatto in questi trent’anni? Non ha finito per occuparsi un po’ troppo di sé e un po’ meno degli altri? Ma restiamo alla politica. Se la svolta, anzi lo strappo, in chiave grillina e landiniana della Schlein ha destato un mezzo terremoto, non si capisce perché Renzi intenda costruire un centro puntando agli elettori berlusconiani. E’ una contraddizione, a mio avviso, questa. Si apre un’emoraggia a sinistra e Renzi guarda al centro del centro-destra? A un elettorato che sta bene dov’é e che non viene dato dai sondaggi in calo? Difficile per Elly non pensare che tutto si giocherà alle europee della prossima primavera. I dati diffusi ieri danno il suo Pd sotto il 20%. Ancora lontano dal risultato che ottenne Zingaretti alle precedenti consultazioni e troppo vicino alla sconfitta delle politiche. A quale percentuale sono appese le sorti della sua segreteria non é concesso sapere. E’ vero che se il Pd non avesse conosciuto questa bruciante sconfitta Elly non avrebbe mai vinto le primarie. Lo ha ammesso lei stessa. Ma se con la sua segreteria ne conoscesse un’altra di certo non le vincerebbe più.

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