I due decreti
Dopo l’alt di Mattarella al premio di stato per gli avvocati che concludono il rimpatrio più o meno volontario degli emigrati, si votano due decreti quasi in contemporanea. Quello originale che contiene il testo contestato e quello che lo corregge probabilmente eliminando il premio o ampliando la platea dei beneficiari. Sia come sia non si é mai verificato che si voti la fiducia a un decreto che si ritiene subito da modificare. Questo é l’indice della confusione, secondo il mio giudizio, anche di relazioni tra Palazzo Chigi e il Quirinale, in cui si trova il governo. In particolare il riferimento è alla misura che prevede un premio di 615 euro per gli avvocati che riescono a convincere i propri assistiti ad accettare il rimpatrio volontario. L’incentivo metterebbe nelle condizioni l’avvocato la cui presenza relativa all’accompagnamento é già prevista nelle leggi precedenti, a fare pressione sul suo assistito perché accetti una soluzione anche se a lui non fosse gradita. Di per sé il rimpatrio quando si annuncia volontario non é una cattiva soluzione, lo diventa quando un avvocato, guadagnandoci, spinge un emigrato a scegliere una strada che non aveva opzionato. Perché non stanziare una cifra, semmai, che vada direttamente al migrante in caso di rimpatrio? Una sorta di riconoscimento e di buonuscita? Si tratterebbe, parliamo di quello previsto per legge, di rimpatrio gettonato, ma non al migrante a cui non andrebbero soldi, bensì all’avvocato. Questo punto verrà corretto nel decreto che il Cdm presenterà venerdì, domani, dopo l’approvazione del decreto originale che, se non approvato entro venerdì, decadrebbe. Abbiamo già sottolineato che sulla materia della cosiddetta sicurezza sono stati già emanati tre provvedimenti legislativi, che hanno partorito 48 nuovi reati per un corrispettivo di 400 anni di galera. Che questo quarto, emesso dopo i fatti di Rogoredo, presenta altri punti controversi e di dubbia costituzionalità, come il fermo preventivo di 12 ore in occasione di manifestazioni o addirittura il divieto di parteciparvi per 10 anni per chi si é macchiato di reati politici, dopo aver scontato la regolare pena. Sono questione delicate e da prendere con le molle. Il tutto é invece scaduto nella commedia dei due decreti. Uno da votare entro domani se no decade, ma che deve essere domani aggiustato da un nuovo decreto per non essere giudicato incostituzionale. Ho cercato di spiegarlo ai miei quattro amici al bar. Sforzandomi. Mi hanno guardato male e hanno continuato a parlare del portiere che ieri ha parato quattro rigori.







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