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Dopo le dimissioni di Turci, la mia posizione

1 Agosto 2009 747 views No CommentStampa questo articolo Stampa questo articolo

E’ evidente che condivido almeno una parte della lettera di dimissioni di Lanfranco Turci. Ma bisogna che spieghi perchè alle sue dimissioni non fanno seguito le mie. Pia e Luca possono eventualmente illustrare anche la loro posizione, visto che pure loro fanno parte della segreteria nazionale. E questo in rappresentanza della mozione che ci ha visti insieme al congresso dello scorso anno. Già a Montecatini sapevamo che rilanciare un parito senza deputati, e reduce da una disfatta elettorale, era assai complicato. Ci siamo infatti convinti, anch’io che provenivo dal Nuovo Psi, a costruire una strada diversa rispetto a quella identitaria. Cominciammo con le battaglie del Comitato per la democrazia, in particolare contro la legge truffa per le europee, poi tentammo di agganciare i radicali (come sapete io dal maggio dell’anno scorso ho partecipato a più riprese alle varie Chianciano, che però non  hanno dato alcun risultato concreto) e infine andammo alla ricerca di un’alleanza per le elezioni europee e si formò la lista di Sinistra e libertà.  De Michelis contestò la scelta e dentro la segreteria nazionale del Ps Turci, Bobo ed io, ma anche Pia, Luca era forse su una posizione di maggiore apertura e disponibilità, rivendicammo alla lista di Sinistra e libertà un carattere puramente elettorale, contrariamente ad altri che le attribuivano invece un significato politico. Per tradurre: noi pensavamo che fosse assai difficile individuare un programma comune con gente che apparteneva alla sinistra del Pci (mi ricordo che fu proprio Lanfranco a rammentarlo) e al movimento dei verdi i più estremisti o che proveniva da Rifondazione comunista e inneggiava (lo ha fatto anche di recente lo stesso Vendola) a Berlinguer. Capivamo che non c’era per le europee altra scelta per tentare di eleggere qualcuno, e votammo a favore, esprimendo tuttavia le nostre riserve. Adesso effettivamente esiste una contraddizione perchè coloro che erano i più convinti di Sinistra e libertà pare abbiano in mente qualche revisione di linea, e non v’è alcun dubbio, su questo Lanfranco ha ragione, che la votazione avvenuta alla regione Toscana va in questa direzione. Non capisco però perchè proprio noi dovremmo diventare gli alfieri della difesa ad oltranza di Sinistra e libertà. Si pensa che la revisione in atto che, ne sono ben consapevole, non può avvenire nelle segrete stanze del palazzo, ma deve coinvolgere tutto il partito, porti ad una resa al Pd (dopo le dichiarazioni di Veltroni con tanto di citazione di Nencini e a maggior ragione dopo la probabile vittoria di Bersani può essere che qualcosa si muova), ma non capisco perchè proprio noi che abbiamo più di altri auspicato che il Pd si muovesse verso una sponda socialista europea e laica dovremmo dolercene e preferire quel che si definisce ormai “il partito di Vendola” (e non lo dico tanto in relazione alle vicende pugliesi di questi giorni), tanto più in vista di elezioni regionali che al Nord ci vedrebbero ovunque privati di seggi con l’alleanza di Sinistra e libertà (metto un solo punto interrogativo sul Veneto) e basta dare un’occhiata ai dati europei per convincercerne. Orbene, qualcuno potrà dire: e chi se ne frega dei consiglieri regionali. Ecco, su questo mi permetto di non essere d’accordo. Perchè dopo i chissenefrega dei deputati e dei senatori e perfino dei deputati europei siamo arrivati a questo punto. Stimo Lanfraco e penso che tra noi in questi due anni sia nata anche un’amicizia vera e una stima reciproca. Ma devo amichevolmente rimarcare che su questo punto mi trovo francamente in dissenso con lui. E cioè sul fatto di fare di Sinistra e libertà la nostra trincea polemica. Capisco che si tratta innanzitutto di una questione di metodo e cioè del valore della segreteria e della sua capacità di decisione. Ma faccio politica da troppo tempo per non collegare sempre le questioni di metodo a quelle di merito. Con amicizia nei confronti di tutti i carissimi compagni,

Mauro Del Bue

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