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Se nove euro vi sembran troppi…

6 Dicembre 2023 119 views No CommentStampa questo articolo Stampa questo articolo

Le opposizioni parlamentari si sono scatenate alla Camera. La Schlein ha accusato il governo di non voler attenuare la distanza sociale a favore dei poveri, mentre Conte ha strappato il provvedimento che conteneva l’emendamento del governo. Anche Della Vedova e Richetti hanno usato toni duri, mentre Marattin di Italia viva ha polemizzato con il clima da curva contrapposta. Siccome non c’é scritto nulla di preciso nell’emendamento che delega al governo i provvedimenti sui bassi salari, tramonta la proposta delle opposizioni di fissare un minimo a 9 euro lordi l’ora. Cioè, l’esecutivo ha detto di no al testo presentato dalle opposizioni, ma di fatto non ha ancora pronta un’alternativa e per questo le viene concesso praticamente metà anno per avanzarne una. L’emendamento scritto dalla maggioranza è composto da due articoli che sono soppressivi di tutta la proposta unitaria delle opposizioni. L’emendamento prevede due deleghe al governo: una sull’equa retribuzione e l’altra sui controlli contro i contratti pirata. L’idea di fondo é quella di rilanciare la contrattazione sindacale collettiva e sopratutto quella di secondo livello. In che forma non appare per nulla chiaro dal momento che la materia riguarda il sindacato. La seconda assicura controlli contro la slealtà, il lavoro nero, l’evasione fiscale.Temi generici alquanto. Dunque la maggioranza rifiuta di affrontare e anche approvare una misura specifica rinviando il tema a due provvedimenti generici. Noi non siamo innamorati del salario fissato per legge e neppure abbiamo soverchia fiducia in un sindacato restio alla contrattazione di secondo livello e a intere categorie che hanno sottoscritto accordi (vedasi sul tema della sicurezza) inferiore ai nove euro lordi. Per questo abbiamo appoggiato la posizione di Azione di sottoscrivere una proposta di legge tutt’altro che eversiva e che é legge nella maggior parte dei paesi europei (21su 27 della Ue). Non sappiamo cos’abbia in testa il governo. Di fatto i salari italiani sono tuttora tra i più bassi d’Europa. Se all’inizio degli anni ’90 l’Italia era il settimo stato europeo subito dopo la Germania per salari medi annuali, nel 2020 è infatti scesa al tredicesimo posto, sotto a Paesi come Francia, Irlanda, Svezia (che negli anni ’90 avevano salari più bassi) e Spagna. E se prendiamo paesi minori come Lituania, Bulgaria, Polonia, Repubblica ceca e Slovacchia qui si sono registrati, partendo da salari più bassi, i maggiori aumenti. Dunque l’Italia é praticamente l’unico paese coi salari praticamente bloccati da trent’anni con evidente perdita del potere d’acquisto a causa dell’inflazione e dell’aumento dei prezzi. La classe politica che ha governato in questi 30 anni porta la responsabilità di non aver fatto quasi nulla per cercare di frenare il declino industriale e porre le premesse di un suo rilancio e che, anzi, per decenni ha fatto a pezzi la scuola e l’università e non sa da tempo cosa significhi investire davvero in formazione e ricerca. Il trattato di Maastricht ha fatto il resto. I vari patti di stabilità che ponevano sullo stesso piano spesa corrente e investimenti hanno bloccato l’economia rilanciata parzialmente attraverso i bonus che stiamo però pagando profumatamente in termini di indebitamento complessivo. Il Pnrr é una grande occasione di rilancio della produttività delle nostre imprese e del lavoro. E anche alla luce di questa opportunità viene spontaneo parafrasare una vecchia canzone proletaria: “Se nove euro vi sembran troppi venite voi a lavorar”.

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