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Signor Calenda, Nenni non sapeva l’inglese

10 Aprile 2024 108 views No CommentStampa questo articolo Stampa questo articolo

Sarebbe bene che Carlo Calenda, col quale noi socialisti liberali ci siamo alleati senza gettare al macero il cervello, la smettesse di fare il professorino che scrive i voti ai suoi alunni e ne boccia parecchi. Che parli di politica e dei suoi contenuti, cosa che gli riesce ottimamente. Che spieghi bene il progetto di formare un partito di ispirazione liberalsocialista, che ci intrattenga sui rilievi a Stellantis (é stato il primo ad attaccare la famiglia Agnelli e il suo staff e anche La Repubblica alle prese oggi con la più clamorosa delle retromarce di un giornale italiano). Che mostri il suo alto livello di preparazione sulla politica industriale e la sua convinta adesione al salario minimo nonché la sua fedeltà alla resistenza ucraina e il suo convinto livello di solidarietà a Israele. Di tutto questo, cioè di chiarezza, abbiamo bisogno e anche di apprendere da lui quei meccanismi tecnici che a noi politici della prima Repubblica spesso sfuggono. Ma non salga in cattedra a valutare le persone bacchettandole sulle dita. Dica no alla lista Stati uniti d’Europa perché senza progetto, perché un minuto dopo le elezioni ognuno andrà per conto suo. Ma non bocci “tutti i Mastella d’Italia, il Psi, la Dc”, gli amici e i cugini di campagna e quello che si fa pagare da un paese straniero. Non lo faccia perché i grandi della prima e sola Repubblica ci hanno insegnato che la polemica, anche dura e a volte sferzante, la si conduce sulle idee e mai contro gli uomini. O meglio anche contro gli uomini solo perché rappresentano idee avverse e non per pregiudizi personali. Lo dico e lo scrivo qui, sul giornale da me diretto, perché un modo aristocratico e da primo della classe di far politica mi é assolutamente estraneo. Come era estraneo ai grandi socialisti. Calenda sostiene che candiderà alle elezioni europee chi conosce l’inglese. Pietro Nenni, ma sono convinto anche Bettino Craxi, parlavano oltre a un ottimo italiano (sarebbe forse sufficiente che lo imparassero bene tutti i candidati) solo francese. Carlo Calenda non li avrebbe candidati? Lasciamo perdere queste boutades e concentriamoci sul progetto. Bene. Noi socialisti liberali accettiamo l’idea, vista la crisi profonda, e le altrettanto profonde divisioni, del Pse di considerare Renew Europe anche come la nostra casa, una casa riformista accogliente. E Calenda polemizzi con l’altra lista perché un accrocchio di partiti e personalità di diversa ispirazione, che non hanno né un progetto né una collocazione europea comune. Ma si fermi lì, per favore. Non vada altre, per il suo bene. Che poi, legati come siamo, é anche il bene nostro. Lo scrivo perché non rinuncio mai alle mie idee anche se sono scomode. E forse inopportune.

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