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Ricordare Sergio Moroni

31 Agosto 2010 1.152 views No CommentStampa questo articolo Stampa questo articolo

Quanto mai opportuno questo ricordo di Sergio Moroni del compagno Mario Guidetti. Moroni si suicidò il 2 settembre del 1992, e ricorrre così in questi giorni il diciottesimo anniversario della sua tragica scomparsa. E’ sempre utile rileggere il passato. Ma è doveroso farlo quando persone, vittime della violenta campagna giudiziaria e di stampa, attendono ancora una parola di verità. Ho conosciuto Sergio Moroni, sia come parlamentare (siamo stati insieme alla Camera dal 1987 al 1992), sia come dirigente politico (lui, nel 1989-90, era commissario del Psi lombardo mentre io ero commissario a Pavia). Era un uomo schivo, timido, dolcissimo. Appassionato di politica, profondamente, intimamente socialista. E’ morto per tutelare la sua dignità. Per affermare il suo diritto alla verità. Per rifiutare quella equiparazione che tutti abbiamo sentito come un pugnale piantato nei nostri cuori: socialista uguale a ladro. Adesso sembra passato un secolo. Moroni deve essere, non dico riabilitato, perchè questa liturgia appartiene alla ritualità di altri partiti, ma ricordato per quello che era: un dirigente, un militante socialista, una vittima della violenza di Mani Pulite.

Questo il ricordo di Guidetti: “Correva l’anno 1992, periodo di Mani Pulite, un giustizialismo a “senso unico” colpiva indiscriminatamente solo una parte della classe politica, certamente non immune da errori. Fu un periodo di “inquisizione”, prodromo da un lato della distruzione di partiti politici che hanno comunque assicurato la democrazia nel paese e dall’altro della nascita di movimenti privi di storia ed ideologia e fatto la fortuna politica e materiale del “Torquemada” del tempo. Nulla potrà giustificare quel che è successo in quei mesi: gli arresti, la gogna, il cinismo di quelli che magari sarebbero stati coinvolti qualche giorno dopo, il burocratico distacco di altri, lo spettacolo penoso delle istituzioni allo sbando. Ma soprattutto, le vittime. Certo non i peggiori, qualche volta quelli che avevano più sensibilità e senso della dignità personale. Molti furono poi, anni dopo, prosciolti od assolti da ogni reato. Altri hanno “scelto” l’estremo gesto di abbandonare la vita terrena. Fra questi Sergio Moroni, deputato al Parlamento, socialista. Moroni aveva ricevuto due avvisi di garanzia. “Nell’oscurantismo del tempo” un avviso di garanzia corrispondeva alla condanna civile e politica. Non sopportando il disonore di essere trattato ingiustamente come un criminale, il 2 settembre 1992 si suicidò mandando prima una lettera al Presidente della Camera Giorgio Napolitano. La lettera si concludeva con le parole “quando la parola è flebile, non resta che il gesto”. Fu l’ultimo, unico modo per far sentire la propria voce e per affermare la propria innocenza. Lo ricordo e lo onoro con mestizia”.

Questa l’ultima lettera di Sergio Moroni: “Egregio Signor Presidente, ho deciso di indirizzare a Lei alcune brevi considerazioni prima di lasciare il mio seggio in Parlamento compiendo l’atto conclusivo di porre fine alla mia vita. E’ indubbio che stiamo vivendo mesi che segneranno un cambiamento radicale sul modo di essere nel nostro paese, della sua democrazia, delle istituzioni che ne sono l’espressione. Al centro sta la crisi dei partiti (di tutti i partiti) che devono modificare sostanza e natura del loro ruolo. Eppure non è giusto che ciò avvenga attraverso un processo sommario e violento, per cui la ruota della fortuna assegna a singoli il compito delle “decimazioni” in uso presso alcuni eserciti, e per alcuni versi mi pare di ritrovarvi dei collegamenti. Né mi è estranea la convinzione che forze oscure coltivano disegni che nulla hanno a che fare con il rinnovamento e la “pulizia”. Un grande velo di ipocrisia (condivisa da tutti) ha coperto per lunghi anni i modi di vita dei partiti e i loro sistemi di finanziamento. C’è una cultura tutta italiana nel definire regole e leggi che si sa non potranno essere rispettate, muovendo dalla tacita intesa che insieme si definiranno solidarietà nel costruire le procedure e i comportamenti che violano queste regole. Mi rendo conto che spesso non è facile la distinzione tra quanti hanno accettato di adeguarsi a procedure legalmente scorrette in una logica di partito e quanti invece ne hanno fatto strumento di interessi personali. Rimane comunque la necessità di distinguere, ancora prima sul piano morale che su quello legale. Né mi pare giusto che una vicenda tanto importante e delicata si consumi quotidianamente sulla base di cronache giornalistiche e televisive, a cui è consentito di distruggere immagine e dignità personale di uomini solo riportando dichiarazioni e affermazioni di altri. Mi rendo conto che esiste un diritto d’informazione, ma esistono anche i diritti delle persone e delle loro famiglie. A ciò si aggiunge la propensione allo sciacallaggio di soggetti politici che, ricercando un utile meschino, dimenticano di essere stati per molti versi protagonisti di un sistema rispetto al quale oggi si ergono a censori. Non credo che questo nostro Paese costruirà il futuro che si merita coltivando un clima da “pogrom” nei confronti della classe politica, i cui limiti sono noti, ma che pure ha fatto dell’Italia uno dei Paesi più liberi dove i cittadini hanno potuto non solo esprimere le proprie idee, ma operare per realizzare positivamente le proprie capacità e competenze. Io ho iniziato giovanissimo, a solo 17 anni, la mia militanza politica nel Psi. Ricordo ancora con passione tante battaglie politiche e ideali, ma ho commesso un errore accettando il “sistema”, ritenendo che ricevere contributi e sostegni per il partito si giustificasse in un contesto dove questo era prassi comune, ne mi è mai accaduto di chiedere e tanto meno pretendere. Mai e poi mai ho pattuito tangenti, né ho operato direttamente o indirettamente perché procedure amministrative seguissero percorsi impropri e scorretti, che risultassero in contraddizione. Rifiuto la parola di “ladro” oggi così diffusa. Non lo accetto, nella serena coscienza di non aver mai personalmente approfittato di una lira. Ma quando la parola è flebile, non resta che il gesto. Mi auguro solo che questo possa contribuire a una riflessione più seria e giusta, a scelte e decisioni di una democrazia matura che deve tutelarsi. Mi auguro soprattutto che possa servire a evitare che altri nelle mie stesse condizioni abbiano a patire le sofferenze morali che ho vissuto in queste settimane, a evitare processi sommari (in piazza o in televisione) che trasformano un’informazione di garanzia in una preventiva sentenza di condanna. Con stima. Sergio Moroni

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