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Contro la violenza a Berlusconi e il clima di odio fomentato da Di Pietro: la sinistra sia chiara

13 dicembre 2009 686 views No CommentStampa questo articolo Stampa questo articolo

Un disgraziato (non è la prima volta) lancia un oggetto contundente contro il volto di Berlusconi dopo il suo comizio di Piazza del Duomo. Il giorno prima Di Pietro aveva soffiato sul fuoco, mentre a Milano tornavano i tempi della tensione urbana. Mi chiedo se un personaggio come Di Pietro sia utile o non rappresenti invece un problema per la sinistra italiana. E lo dico anche a Casini che ieri ha fatto un richiamo anche a lui, rinviato subito con sdegno al mittente. La sinistra del progresso, della giustizia, e soprattutto della libertà, è incompatibile con chi ha fatto dell’uso della manette e del conseguente giustizialismo la ragione della sua carriera politica. L’uomo che si vanta di aver distrutto Craxi è colui che quando esiste un conflitto tra politica e magistrati è sempre e comunque da una parte sola: e non da quella dei lavoratori, come sosteneva il vecchio compagno Brodolini, bensì dalla parte dei magistrati anche quando si servono di pentiti dal passato criminoso e dal dubbio presente. Continuo a dire la stessa cosa da un pò: Berlusconi non si batte (per fortuna) col giustizialismo, con la violenza, con la paura. Si può battere solo aggregando i moderati e i berlusconiani che non condividono più le azioni del suo governo. Col fattore K (la conventio ad exludendum) il Pci arrivò a diventare il primo partito politico italiano, col fattore B (l’uomo nero della democrazia, il latitante in potenza, l’eversore) Berlusconi arriverà a governare ancora per molto. D’altronde, se l’alternativa che si pone al popolo italiano dovesse essere tra lui e l’uomo che sfruttò Tangentopoli per fini politici quella non sarebbe neanche una scelta così scellerata. La sinistra rompa con Di Pietro e coi lanciatori di sassi, trepiedi e statuine e si allarghi a Casini e, magari, a Fini: questa è la strada giusta. La strada della sinistra della libertà e della tolleranza, senza trepiedi e statuine.

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